Madre!

Mother!

USA - 2017
2/5
Madre!
La tranquilla e idilliaca esistenza di una coppia viene improvvisamente sconvolta dall'intrusione inattesa di un uomo e una donna che si presentano alla porta della loro casa...
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX 416 PLUS, 16 MM, (4K)/SUPER 16, 35 MM/D-CINEMA
  • Produzione: SCOTT FRANKLIN, ARI HANDEL, DARREN ARONOFSKY PER PROTOZOA PICTURES
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA
  • Vietato 14
  • Data uscita 28 Settembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane

Chi bussa alla porta di quella casa nel bosco? Uomini rispettabili (all’apparenza), donne attraenti, assassini, folli e chi più ne ha più ne metta. Non c’è pace per la bella coppia di sposini che vive in mezzo alla natura, lontano dal frastuono delle metropoli e dal caos contemporaneo. Lei, la bellissima Jennifer Lawrence, supporta l’ombroso marito Javier Bardem in ogni sua decisione. L’amore è letteralmente sacrificio tra quelle mura poco rassicuranti, che sembrano godere di vita propria: la stufa si accende da sola, le pareti pulsano e, qualche volta, respirano.

mother! vorrebbe essere il Rosemary’s Baby del 2017, ma mette troppa carne al fuoco e non riesce ad avvicinarsi al capolavoro di Polanski. L’horror del 1968 attaccava il capitalismo, la borghesia e si interrogava sulle contraddizioni dei benpensanti. Era una parabola amara sulla speranza perduta, sull’oscurità dell’esistenza, che trovava la sua luce nel Demonio. E il finale da antologia divide ancora oggi sull’inquietante contenuto di quella culla.

Il regista Darren Aronofsky cerca di girare un film politico/religioso, lasciando l’orrore alla porta. Abbraccia tutti i drammi della pazzia moderna. I genocidi, la repressione, l’incapacità di comunicare, i desaparecidos: è una sfilata grottesca che non ha fine. E poi le tensioni religiose, il terrorismo sullo sfondo e l’eterna lotta tra il diavolo e l’acqua santa, senza dimenticare il cannibalismo e le messe nere. Intanto i rumori assordanti si moltiplicano, e le parole diventano urla, strepiti, e sfociano nella violenza sregolata.

La tensione delle prime sequenze cede il passo all’impossibile e al manierismo, a quella voglia di stupire con ogni singolo fotogramma. Servirebbe un po’ di umiltà in mother!, con qualche riflessione in meno. La sincerità di The Wrestler si è smarrita sull’arca di Noah, mentre un selvaggio Russell Crowe combatteva l’invasore sotto il Diluvio universale. Il talento di Aronofsky è indubbio, Requiem for a Dream e Il cigno nero non hanno bisogno di presentazioni. Sul grande schermo scorrevano le tragedie della tossicodipendenza, la mercificazione del corpo, e la straordinaria Natalie Portman incarnava l’essenza dell’ambiguità, dell’eterno contrasto tra le ossessioni e un triste presente.

Darren Aronofsky

Aronofsky si innamora dei suoi protagonisti. Inchioda la macchina da presa sul volto dell’innocente Jennifer Lawrence (ora anche sua compagna di vita) e crea inquadrature lunghe, quasi claustrofobiche, lontane dal montaggio serrato di Pi greco – Il teorema del delirio. La segue ovunque, costruisce la storia sulla sua espressione da eterna bambina e, all’inizio, sembra quasi funzionare. Poi il carosello di ospiti rovina l’atmosfera, e talvolta si ride invece di saltare sulla sedia. Lei scopre di essere gravida già al mattino, mentre i primi raggi di sole entrano dalla finestra. Intuito femminile, dirà qualcuno, ma dopo poche ore dall’unione neanche un test di gravidanza potrebbe determinarlo. Lo scandalo è rimandato, l’artificio è servito.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 74. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2017).

CRITICA

"Atteso ma assai controverso, l'horror psicologico 'mother!'di Darren Aronofskyè un film pienamente 'aronofskiano'. (...) Sorta di terapia di coppia alla rovescia, un film radicalmente metaforico, in cui i fatti si tingono gradualmente di allucinazione." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 28 settembre 2017)

"Il punto di vista di Aronofsky somiglia non tanto ai moderni difensori della natura, quanto piuttosto a quegli intellettuali russi che, nostalgici del modo di vita arcadico dell'ancien regime, si scagliano contro i materialismi frutto della rivoluzione dei Lumi. Lo sguardo che questo autore porta con sé è in effetti reazionario. Salta agli occhi nella sua rappresentazione del popolo: una massa formicolante di straccioni senza morale, sempre pronti a saccheggiare e a violentare ogni cosa. Una visione tipicamente ottocentesca delle «classi pericolose». Ora, non si può dire che un autore, perché reazionario, non valga la pena di essere letto o visto. D'altro canto, non basta sfarfallonare con la spiritualità per mettersi al livello di Dostoevski o di Sokurov. Il caso di Aronofsky è tutt'altro che semplice. Il suo 'The Wrestler' (2008) è un grande film. E anche 'Il cigno nero', pure con alcune cadute di stile, toccava qualcosa di vero. E nel vero c'era anche del bello: il migliore Aronofsky è quello che su ogni superfice, e in specie sul corpo umano, immagina una pagina o una tavolozza. «Mother!» Non fa totalmente eccezione. Ma il film nel suo complesso è a tal punto farcito di sbruffonate da diventare indigesto. Bisogna inoltre amare un sottogenere del teatro filmato che è il dramma psicologico. Spesso infarcito di attori hollywoodiani in fine carriera (qui ce n'è tutta una panoplia), permette a questi di esercitarsi a esasperare lo spettatore con l'esercizio fine a se stesso di scene ora imbarazzanti, ora fastidiose, ora semplicemente insopportabili." (Eugenio Renzi, 'Il Manifesto', 28 settembre 2017)

"Una passione così travolgente da riuscire a offuscare uno degli autori più brillanti della cinematografia internazionale. È successo sul set di 'Madre!', dove l'attrazione tra il regista del 'Cigno nero' Darren Aronofsky e l'eroina di 'The Hunger Games' Jennifer Lawrence è esplosa in tutta la sua potenza. A farne le spese il film (...), ma soprattutto la protagonista, di norma molto apprezzata per le sue intense performance, qui, per la prima volta, insipida e fuori parte (...). II punto, sibila qualcuno, è che a confondersi adesso è lui. (...) La fine del film, con il suo crescendo sanguinoso e grottesco, suona come una liberazione. Per Lawrence e, soprattutto, per il pubblico. Si spera che, superata l'iniziale effervescenza, la coppia riesca a dare di più. Perché il pericolo è che, addizionandosi, due talenti diano somma zero." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 28 settembre 2017)

"Metti una donna devota (Lawrence) e un poeta (Bardem) spoetato, shakera con 'Rosemary's Baby' e 'L'angelo sterminatore', aggiungi che il regista quando stecca, da 'The Fountain' a 'Noah', floppa di brutto. Ecco 'mother!', già accolto a mezz'asta alla Mostra di Venezia, sbertucciato dalla critica planetaria, insignito di una F (si parte dalla A) dall'americano CinemaScore.com, che analizza la reazioni del pubblico. Conseguenti le ricadute sul box-office (...). Perché? È una boiata pazzesca: più presuntuoso che ambizioso, più circense che disturbante, vorrebbe riflettere su creatività ed egoismo, arte e vita, ma calpesta verità, verosimiglianza e credulità insieme." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 28 settembre 2017)

"Un'opera 'normalmente' provocatoria (come facevano Buñuel o Ferreri) la cui eccentricità risiede nel partire dal reale (una coppia-lui artista, lei musa- riceve strane visite nella villa nel bosco) per poi galoppare verso l'allegorico più spinto. Fortunatamente esistono ancora pellicole così stimolanti." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 28 settembre 2017)

"Una mitragliata di metafore, una più assurda e deviante dell'altra. Con la ridda dei simbolismi il regista dà la licenza di uccidere alla sua parte peggiore e soffoca quella migliore. Che nel caso delle sue opere più riuscite ('Cigno nero', 'Wrestler') era la bravura (indubbia) di trascinare lo spettatore all'identificazione coi protagonisti. Qui a chi importa che Bardem recuperi o non recuperi l'ispirazione? Forse al solo Aronofsky che l'ispirazione certamente l'ha perduta quando ha partorito 'Madre!' Speriamo non definitivamente." (Giorgio Carbone, 'Libero', 28 settembre 2017)
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