Marilyn

My Week with Marilyn

GRAN BRETAGNA - 2011
3/5
Marilyn
Inghilterra, estate 1956. La star americana Marilyn Monroe arriva oltreoceano in luna di miele con il marito, il famoso drammaturgo Arthur Miller. La diva è stata chiamata per recitare in "Il principe e la ballerina" al fianco di Sir Laurence Olivier, leggenda del teatro e del cinema inglese. Quella stessa estate, il 23enne Colin Clark - neolaureato ad Oxford e aspirante regista - mette piede per la prima volta in vita sua in un set cinematografico. Vi rimarrà per sei mesi, ma a restare impressa nella sua memoria sarà una particolare 'magica' settimana passata insieme a Marilyn...
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT/ARRICAM ST, SUPER 35 (3-PERF) STAMPATO A 35 MM /D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: basato sui diari "My Week with Marilyn" e "The Prince, the Showgirl and Me" di Colin Clark
  • Produzione: TRADEMARK FILMS, THE WEINSTEIN COMPANY, BBC FILMS, LIPSYNC PRODUCTIONS, UK FILM COUNCIL
  • Distribuzione: LUCKY RED (2012)
  • Data uscita 1 Giugno 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Nel 1956 Marilyn Monroe raggiunge l'Inghilterra insieme al terzo marito, Arthur Miller, per girare un film con Laurence Olivier (Il principe e la ballerina, in origine Il principe addormentato). Diva sul set e fuori, l'attrice sconvolge i piani di lavorazione ai Pinewood Studios e attira su di sé l'astio di Olivier, alla quarta regia cinematografica dopo i tre adattamenti shakespeariani (Enrico V, Amleto e Riccardo III). E riesce a spezzare il cuore di un giovane (terzo) assistente alla regia, Colin Clark, che dieci anni più tardi pubblicò un libro di memorie sui sei mesi trascorsi sul set (Il principe, la ballerina e io), poi raccontati da un documentario omonimo nel 2004.
My Week with Marilyn (questo il titolo originale) di Simon Curtis è il resoconto cinematografico dell'accaduto, naturalmente attraverso il punto di vista di Clark (interpretato da Eddie Redmayne), all'epoca ventitreenne alla prima esperienza nel mondo del cinema: inutile soffermarsi su quanto Michelle Williams (comunque coraggiosa già solamente per aver accettato la parte) riesca - o meno - a reincarnare il mito della Monroe, quello che conta è sintetizzato in un dialogo tra lo stesso Clark e l'attrice statunitense: "Laurence Olivier è un grande attore che vuole diventare una star, lei è una star che vuole diventare una grande attrice". Ed è proprio questo scarto - la continua insicurezza della diva, l'incapacità di riconoscersi grande perché ad anteporsi alla bravura c'era un magnetismo innato, istintivo, che sullo schermo bruciava a tal punto da nascondere tutti i suoi limiti d'attrice - prima del breve, intenso rapporto umano tra la Monroe e quel "dolce" ragazzo, a dare senso compiuto all'opera di Curtis (regista televisivo d'esperienza, al primo film per il cinema), impreziosita da un cast di prim'ordine: Kenneth Branagh è sir Laurence Olivier, Judi Dench è Dame Sybil Thorndike, Julia Ormond è Vivien Leigh, Dominic Cooper è Milton H. Greene, Toby Jones è l'agente della Monroe.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA VI EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2011).

- GOLDEN GLOBE 2012 A MICHELLE WILLIAMS COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (FILM (COMMEDIA/MUSICAL). LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR FILM (COMMEDIA/MUSICAL) E ATTORE NON PROTAGONISTA (KENNETH BRANAGH).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2012 PER: MIGLIOR ATTORE (KENNETH BRANAGH) E ATTRICE (MICHELLE WILLIAMS) PROTAGONISTI.

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE SIMON CURTIS.

CRITICA

"Oggi primo giugno Marilyn compirebbe 86 anni, i talk show impazzirebbero e chissà che tipo di vecchietta sarebbe. Invece 50 anni fa la morte più misteriosa e chiacchierata della storia del cinema, ex aequo con Dean e Valentino, l'ha bloccata per sempre a 36 anni. E ora un film nel film (onore già toccato a 'Roma città aperta' e prossimamente a 'Psycho') racconta quella trasferta a Londra nel 1956 per girare 'Il principe e la ballerina' con Laurence Olivier, partner e regista. Lei avrebbe avuto un quarto di nobiltà scespiriana, lui avrebbe raggiunto un pubblico pop. In realtà non andò così, ma il piacevolissimo film di Simon Curtis (curriculum teatral-televisivo) non vuole esplorare il cosmo, risolvere enigmi, glossare Freud; si limita a raccontare, leggendo il libro autobiografico di Colin Clark 'La mia settimana con Marilyn' (ed. Mondadori), come un 23enne di buona famiglia, terzo assistente alla regia, divenne il primo assistente sentimentale della diva. (...) Un 'Effetto notte' alla Marilyn, che non si ricorda la battuta come la strepitosa Valentina Cortese nel film di Truffaut: e certo non casuali i riferimenti alla 'Dolce vita' e un consumato rapporto di odio amore tra la bella icona-ocona bionda americana e il supponente Amleto, Enrico V, Riccardo III britannico. Vintage d'epoca perfetto con Julia Ormond che è Vivien Leigh, moglie del mattatore, Rossella di 'Via col vento', Dougray Scott è Arthur Miller, marito intellettuale che la colpirà con 'Dopo la caduta', Dominic Cooper è Milton Greene, l'amico prodigo di pillole, Zoe Wanamaker è Paula Strasberg assistente spirituale e molesta figlia dell'Actors Studio, la diva stagionata è una straordinaria Judi Dench che si vorrebbe fermare sullo schermo e poi invitare a cena. E naturalmente il trio è d'assi: Eddie Redmayne che sconta di persona il debito del cuore, è un Warren Beatty lentigginoso, molto bravo e misurato; Kenneth Branagh fa Olivier senza il tormento della somiglianza ma con l'estasi ironica del caratteraccio; Michelle Williams è un portento, è l'anima e il corpo del racconto che si beve d'un soffio: non solo assomiglia al modello, ma porta negli occhi la malinconia d.o.c., la profonda svagatezza della diva preda dei fan e che vorrà sempre invano qualcos'altro." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 1 giugno 2012)

"Un set travagliato dai contrasti fra il sublime teatrante britannico e la capricciosa diva americana, dove il ventitreenne Colin, in virtù del fatto che i suoi genitori erano amici di Sir Larry, venne assunto in qualità di terzo assistente alla regia. L'autobiografia di Olivier conferma quanto vediamo sullo schermo. (...) Realizzato con garbo dal televisivo Simon Curtis, il biopic soffre di una sceneggiatura che, a dispetto della buona prestazione di Eddie Redmayne, non riesce a fare del protagonista Clark un vero personaggio; mentre il carismatico Olivier - di cui Branagh (che a quel modello si è ispirato fin da inizio carriera) riproduce fantasticamente parlata, modi, espressioni - resta figura marginale. La sorpresa è Michelle Williams, candidata all'Oscar per l'incarnazione: all'inizio pensi che è troppo normale, che non ha nulla di magico, ma sulla durata questa sua Marilyn, fra contraddizioni e ambigua fragilità, si rivela tanto accattivante quanto seduttiva." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 1 giugno 2012)

"Frastornati dai compiaciuti bollettini appena giunti da Cannes (che ci prescrivono solo film disturbanti, iperrealistici, algidi), rischiamo di vergognarci aderendo al richiamo dell'intrattenimento di solida fattura e collaudata capacità di coinvolgimento. In sostanza, non si può sperare di ricevere attestati cinefili né di fare bella figura nei salotti dichiarando d'essersi divertiti e immedesimati grazie a 'Marilyn' ('My Week with Marilyn'), commedia d'inconfondibili prerogative british che mette in scena con un riuscito gioco di raccordi ambientali e psicologici un momento fiabesco della vera fiaba del cinema. Chi apprezzerà l'esordio sul grande schermo dopo tanta tv del regista Simon Curtis, se ne farà una ragione anche perché due nomination per la recitazione all'ultima edizione degli Oscar hanno già tramandato il decisivo jolly del film. In particolare, essendo la trama incentrata su una delle massime icone della nostra epoca, quella attribuita alla protagonista Michelle Williams la dice tutta su come sia stata stravinta una difficile sfida. Inutile tornare, insomma, all'ossessiva tentazione, ricorrente in tutti i tempi e tutte le scene, di far rivivere in qualche modo la Diva per definizione: da 'Marilyn' in poi, sicuramente, diventerà impossibile proporre al pubblico l'ennesimo, catastrofico e patetico scimmiottamento. L'attrice «è», infatti, la Monroe, per come rielabora (in Italia supportata dall'ottimo doppiaggio di Chiara Colizzi) quella disarmante vulnerabilità eroticamente irresistibile che ne illuminò la breve quanto sfolgorante parabola esistenziale e mediatica." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 giugno 2012)

"Nel film dell'esordiente Simon Curtis, Michelle Williams (nominata all'Oscar), pur senza la voluttà di Monroe, è Marylin bianca, fragilissima, luminosa e molto «riuscita» (per il ruolo si erano fatti anche i nomi di Scarlett Johansson, Amy Adams e Kate Hudson), Kenneth Branagh è Olivier, Julia Ormond Vivien Leigh, Judy Dench la grande attrice britannica Sybil Thorndike, mentre la parte di Colin Clark è andata all'inglese Eddie Redmayne ('Savage Grace', 'The Good Shepherd - L'ombra del potere'). A cavallo tra love story, sogno e gossip hollywoodiano, il film di Curtis segue il rapporto esclusivo che si crea poco a poco tra una Marilyn, sola e insicura, in perenne soggezione di fronte al suo regista e a un cast di veterani del teatro, e il giovane segretario, che ha solo pochi anni in meno di lei. Branagh è un Olivier, non più giovane e insicuro anche lui, a tratti iracondo e non poco sadico. La settimana del titolo in inglese racconta i giorni che Marilyn e Clark trascorsero insieme mentre Arthur Miller era in viaggio a Parigi." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 1 giugno 2012)

"Convince (...) il film di Simon Curtis, 'Marilyn', che rievoca fascino e fragilità della Monroe impegnata nel 1956 nelle riprese de 'Il principe e la ballerina', tormentata da un'insicurezza vinta in parte grazie all'amicizia con il giovane Colin Clarke, assistente di Laurence Olivier." (Alessandra De Luca. 'Avvenire', 1 giugno 2012)

"Avrebbe 86 anni. Invece è immortale. Il tempo passa, Marilyn permane. E ogni decennio siamo qua a segnare la data. Carica di emozioni e ricordi freschi, testimoni vivi e omertà senza soluzioni, la celebrazione del primo decennio dalla morte di Marilyn Monroe segnò il tempo come una ferita aperta, ancora sanguinante tra il cinema e la vita. (...) il contenuto del film è, inevitabilmente, la sfida di Michelle Williams(candidata agli Oscar) con lo specchio. (...) Parte svantaggiata nell'imitazione la Williams (una cosa per tutte, è alta 1.63 e pesa 50 chili, mentre la Monroe fu 1.66 per 64 chili), ma chiama nel sangue tutta la sensibilità e l'intelligenza di un'artista per fare da ponte con una plausibile Marilyn, proprio sapendo che ogni copia di Marilyn è implausibile. Non credete ai detrattori del film. Non conta l'identità, ma la similitudine, per un racconto che riesce, in fondo, a toccare la fragilità isterica della Monroe, la dedizione alla vita e il suo contrario, i punti deboli della personalità nel passato e nel presente, la sfiducia artistica e le intemperanze professionali, il plagio subito dalla famiglia Strasberg, il talento fulminante, istintivo, il distruttivo rapporto col marito Arthur Miller e, in generale, l'incredibile attitudine a farsi spostare da ogni calamita." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 1 giugno 2012)

"Non confondetevi. Quello che andrete a vedere (e fatelo) non è un documentario. La Marilyn che appare sullo schermo è la strepitosa Michelle Williams che riesce a restituirci la Venere bionda senza scimmiottarla, nonostante la mediocrità della regia. Tratto da un libro di Colin Clark, che racconta la sua breve storia d'amore con la Monroe durante le riprese de 'Il principe e la ballerina', il film mette a nudo la fragilità di Norma Jeane, schiacciata dal peso, impossibile da rimuovere, di essere un'icona." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 1 giugno 2012)

"Piacerà per tre motivi: Michelle Williams, Kenneth Branagh e le scene di set. La Williams aveva un compito immane. Rifare Marilyn ma senza cadere nella caricatura. La diva a 50 anni dalla morte rimane il personaggio dello spettacolo più imitato, riprodotto e diciamo pure più vilipeso (...). Michelle per la prima volta ne fa un essere umano, una donna piena di bellezza e di paure molto più degna di essere amata della cretina che si strusciava ai Kennedy. Non era facile (imitatrice e imitata non si somigliano troppo, qualche curva aggiunta sa di gommapiuma). Branagh poi è grandioso come non era da almeno tre lustri. Il suo Olivier è inciso con impagabile (e molto voluta) cattiveria. Tanti ringraziamenti anche all'art director. Lo scenario e la vita degli studi Pinewood restituiscono la magia degli anni '50, quando il cinema sembrava fatto in paradiso." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 giugno 2012)

"Sarà un esercizio di memoria collettiva tra libri, tv e cinema ripercorrere la storia di Norma Jean Baker, infanzia travagliata, morte misteriosa, mito del cinema. (...) 'Marilyn' (titolo originale 'My Week with Marilyn'), con la regia di Simon Curtis. Candidato a due premi Oscar, vede sul grande schermo Michelle Williams, in maniera impressionante, rendere la più amata delle dive, al culmine della sua popolarità, bellezza e quindi di conseguenza della sua fragilità. (...) Luminosa, fragile, capricciosa, tenace, desiderosa di essere amata, così la Monroe che rivive nell'interpretazione dello scricciolo Michelle Williams la cui bravura è pari alla lontananza fisica con la diva. Per l'occasione l'attrice, già due volte candidata agli Oscar, è ingrassata, ma nonostante questo le curve di Marilyn sono sullo schermo anche frutto di imbottiture strategiche. Il film è basato sui due diari scritti da Colin Clark, 'The Prince, The Showgirl and Me' e 'My Week with Marilyn', che raccontano le esperienze sul set del film 'Il principe e la ballerina' e dei giorni trascorsi in compagnia di Marilyn. (...) Il cast è pieno di star: Kenneth Branagh fa Olivier, Julia Ormond fa Vivien Leigh, la moglie di Laurence Olivier, gelosissima di Marilyn e poi ci sono Emma Watson, Judie Dench, Dougray Scott che interpreta Miller, mentre il protagonista maschile è l'emergente Eddie Redmayne. E però il pregio del film è proprio che riesce ad illuminare la personalità di Marilyn: il personaggio pubblico che ancheggia mentre cammina e incanta sapendo usare a meraviglia il linguaggio del corpo e quello privato, fragilissimo, malinconico, desideroso di amore." (Alessandra Magliaro, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 1 giugno 2012)

"Dopotutto era una donna fragile. In una settimana di conoscenza, anche intima, il giovane Colin Clark intuisce della Diva quanto il mondo rileverà e rivelerà solo post mortem. Perché l'immortalità dei vulnerabili ha un fascino incontestabile. Ecco l'icona delle icone raccontata nella cine-trasposizione dell'autobiografico romanzo 'La mia settimana con Marilyn' (ed Mondadori) in cui Clark, runner sul set de 'Il principe e la ballerina' di e con Laurence Olivier (istrionico e aderente Kenneth Branagh), cadde suo malgrado nei favori della Monroe, già vittima di se stessa. Simon Curtis, regista britannicamente fedele a quell'evento che segnò l'inchino a Hollywood della terra di sua Maestà, compila un lavoro d'ispirazione mimetica ai fatti narrati scegliendosi a complice la più 'perfetta' delle Marilyn nella bionda interpretazione di Michelle Williams. Della serie Andy Warhol continua ad avere ragione." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 31 maggio 2012)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy