Machan - La vera storia di una falsa squadra

Machan

ITALIA, GERMANIA, SRI LANKA - 2008
Machan - La vera storia di una falsa squadra
Un gruppo di abitanti di uno slum di Colombo, in Sri Lanka, vedono come una grande opportunità di cambiare il loro triste destino di diseredati, un invito a partecipare ad un torneo di pallamano che si terrà in Baviera. Per loro è un biglietto di sola andata per l'Occidente che rappresenta la risposta a tutte le loro preghiere.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DIGITALE, SUPER 16 STAMPATO A 35 MM (1:1.85)
  • Tratto da: ispirato a una storia vera
  • Produzione: UBERTO PASOLINI, PRASANNA VITHANAGE, CONCHITA AIROLDI, HENNING MOLFENTER E MIRJAM WEBER PER REDWAVE FILMS, STUDIOURANIA, BABELSBERG FILM, SHAKTHI FILMS, RAI CINEMA
  • Distribuzione: MIKADO - DOLMEN HOME VIDEO
  • Data uscita 12 Settembre 2008

RECENSIONE

di Silvio Grasselli
Ispirato dalla vera storia d'una bizzarra impresa narrata dalle recenti cronache tedesche, l'italo-inglese Uberto Pasolini scrive e dirige Machan, storia di Manoj e Stanley, due giovani cittadini dello Sri Lanka persi nella rincorsa al sogno d'emigrare in Germania. La burocrazia teutonica sembra averla vinta, ma i due oppongono la più incredibile delle invenzioni: ottenere un invito in Baviera spacciandosi per l'inesistente nazionale di pallamano. Il piano miracolosamente riesce e dopo mille peripezie la "squadra", che nel frattempo si è raccolta attorno al duo, scompare disperdendosi in giro per l'Europa.
Machan parte lentissimo, raggiungendo faticosamente l'approdo agli snodi narrativi che consentono al regista di amplificare al massimo i toni della commedia. La sceneggiatura pasticcia nell'amalgamare ritratto sociale, sguardo malinconico e ironia, riuscendo di più nell'ordire sapide gag e meno nel dare un taglio forte, un corpo omogeneo. Pasolini non riesce a nascondere l'inesperienza che sta dietro una narrazione dal ritmo discontinuo, pronta a trovare l'effetto - non sempre con la stessa efficacia - ma incapace di costruire un discorso. Dall'intollerabile didattismo delle prime inquadrature il film, col procedere del racconto, cresce, ma il finale, chiuso dal più trito dei clichè visivi, resta inerte, spoglio e pallido. Inutile sottolineare le affinità con gli "squattrinati organizzati" che in Full Monty trovavano il riscatto economico e sociale grazie alla propria temeraria inventiva, qui però il tema è ben più complesso. E l'occasione cronachistica - se è lecito rilevarlo - ancora più rilevante; ma Pasolini sembra non saperene approfittare.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEI PROGRAMMI EURIMAGES E MEDIA DELL'UNIONE EUROPEA.

- PRESENTATO ALLA 5. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI - VENICE DAYS', VENEZIA 2008.

CRITICA

"Ci sono soggetti che è meglio trattare con leggerezza, non con la lacrima. Pasolini ce l'ha fatta. Il film è pieno di sottili osservazioni su piccoli fattori umani, ha uno sguardo tenero, pudico, complice, su un'umanità disperata e coraggiosa al punto di abbandonare luoghi, affetti. L'autore mescola con abilità e umorismo, dirigendo attori improvvisati, il neorealismo sociale con la commedia, un classico gruppo perdente da Monicelli, dai 'Soliti ignoti a Brancaleone', ma anche 'Fuga per la vittoria' dove giocando a calcio si scappava dai nazi. Un film che parla di oggi e nasconde un dramma vero sotto il professionismo: una doppia lettura che lo rende intelligente e commestibile, per critici e platea". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 agosto 2008)

"Pasolini è furbo e pesca anche da 'Fuga per la vittoria' (una volta in campo il demone dello sport ti costringe a fare sul serio pur se hai altre priorità) ma è anche dannatamente bravo. Le facce sono bellissime, il ritmo perfetto e alcuni personaggi indimenticabili. Il monologo del laconico becchino cingalese che ha seppellito tutte le persone che amava fa piangere. Lui è il primo che entra in campo con dignità per giocare le partite. Quando lo vediamo andarsene via per l'Europa seguendo i binari di un treno vorremmo andare con lui. E questa non è formula. Questo è cinema". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 30 agosto 2008)

"Un esordio speciale quello di Uberto Pasolini che ha ritrovato come regista tutta la leggerezza che aveva portato al successo i film da produttore, 'Full Monty', 'I vestiti dell'imperatore'". (Maria Pia Fusco, 'la Repubblica', 30 agosto 2008)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy