Mangia una tazza di tè

Eat a Bowl of Tea

USA - 1989
Mangia una tazza di tè
Per lungo tempo le leggi americane hanno vietato agli emigrati cinesi di farsi raggiungere negli Stati Uniti dalle moglie e dalle figlie, che sono perciò rimaste forzatamente in Cina, ma, dopo la Il guerra mondiale, tali divieti sono caduti. Perciò, nel 1949, due anziani amici, Wah Gay e Lee Gong, che per venti anni hanno vissuto come scapoli a Chinatown (New York), combinano fra loro il matrimonio dei propri figli, e Ben Loy, figlio di Wah Gay e valoroso reduce dalla guerra, viene mandato dal padre in Cina per conoscere Mei Oi, figlia di Lee Gong. Le due madri fanno incontrare i giovani, che, subito innamorati, si sposano felici e raggiungono poi New York. Mentre i nonni cominciano ad insistere in modo ossessivo per avere al più presto un nipotino, Ben Loy, esausto per il faticoso lavoro come direttore d'un ristorante (che gli lascia pochissimo tempo da dedicare alla moglie), e per quanto ansioso di accontentare il proprio padre, si trova davanti a seri problemi e arriva presto all'impotenza, con grande delusione della sposa. A nulla vale una visita medica, i giovani coniugi litigano, e Mei Oi diventa l'amante di un mellifluo parente, Ah Song, e rimane incinta: Chinatown è subito piena di pettegolezzi sulla sua gravidanza. Scoperta la verità, Wah Gay decide di vendicare l'onore della famiglia, perciò aggredisce Ah Song e gli taglia un orecchio con un coltellaccio, quindi fugge lontano. Travolta dallo scandalo, Mei Oi sta per partire sola da Chinatown, ma Ben Loy, che l'ama ancora, va a vivere con lei a San Francisco, e accetta come proprio il bambino che sta per nascere. Trovato un buon lavoro alla radio, il giovane risolve i suoi problemi con l'aiuto di un afrodisiaco, che la moglie gli fa prendere (il tè cui si riferisce il titolo), cosicchè presto Mei Oi è in attesa di un figlio del marito. La famiglia vive ora felice, e il nonno Wah Gay, finalmente soddisfatto, gioca col primo nato.
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, SENTIMENTALE
  • Specifiche tecniche: NORMALE
  • Tratto da: Romanzo omonimo di Louis Chu
  • Produzione: TOM STERNBERG
  • Distribuzione: BIM DISTRIBUZIONE (1990) - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO (EFFETTO CINEMA)

CRITICA

"Il film, tratto da un romanzo di Louis Chu edito nel '61, è uno slalom riuscito tra due generazioni e un utile quaderno di appunti sull'immigrazione che non fa mai la voce grossa ma si riserva l'onore e il piacere di osservare il privato per farci gustare il sapore della saga di famiglia di stampo hollywoodiano. Gli attori corrispondono perfettamente alla nostra fantasia e coprono le caselle dell'entusiasmo, della maturità, della delusione, della vecchiaia, del rimpianto, della bellezza e della tradizione. E tra una tazza di tè e l'altra, citazioni musicali ('How High is the Moon'), cinematografiche ('La signora di Shangai' e 'Orizzonte perduto') e le tenerezze di due promessi sposi che comprano e rivendono la loro felicità." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 1 Febbraio 1990)

"Conta il modo con cui, adattando un romanzo di Louis Chou, Wang e la sceneggiatrice Judith Rascoe hanno dato una struttura a mosaico alla narrazione, scomponendone l'azione in sequenze brevi e brevissime (ammirevoli quelle girate a Hong Kong): in una durata di 105 minuti se ne contano almeno un'ottantina. Conta la pastosa tavolozza cromatica della fotografia di Amir Mokri che, specialmente nella prima parte, punta su una dominante giallo-arancione con forti chiaroscuri. È la fotografia di qualcuno che ha bene assimilato, specialmente negli interni, la lezione atmosferica di Storaro nei film di Bertolucci. È riuscito a rendere cinese persino una veduta del Golden Gate di San Francisco. Assai funzionale, nella sua discrezione, la colonna musicale di Mark Adler, autore anche della suggestiva canzone 'Spring in New York'. (I film citati? Sono 'Orizzonte perduto' di Capra e 'La signora di Shangai' di Welles)." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 17 Gennaio 1990)

"La simpatia del regista per i suoi personaggi, il brio comico, le notazioni di costume s'arricchiscono di un'evocazione dei tardi Anni Quaranta non melensa, realizzata pure attraverso citazioni di film: il primo bacio viene scambiato al cinema con l'avventato esotismo tibetano di 'Orizzonte perduto' di Frank Capra, l'ultima scena è al cinema con 'La signora di Shanghai' di Orson Welles." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 22 Gennaio 1990)
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