Margherita della notte

Marguerite de la nuit

ITALIA, FRANCIA - 1955
Giorgio, vecchio professore che ha consumato la vita sui libri, incontra una sera Lèon, uno strano tipo di gentiluomo, che lo conduce nel locale notturno da lui gestito. Giorgio è colpito dalla bellezza di una cantante, Margherita: ella impersona, ai suoi occhi, quell'ideale di bellezza femminile ch'egli ha sempre sognato. Lèon, che dispone evidentemente di poteri soprannaturali, fa al vecchio professore una proposta strana e terribile: si tratta, per Giorgio, di vendere l'anima, abbandonandola, dopo la morte, all'eterna dannazione, avendone in cambio, su questa terra, la giovinezza e l'amore di Margherita. Giorgio tenta di tergiversare, ma infine accetta. L'indomani si sveglia giovane; il suo aspetto è piacevole e Margherita contraccambia il suo amore. Ma per avere Margherita tutta per sé, ne uccide l'amante ed è costretto a fuggire, a nascondersi. Margherita lo conduce presso suo fratello, ma Giorgio non ha pace, è tormentato dal rimorso e infine rivela all'amante il patto infame, che ha stipulato con Lèon. Margherita cerca in ogni modo di riscattare l'anima dell'uomo amato, e non trovando nessuno che sia disposto a sostituirlo nell'adempimento degli obblighi assunti, decide di sacrificare la propria anima e firma il patto infernale. L'egoismo di Giorgio, che accetta cinicamente il sacrificio della donna, turba Lèon, che, commosso di fronte al gesto sublime di Margherita, strappa il foglio con la formula dell'infame mercato. Nello stesso istante Margherita muore: la sua anima è salva.
  • Altri titoli:
    Marguerite of the Night
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 mm, EASTMANCOLOR, TECHNICOLOR
  • Tratto da: ROMANZO "FAUST" DI PIERRE MACORLAN
  • Produzione: CINO DEL DUCA, SOCIETE NOUVELLE DES ETABLISSEMENTS (SNEG)

CRITICA

"L'abile sceneggiatura e l'uso sapiente dei mezzi tecnici consentono al film di mantenere sempre un tono stilisticamente elevato; ma l'interesse destato dalla vicenda risulta un po' compromesso dalla discontinuità del racconto, in bilico tra il reale e l'irreale, e dalla non sempre convincente interpretazione del protagonista." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 39, 1956)
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