Ma come fa a far tutto?

I Don't Know How She Does It

USA - 2011
Come si può conciliare il lavoro in una società finanziaria, un marito e due bambini piccoli, senza contare gli altri vari ed eventuali impegni? Questa è la superindaffarata esistenza di Kate Reddy, 35enne in carriera, che con una vena di invidiabile ironia cerca di destreggiarsi nella giungla della sua vita quotidiana...

CAST

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE ALINE BROSH MCKENNA.

CRITICA

"In teoria 'Ma come fa a far tutto?' è un film su misura per un pubblico femminile. Sono le signore a sapere cosa significa dover interpretare tutte le parti in commedia: madre, moglie, casalinga e lavoratrice. Mentre (è sottinteso) solo nel migliore dei casi gli uomini si degnano di dare una mano, o almeno di 'capire'. E' proprio così? Nel film per la verità Greg Kinnear si dimostra un tipo piuttosto comprensivo. (...) 'Ma come fa a far tutto?' dimostra che si può partire da un tema vero e attuale e trasformarlo in un romanzetto rosa." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 23 settembre 2011)

"Premessa doverosa per ogni marito: se siete 'casalinghi' lavativi scampate come la peste questo film perché potreste uscirne massacrati. È l'inno alla donna tuttofare che riesce miracolosamente a tenere il piede in due scarpe tacco 12, mandando avanti casa e lavoro. Peccato, però, che qui il tutto riesca grazie alla presenza di una tata e soprattutto di un marito che, senza isterie, è più presente della consorte. Ma bisogna celebrare il 'fasotuto mi' in salsa rosa, rappresentato dalla sopravvalutata Parker che sforna incessantemente smorfie, neanche fosse Meg Ryan." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 23 settembre 2011)

"Piacerà a molte lettrici del libro di Allison Pearson. Che all'uscita del romanzo si sono ampiamente identificate con Kate e i suoi problemi. «La bandiera di tutte le mamme lavoratrici», l'ha definito Oprah Winfrey nel suo programma tv. Beh, bandiera è un'esagerazione. La maggior parte delle donne costrette a dividersi sui due fronti si batte in condizioni certamente più precarie di Kate. (...) Comunque parecchi degli accadimenti riflettono la dura realtà di mamme a diversi livelli di stipendio. (...) Insomma il prodottino commerciale sarebbe pure azzeccato, se non fosse per l'infelice scelta della protagonista. Sarah Jessica Parker s'impegna strenuamente per non rifare la Carrie di 'Sex and the City'. Ma non riesce nemmeno per un momento a dare l'idea di un personaggio vincente. Non è un caso se le scene in cui funziona (...) è quando si mette a rifare la Carrie." (Giorgio Carbone, 'Libero', 23 settembre 2011)

"Il problema dei film con Sarah Jessica Parker è Sarah Jessica Parker. Non ci credi mai. Carrie Bradshaw, il personaggio di 'Sex and the City', ha finito col vampirizzarla, e lei, del resto, non ha fatto nulla per sottrarsi all'abbraccio mortalmente redditizio. Risultato. La vedi al cinema, ossuta e con quel viso cavallino, e te la immagini appena uscita da ore di trucco, anche se deve sembrare spettinata o appena sveglia. (...) Neanche Michelle Pfeiffer, prima di diventare brava, era così insopportabile. Un tripudio di faccette, mossette, urletti, gesti insistiti quanto fasulli, imbarazzi finti, incespichi di maniera, ridicoli grattamenti di testa causa pidocchi dei figli. Se fosse vivo, Billy Wilder la metterebbe in riga, facendola scendere dai tacchi, invitandola a togliere un po' di fondo tinta. Ormai lei è così. Ingestibile, implasmabile; un po', su misure diverse, come la nostra Sabrina Ferilli." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 23 settembre 2011)
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