Ma Ma - Tutto andrà bene

Ma Ma

SPAGNA, FRANCIA - 2015
2/5
Ma Ma - Tutto andrà bene
Magda è un'insegnante che ha da poco perso il lavoro e a cui viene diagnosticato per ben due volte un cancro al seno. La prima volta il cancro è curabile, la seconda il verdetto non lascia scampo: il cancro è tornato e non è più curabile. La vicenda si svolge nella crisi economica e nell'anno in cui la Spagna è Campione d'Europa. Magda decide di affrontare la sua situazione con più leggerezza possibile, traendo la propria forza dai suoi affetti più cari: il figlio di 10 anni che è considerato una promessa del calcio, un ginecologo che ama cantare e un uomo - che ha perso da poco la moglie e la figlia - che entra improvvisamente a fare parte della vita della donna. Magda crede fermamente nella filosofia del "qui e ora", non ha importanza cosa potrebbe trovare ad attenderla in un aldilà, Magda è decisa a vivere la sua vita con tutta la gioia possibile, e questo suo atteggiamento finisce per contagiare anche chi le sta vicino. Magda decide di sfidare apertamente il suo destino quando scopre di essere incinta nonostante le restino pochi mesi di vita da vivere.
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: PENÉLOPE CRUZ, JULIO MEDEM, ÁLVARO LONGORIA PER MORENA FILMS, MAMA PELÍCULAS AIE, MARE NOSTRUM
  • Distribuzione: I WONDER PICTURES (2016)
  • Data uscita 16 Giugno 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandro De Simone

Strano regista Julio Medem. Nel 1998 si presentò nei festival di tutto il mondo con l’apprezzato Gli amanti del circolo polare, melò degno del genere, facendo sperare anche meglio per il futuro. Lucia y el sexo tradì le attese, opera discontinua e confusa, che ebbe come unico merito far conoscere la bellezza e il talento di Paz Vega. Penelope Cruz offre oggi a Medem una nuova possibilità,  raccontando la storia di Magda, moglie e madre colpita da un cancro al seno che lotta per mantenere intatta femminilità e dignità. Veicolo confezionato quasi esclusivamente per supportare l’intensa interpretazione della diva iberica, Ma ma non va molto oltre, colpendo al cuore lo spettatore ricordando che “finché c’è vita c’è speranza”. Vero, così come reale è la passione che la Cruz infonde nel trasmettere il messaggio a quelle donne che hanno lottato e lottano contro la malattia. Purtroppo, cinematograficamente il film soffre per scrittura e regia, lasciando anche spiazzati per alcune scelte narrative potenzialmente ammirevoli, vedi l’importanza della famiglia disfunzionale, sviluppate però goffamente. Restano molte emozioni, anche troppe forse, ma questo in fondo non è mai un difetto.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: TVE, CANAL+, IN ASSOCIAZIONE CON BACKUP MEDIA, CON LA COLLABORAZIONE DI ICAA E IL FINANZIAMENTO DELL'ICO.

CRITICA

"Tutto è cominciato per caso, da una visita del regista spagnolo Julio Medem al Museo d'Arte di Düsseldorf e da una statuina scolpita nel bronzo, 'Brozen frau n° 6' di ThomasSchütte, che rappresenta l'immagine di una donna contorta dal dolore per la vita che sta per dare alla luce e forse per la morte che sta per sopraggiungere. Questa visione è stata la prima cellula del personaggio di Magda, protagonista di 'Ma Ma -Tutto andrà bene' (...). Perché quella figura di bronzo diventasse una donna in carne e ossa, lacrime e sangue, c'è voluta tutta la passione di Penélope Cruz, che ha sposato il progetto facendone quasi una missione e accettando di apparire calva, struccata, consunta e 'imbruttita' dalla sofferenza. (...) Tutti i personaggi perdono qualcosa nel film, un familiare, l'amore, un pezzo del proprio corpo, ma ne guadagnano altre: un nuovo amore, una forza sconosciuta, la maggiore consapevolezza del valore della vita." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 15 giugno 2016)

"Il nuovo film di Julio Medem galoppa nel melò speciale da «cancer movies» con la diva Penélope Cruz designata come vittima di molti oltraggi del destino. (...) tocco da Almodòvar ma senza ironia. Il troppo stroppia perché l'autore alla fine sfoggia un barocco spagnolo che neanche Calderón o del Valle Inclán (...). Ricatti pullulano ma gli attori addolciscono e nella storia si scivola dentro." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera, '16 giugno 2016)

"I film che raccontano il dolore viaggiano sempre sul filo del rasoio, e nella maggior parte dei casi precipitano rovinosamente (non senza aver trascinato la platea nel ricatto della commozione). 'Ma Ma' di Julio Medem non si sottrae all'implacabile destino pur riuscendo a manovrare tanti passaggi onorevolmente e dignitosamente. (...) Che la storia sia toccante è più che ovvio. Non invece ovvia la performance di Penélope Cruz, la cui intensità e verità portano spessore al personaggio e valore aggiunto all'opera." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 16 giugno 2016)

"Piacerà per Penélope Cruz naturalmente, favoritissima al premio per la migliore attrice spagnola dell'anno. Il film di Medem è l'occasione definitiva per dimostrare al mondo che la Cruz non è solo una presenza cinematografica, ma una numero uno non solo al suo Paese." (Giorgio Carbone, 'Libero', 16 giugno 2016)

"Riscontriamo ogni volta con un certo moto di sorpresa l'esistenza dei tantissimi spettatori devoti al sottogenere drammatico imperniato sulle malattie, i medici e la medicina. Siccome, però, il giudizio deve sapere distinguere i prodotti intrisi solo di retorica e pietismo dai melò tesi a scandagliare un po' tutti gli aspetti che caratterizzano i personaggi condannati a gravi o incurabili condizioni di sofferenza fisica, proviamo a considerare con un minimo di freddezza un titolo oggettivamente (brutalmente, tecnicamente) strappalacrime come «Ma Ma» del basco classe '58 Medem (...). Lo stesso regista ha tenuto ad affermare che si tratta di un film a più fasi narrative, soluzione che finisce col favorire la sensazione finale di un'opera appena dignitosa, ma a conti fatti penalizzata proprio dalla suddetta programmatica e pretenziosa suddivisione drammaturgica. L'unica qualità indiscutibile è rappresentata dal protagonismo della Cruz, attrice dalla carriera alquanto alterna che, forse pentita d'avere girato ultimamente solo blockbuster o commediole in lingua inglese, ce la mette tutta nel costruire un ritratto femminile tanto vivido e intenso quanto spietato nell'affrontare i particolari più lancinanti e solitamente censurati della storia. (...) L'accumulo inesausto di corollari e additivi, tipico di un filone tanto vituperato dalla critica quando proviene dalle sceneggiature seriali hollywoodiane quanto trattato con i guanti se è firmato da un europeo dallo status autoriale, prevede per il buon peso l'intreccio assai forzato con le vicende private del ginecologo aspirante canterino Juliàn (...). Ed è così che «Ma Ma» perde alquanto in fretta il controllo del tono, del ritmo e della misura, abbandonandosi a metafore pacchiano-poetiche (...), a indisponenti allusioni politiche (...) o a espedienti da feuilleton se non ricattatori, del tutto superflui (...)." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 23 giugno 2016)
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