Malala

He Named Me Malala

4/5
Il Premio Oscar David Guggenheim ci racconta (bene) chi è la bambina Premio Nobel per la Pace che vuole cambiare il mondo

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USA 2015
La vicenda di Malala Yousafzai ha commosso il mondo intero. Aveva appena 15 anni quando nel 2012 fu vittima dei talebani della Valle dello Swat che le spararono tre colpi di pistola alla testa mentre tornava a casa da scuola. La sua colpa: aver manifestato pubblicamente fin da piccola il suo desiderio di leggere e studiare. Dopo l'attentato che l'ha ridotta in fin di vita e che l'ha costretta a lunghi mesi di cure e riabilitazione, Malala ha dato vita a un'organizzazione no profit, la Malala Fund, con la quale raccoglie fondi dedicati a progetti educativi in tutto il mondo. Oggi risiede a Birmingam insieme alla sua famiglia. Il suo impegno in difesa della cultura e dell'educazione delle donne ne ha fatto, nel 2014, la più giovane vincitrice di sempre del Premio Nobel per la pace. Il documentario è un ritratto molto intimo della ragazza, del suo rapporto con il papà, attivista e sostenitore del diritto allo studio delle donne in Pakistan, della sua nuova vita in Inghilterra e del suo legame ancora forte con la terra d'origine.
SCHEDA FILM

Regia: Davis Guggenheim

Attori: Malala Yousafzai - Se stessa, Ziauddin Yousafzai - Se stesso, Toor Pekai Yousafzai - Se stesso, Khushal Yousafzai - Se stessa, Atal Yousafzai - Se stesso

Soggetto: Malala Yousafzai - libro, Christina Lamb - libro

Fotografia: Erich Roland

Musiche: Thomas Newman

Montaggio: Greg Finton, Brian Johnson (II), Brad Fuller

Scenografia: Alexander Fuller

Costumi: Yasmine Abraham

Durata: 87

Colore: C

Genere: DOCUMENTARIO

Tratto da: ispirato al libro "Io sono Malala" di Malala Yousafzai e Christina Lamb (ed. Garzanti)

Produzione: WALTER PARKES, LAURIE MACDONALD, DAVIS GUGGENHEIM PER IMAGE NATION CAYMAN HOLDINGS, PARTICIPANT MEDIA, TWENTIETH CENTURYFOX FILM CORPORATION

Distribuzione: TWENTIETH CENTURY FOX ITALY

Data uscita: 2015-11-05

TRAILER
CRITICA
"Un ritratto così accurato da disegnare, dietro il volto sereno della protagonista, i contorni di un mondo in guerra. Invece il regista, pur alternando linguaggi a prima vista opposti come animazione e documentario, smussa tutti gli angoli ed evita le zone meno illuminate per cercare i toni più edificanti. Una favola terribile, ma pur sempre una favola. Per carità, nessun dubbio sul valore incredibile di Malala e del suo lavoro. Ma una storia così eccezionale richiedeva un approccio meno convenzionale." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 novembre 2015)

"Anche se il suo nome, Malala, ha origini nella leggenda - quella di Malalai di Maiwand, guerriera e poetessa pashtun del XIX secolo che fu uccisa per aver parlato liberamente -, la sua vita non è affatto una fiaba. (...) Il film 'Malala' (...) diretto dal celebre documentarista Davis Guggenheim, è il ritratto intimo di questa ragazzina pachistana vissuta nel distretto di Swat e che, per la follia del regime talebano di cui è stata bersaglio e vittima, è divenuta un simbolo di giustizia e libertà. (...) Il film cerca di riportare questo personaggio, sottoposto a una fortissima pressione mediatica, alla sua dimensione umana e familiare, dominata dalla premurosa presenza del padre Ziauddin (...). Il film, che è soprattutto la voce di Malala, i suoi ricordi - che prendono forma con l'aiuto di una delicata animazione -, le sue confessioni e aspirazioni, è costruito attorno ad una giornata quotidiana: il rapporto piuttosto turbolento con i due fratellini, i compiti con le amiche, i voti a scuola, guardare i 'Minions' sul tablet, pensare a quando incontrerà il primo ragazzo e se ne innamorerà. (...) Gugghenheim capovolge la prospettiva della distruzione credendo nella capacità del suo film di costruire (...)." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 5 novembre 2015)

"Diretto dal premio Oscar Davis Guggenheim, questo film documentario racconta proprio quello che è sfuggito ai media: Malala non è una giustiziera solitaria. La sua è, prima di tutto, una storia d'amore: familiare, amicale, sociale. Malala esprime infatti un mondo, di coraggio e ideali, che ha respirato fin da bambina, in casa e tra gli amici. La sua battaglia ha radici profonde, plasmate dall'educazione ricevuta dai genitori." (Francesca D'Angelo, 'Libero', 5 novembre 2015)