Malarazza - Una storia di periferia

ITALIA - 2017
2,5/5
Malarazza - Una storia di periferia
La giovane Rosaria è sposata a Tommasino Malarazza, boss decaduto del quartiere in cui vivono, Librino. Costretta a sposarsi perché rimasta incinta, la donna è sfruttata e maltrattata dal marito. Può sempre contare sull'aiuto di Franco, suo fratello, un uomo di grande cultura costretto a vivere in condizioni da esiliato perché transessuale. La morte di Tommasino sembra dare una svolta alla vita di tutti, soprattutto a quella di Antonino, il figlio che Rosaria vuole salvare dalla vita di strada. Ma la libertà non è così facile da ottenere.
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: MOVIESIDE CINEMATOGRAFICA, XENON PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE, IN COLLABORAZIONE CON STUDI CINEMATOGRAFICI SICILIANI
  • Distribuzione: MARIPOSA CINEMATOGRAFICA
  • Vietato 14
  • Data uscita 9 Novembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia Lucchini

Librino. Nella periferia di Catania vive una nota famiglia mafiosa: i Malarazza. Il capofamiglia Tommasino (David Coco) per il quale “u rispetto è la prima cosa” ora è un boss in declino. Insomma se un tempo il nome di Malarazza faceva tremare chi lo pronunciava, oggi non è più così. Secondo lui “le femmine sono dure di comprendonio” e infatti maltratta e umilia di continuo sua moglie Rosaria (Stella Egitto). Da lei ha avuto un figlio, Antonino (Antonino Frasca Spada). La donna sogna per il ragazzo un futuro diverso da quello del padre e lontano dalla vita di strada che offre il quartiere, ma può contare solo sull’aiuto di suo fratello Franco (Paolo Briguglia), emarginato perché trans e residente a San Berillo. Il giovane però comincia a frequentare il giro di spaccio gestito dai coetanei del quartiere che prendono ordini dal boss emergente Pietro detto U porcu (Cosimo Coltraro).

E’ questa la storia dell’opera seconda di Giovanni Virgilio. Un film che mette al centro la periferia e le persone che ci abitano per le quali sembra non esserci alcuna speranza per un riscatto sociale. Nei disagiati sobborghi di Librino e nei quartieri degradati del centro a San Berillo Rosaria e suo figlio diventano così metafore di tutte quelle vite che abitano i quartieri periferici completamente dimenticati dal nostro paese e dallo Stato. Un’umanità disperata per cui è impossibile una rinascita. Non c’è scampo per questi personaggi così fragili.

 

L’unica possibile salvezza potrebbe essere la fuga (in questo caso verso Genova). Sebbene a tratti risulti più televisivo che cinematografico (tanto che lo stesso regista vorrebbe fare una serie tv sui Malarazza), il film ha il merito di denunciare duramente una realtà dove se vuoi sopravvivere ti devi per forza sporcare le mani. E non glorifica la mitologia del crimine e non eleva i boss mafiosi ad eroi (cosa non di poco conto).

Nel film anche la musica, realizzata dal compositore Giuliano Fondacaro, gioca un ruolo molto importante: dal rap alla bossanova fino al neomelodico, che è il genere più ascoltato nelle periferie di Catania. Nella colonna sonora anche un brano, intitolato O pensamento de voce, di Arisa che canta per la prima volta in portoghese.

NOTE

- CANDIDATO AL DAVID DONATELLO 2018 PER: MIGLIORE AUTORE DELLA FOTOGRAFIA.

CRITICA

"Si capisce che il film è animato dalle migliori intenzioni soprattutto nel rappresentare la trasformazione delle città: in questo caso Catania tra le periferie del disagio (Librino) e l'antico centro storico (San Berillo) attraversato dal contrasto tra bellezze monumentali e degrado. Ma è debole la storia della famiglia mafiosa in declino (...). Pur mettendo in campo elementi che meglio sviluppati avrebbero creato originalità, il film finisce triturato nella routine di un genere, quello malavitoso-mafioso, che (purtroppo) così tanto rappresenta il nostro cinema." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 9 novembre 2017)

"Come in una tragedia classica, non c'è modo di sfuggire al proprio destino. Un destino assegnato dalla nascita, ma soprattutto dal luogo in cui si è nati: la periferia, o il centro urbano degradato. (...) i Malarazza, come i Malavoglia di Verga che Virgilio omaggia anche nell'affresco sociale delle periferie siciliane - anche se la denuncia prende a momenti il sopravvento sulla storia e i personaggi - non sono aiutati dalla provvidenza, né dalle istituzioni che non sembrano esistere in quei luoghi che 'Malarazza' ci mostra nel buio della notte o sotto un cielo livido - che anche in riva al mare avvolge nell'oscurità i suoi protagonisti." (Giovanna Branca, 'Il Manifesto', 9 novembre 2017)

"Un film aspro, con un paio di scene di esasperato squallore, nei bassifondi senza speranza di una città forse inconsapevole." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 9 novembre 2017)

"Difficile estrarre originalità da una realtà che film e serie tv hanno promosso a immaginario pop, saturo di modelli chiusi, ma con l'aiuto di un cast fedele all'impegno (ok il Malarazza fetido di Coco, meno il trans di Briguglia) l'autore cerca uno spaccato d'Italia profonda, insabbiata dalla politica, recuperata una tantum dall'informazione. Finale boomerang, fuori posto." ('Nazione-Carlino-Giorno', 9 novembre 2017)
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