Mamma o papà?

ITALIA - 2017
Dopo quindici anni di matrimonio, Valeria e Nicola hanno deciso di divorziare in maniera civile. Sono d'accordo su tutto, alimenti, case, affidamento congiunto dei figli. Proprio quando si sono decisi a dare la notizia ai loro tre ragazzi, capita a entrambi l'opportunità di partire all'estero per l'occasione lavorativa della vita. Valeria, da brava compagna e amica, è subito pronta a farsi indietro, ma quando scopre che Nicola ha una tresca con un'infermiera giovane e carina, non è più disposta a sacrificarsi, anzi, accetta al volo il suo nuovo incarico. A chi andrà la custodia dei figli nei sette mesi durante i quali entrambi i genitori hanno deciso di accettare le rispettive proposte di lavoro all'estero? Se i due non sono in grado di stabilirlo, saranno i bambini a scegliere se stare con mamma o con papà! La guerra tra Nicola e Valeria è dichiarata e la posta in gioco è esattamente opposta a quella delle normali famiglie in fase di divorzio: lottare per non ottenere l'affidamento dei figli e fare di tutto perché questi scelgano l'altro genitore...

CAST

NOTE

- REMAKE DEL FILM "PAPA OU MAMAN" (2015) DI MARTIN BOURBOULON.

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON CRÉDIT AGRICOLE VITA SPA AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT.

CRITICA

"(...) idea divertente poi però tutto prende una chiave che va oltre la commedia per entrare in un autentico delirio. Il tono è così esasperato che non si sorride più, i personaggi sembrano drogati di sceneggiatura, tanto sono gratuiti i loro atteggiamenti e le situazioni, così la commedia arranca, nonostante due mostri sacri dell'interpretazione come Antonio Albanese e Paola Cortellesi pe rla regia di Riccardo Milani che ha (ri)scritto la sceneggiatura con la consorte Cortellesi e Giulia Calenda. Perché si tratta dell'adattamento trevigiano di 'Papa ou maman', successo francese, mai visto da noi." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 9 febbraio 2017)

"La parte migliore di 'Mamma o papà?' è nel soggetto: simpatico, accattivante, originale. Peccato che 'originale' non sia essendo ispirato a una pellicola francese del 2015 dal titolo omonimo. Ciò che resta del nuovo film di Milani è una modesta commedia le cui potenzialità di (auspicabile) feroce comicità restano nelle intenzioni. Peccato." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 9 febbraio 2017)

"Ancora una volta un cinema italiano a corto di idee si rivolge alla commedia boulevardier parigina (...). Nella versione italiana i toni sono molto mitigati (...).Qui (...) sembra che l'unico scopo sia di imbastire stanche gag a misura di due bravi attori che giocano a strizzare l'occhio al pubblico, mostrandosi accattivanti laddove i loro personaggi sono nocivi e irresponsabili." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 16 febbraio 2017)

"(...) tutto assai 'scritto'. Nel bene e nel male: ai due mattatori, brillanti e affiatati, fornisce il canovaccio adatto a fare umorismo sull'egocentrismo, allo spettatore invece lascia un vuoto di verità in diversi passaggi (per i ragazzi la Svezia non è l'Africa, l'eccesso di conflitto per fare 'Guerra dei Roses', la seduta dal giudice). Il morbo è sempre lo stesso, per chi scrive e per chi gira (Milani ha alle spalle cose egregie e troppa tv): critica sociale assolutoria. Alberto Sordi docet. Cortellesi e Albanese al seguito." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 16 febbraio 2017)

"Piacerà nonostante le poco incoraggianti premesse. Il film di Milani più che il remake è il ricalco spesso pedissequo di una commedia francese che da noi ha circolato solo su Google. Bene, sarà pedissequo, ma chi ha visto anche il precedente, rileverà con sorpresa che la versione nostrana ha più zenzero. Forse perché la scorrettezza politica che in Francia è norma, da noi risulta piacevole novità." (Giorgio Carbone, 'Libero', 16 febbraio 2017)

"Semidivertente commedia, sfacciatamente donata da un film francese. (...) I bravi Albanese e Cortellesi parlano troppo tra scene prevedibili e personaggi superflui, facendo leva su un paradosso: nessuno dei due vuole i figli in custodia. E chi mai li vorrebbe, maleducati e antipatici come sono?" (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 16 febbraio 2017)
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