M.I.A. - La cattiva ragazza della musica

Matangi/Maya/M.I.A.

USA, GRAN BRETAGNA - 2018
Ritratto personale composto da filmati amatoriali girati negli ultimi 22 anni da Maya Arulpragasm e dai suoi amici più intimi e che cattura lo straordinario percorso di Maya da adolescente immigrata a Londra alla popstar internazionale che conosciamo come M.I.A.. Ispirata dalle sue origini, M.I.A. ha dato vita a un'identità composita caratterizzata da mashup, taglia e incolla e commistioni che trae ispirazione da ogni tappa del viaggio personale: uno sketchbook sonoro che mescola la politica tamil, il punk della scuola d'arte, i ritmi hip-hop e la voce della gioventù multiculturale. Senza mai cedere ai compromessi, Maya punta la sua cinepresa e riprende le numerose battaglie intraprese contro l'industria musicale e i mass media, mentre il suo successo cresce a dismisura e la incorona come l'artista più anticonvenzionale e provocatoria del panorama artistico musicale odierno.

CAST

NOTE

- PRODUTTORI ESECUTIVI PHILIPP ENGELHORN, MICHAEL RAISLER.

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON HARD WORKING MOVIES E DOC SOCIETY.

- CONSULENTE D'ARCHIVIO PEARL LIEBERMAN, RICERCATORE D'ARCHIVIO ADRIENNE COLLATOS.

CRITICA

"È la biografia di Mathangi « Maya» Arulpragasam, nota, ai suoi fan, come M.I.A., la cantante, figlia di un leader delle Tigri Tamil, fuggita dallo Sri Lanka e arrivata a Londra con lo status di rifugiata. Nel 2012, è salita agli onori della cronaca quando, chiamata da Madonna per esibirsi, con lei, nell'intervallo del Super Bowl, ha alzato il dito medio a favore della telecamera. Di questo, ma anche delle polemiche con il New York Times, tratta questo documentario, in uscita da domenica" (A.S., 'il Giornale', 17 gennaio 2019).

"Quello che doveva essere un semplice documentario su una popstar diventa nelle mani di Steve Loveridge un travolgente ritratto umano di un'artista in conflittuale rapporto con le sue origini. Tutti la conoscono come M.I.A (...). Lei si è arrabbiata per il risultato, altri meno visto che il doc ha trionfato al Sundance Film Festival del 2018. Notevole". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 17 gennaio 2019)

"Il documentario «rock» è un terreno minato, bisogna sempre ricordarlo, perché solo così è possibile apprezzare le poche eccezioni che sfuggono occasionalmente alla regola. (...) Il film di Loveridge su M.I.A. pur non distaccandosi troppo te dal doc musicale abituale, vanta se non altro il merito di tentare delle strade alternative. Il regista, infatti, conoscendo la musicista da molto tempo, ha avuto accesso al suo mondo attraverso una prossimità e complicità autentica. Ed è interessante notare come il film, presentato lo scorso anno a Berlino emerga in un momento in cui apparentemente la stella di M.I.A. è (immeritatamente) in declino. Il film, infatti, fra gli altri meriti, possiede quello di ricostruire la parabola politica di Maya Arulpragasam, troppo facilmente offuscata dagli aereoplanini di carta (con il campionamento dei Clash diventato un geniale tormentone). (...) Loveridge ha il merito di ricollocarle nel tessuto di una vita e di un impegno che non è mai stato apprezzato molto dai media, cui sono seguite dichiarazioni di ostilità e ostracismi. (...) Probabilmente trascorrerà del tempo prima di avere un nuovo disco di M.I.A., ma questo film ci ricorda che la sua voce è e resta fondamentale (...)". (Giona A. Nazzaro, 'il manifesto', 17 gennaio 2019)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy