Lussuria - Seduzione e tradimento

Se jie

CINA, USA - 2007
Lussuria - Seduzione e tradimento
Nel 1942, nella Shanghai occupata dalle truppe giapponesi, la giovane Wang Hu Ling, una studentessa e aspirante attrice, giovane e bellissima, si unisce alle fila della Resistenza. I suoi compagni le affidano il compito di avvicinare il Sig. Yee, un collaborazionista. Wang si insinua così nella vita dell'uomo e, protetta da una finta identità, ne diviene l'amante. Giorno dopo giorno rivela ai suoi compagni ogni spostamento dell'uomo, convinta di volerlo vedere morto, ma intanto si lega a lui con una passione incredibile e quasi animalesca per cui le cose dentro di lei iniziano a cambiare. Wang si sente ogni giorno più confusa. Fare l'amore con Yee è il suo modo di torturarlo ma nello stesso tempo comincia ad avere paura di perderlo e di vederlo morire. Solo immolandosi Wang potrà salvarlo...
  • Altri titoli:
    Se, Jei
    Lust, Caution
  • Durata: 156'
  • Colore: C
  • Genere: GUERRA, THRILLER, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM, 35MM (1:1.85)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Eileen Chang.
  • Produzione: FOCUS FEATURES, RIVER ROAD ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: BIM (2008), DVD: 01 DISTRIBUTION (2008)
  • Vietato 14
  • Data uscita 4 Gennaio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Ragione e sentimento, ancora in opposizione. Ang Lee nuovamente Leone d’Oro al Festival di Venezia dopo il successo di Brokeback Mountain, che proprio in Laguna nel 2005 iniziò il fortunato viaggio verso gli Academy Awards. Nulla di nuovo sul fronte orientale: Lee si riconferma talentuoso regista, ma non autore nel senso tradizionale del termine, ovvero detentore di una poetica e di uno stile. Pregevoli assoli – lo scrivevamo già al Lido due anni fa – in repertorio (proprio Brokeback Mountain e Ragione e sentimento, su tutti), ma incapace o indifferente a garantirsi/ci una continuità poetico-formale. Basti considerare i suoi quattro ultimi film prima di questo Lust, Caution (Lussuria – Seduzione e tradimento da noi): Brokeback, Hulk (2003), La tigre e il dragone (2000), Cavalcando con il diavolo (1999), tessere di valore in un puzzle melting pot, quasi schizofrenico. Il taiwanese Lee ritorna in patria, dopo qualche anno negli Usa, per adattare un racconto breve della scrittrice cinese Eileen Chang, ispirato a fatti veri: Shanghai, 1940, un’attrice in erba (la stupenda Tang Wei) si trasforma in spia per sedurre e assassinare un funzionario cinese (Tony Leung, icona e feticcio di Wong Kar wai) al servizio degli occupanti giapponesi. Girato tra Shanghai e Malesia, Lust Caution è insieme thriller, spy-story à la ancienne, melò e rivisitazione “revisionista” del conflitto nippo-cinese durante la II Guerra Mondiale. Registri e generi lungamente esplorati durante i 156′ del film, che soprattutto nella parte iniziale si fanno sentire, eccome. Ma è dilatazione (e iterazione) piuttosto che lungaggine, merito ascrivibile interamente a Lee, che con camera mobilissima costruisce – al limite del calligrafismo – quadri che paiono sottratti a un fotografo d’arte. Glamour all’orientale, fatto di abiti preziosi, maquillage impeccabili, interminabili partite a mahjong giocate con dita flessuose e sensuali volute di fumo. Queste da ascriversi soprattutto a Tony Leung, che sul tabagismo ha costruito le basi del suo indiscreto – e indiscutibile – fascino: fumare farà male, ma fatto da lui è sexy da morire. Ed è appunto la morte, quella relazionale del tradimento, non a un altro ma a un’altra “cosa”, che aleggia tra Leung e Tang Wei, formidabili protagonisti di alcune tra le scene di sesso meglio coreografate (?) degli ultimi anni, senza disdegnare accenni S&M e bondage, ma sospese in un abbandono della ragion di stato al sentimento amoroso. E’ questo incontro di corpi e spiriti, questa irredimibile lussuria di sensi, a cui si deve fare attenzione, in bilico com’è tra estetismo e nichilismo, coordinate poetiche ancor prima che formali. Non credete allo scandalo, di cui si parlerà a vanvera: qui la lussuria è per e del cinema. Lust for Life, per citare Iggy Pop, Caution…

NOTE

- LEONE D'ORO PER MIGLIOR FILM E OSELLA PER LA MIGLIOR FOTOGRAFIA ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2007).

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2008 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2008 COME MIGLIOR FILM EXTRAEUROPEO.

CRITICA

Dalle note di regia: "Nessun'altra storia di Eileen Chang è tanto bella e crudele quanto Se Jie (Lust, Caution). Ha rivisto il testo per anni e anni - se non per decenni - ritornandoci sopra come un criminale a volte torna sulla scena del crimine, o una vittima ricostruisce un trauma subito, raggiungendo il piacere solo variando e immaginando nuovamente il dolore. Nel girare il film, non abbiamo semplicemente adattato 'Se, Jie', ma l'abbiamo ricostruito proprio come fanno i suoi personaggi mentre recitano, adattandosi alle loro parti. Chang ha inteso la messinscena e la mimica come qualcosa che è brutale di natura: gli animali, come i suoi personaggi, si mimetizzano per sfuggire ai loro predatori e per attirare le loro prede. La mimica e l'esibizione sono anche dei mezzi per aprire noi stessi, come esseri umani, a grandi esperienze, a rapporti umani indescrivibili, a significati più elevati, all'arte e alla verità."

"Con 'Se, Jie' ('Lussuria, attenzione') anche Ang Lee vuole mostrare quello che altre volte aveva solo fatto intuire: la forza dei sentimenti troppo a lungo repressi, che possono diventare devastanti all' interno di un rapporto nascosto e proibito. (...) Ang Lee li filma con insistito realismo, tanto da aver accreditato - quanto volontariamente non si sa - la diceria che non si tratti solo di finzione . Al di là del pettegolezzo è chiaro che l' intento del regista, dopo i cowboy omosessuali di 'I segreti di Brokeback Mountain', è quello di ribaltare in qualche modo l'imperativo del non detto (e soprattutto del 'non mostrato') del cinema classico. Altrimenti non si spiegano quelle continue citazioni cinematografiche. Ma il risultato, per chi non voglia solo ispirarsi a qualche inusitata posizione kamasutresca, anche qui convince poco: le 28 pagine del racconto di Eileen Chang a cui si ispira il film diventano 156 minuti, con lunghe sequenze ginnico-amatoriali. Ma basta vedere come sia più emozionante la confessione che la stessa Wong fa ai suoi compagni, quando racconta il misto di repulsione e fascinazione che quegli amplessi hanno su di lei, per capire come a volte le parole possono essere molto più forti delle immagini." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 31 agosto 2007)

"Meno duro il giudizio per il melò thriller-erotico-spy di Ang Lee 'Lust, Caution'. Già la quantità di definizioni di genere, date dallo stesso regista taiwanese naturalizzato americano al suo film, fanno intendere in che inguacchio si è cacciato. (...) Due ore e mezza di intrecci politico-amorosi interminabili, di cui salviamo solo qualche scena di buon sesso e la faccia irresistibile dell'attore feticcio di Wong Kar wai, Tony Leung. Un altro polpettone amoroso, questo 'Lust, caution' che però, vergognoso di dichiararsi tale, si ammanta di storie rivoluzionarie un po' giustapposte. Anche qui, debito con la novella letteraria omonima di Eileen Chang, la Jane Austin d'Oriente. Ben fatto, dicono tutti all'uscita della sala. Come se a un film bastasse questo per restare nella memoria. Di film ben fatti, personalmente, ne abbiamo piene le tasche. Aspettiamo con ansia che questo Festival ci faccia vedere qualcosa che abbia un senso, che dimostri una suo perché di esistenza non solo nella fattura leccata." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 31 agosto 2007)

"Tratto da un racconto della scrittrice cinese Eileen Chang, 'Lust, Caution' s'immerge nelle cupe atmosfere della Shanghai del '42 oppressa dalla crudele occupazione nipponica: (...) I furiosi amplessi tra gli amanti - filmati con icastico realismo - incendiano il climax spionistico e la maestria di Ang Lee sta tutta nell'efficacia con la quale si fa sempre più esplicita la connessione tra ideali e tradimento, paura e desiderio, masochismo e voluttà. Sino a sfociare nel finale che giustifica appieno la traduzione del titolo in 'Attenzione, lussuria', grazie, certo, al montaggio virtuosistico, ma anche e soprattutto alla luce assassina e ai lampi di follia che investono Leung e al sensuale e colpevole abbandono che ha fatto giustamente paragonare Tang Wei alla Schneider di 'Ultimo tango a Parigi'." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 31 agosto 2007)

"'Lust, Caution' di Ang Lee è la versione cinese del 'Portiere di notte'. (...) Al Lido del film non si parla dell'insolita angolazione; si parla dell'approfondita penetrazione, senza la quale il film funzionerebbe lo stesso. Funzionerebbe meglio, poi, con una più attenta ricostruzione: la Shanghai giapponese (dicembre 1941-agosto 1945) è troppo prospera, fra insegne dei negozi e abiti dei passanti freschi rispettivamente di falegname e di sartoria (...) Chi giudica i film secondo qualità, non secondo quantità di divi, pubblicità e soprattutto lunghezza, in questo caso, si chiederà perché ad Ang Lee occorrano oltre due ore e mezza per far fallire una cospirazione e far riuscire una seduzione. Mentre chi ha nostalgia della Shanghai bellica - intravista e amata nell''Impero del sole' di Spielberg - noterà che l'incantevole esordiente Tang Wei dà davvero molto a Tony Leung. Però lei è, per bravura e per disinvoltura, una folgorazione; e lui si conferma grande attore
non solo nelle varie scene di eterosesso reale, dopo quelle - di omosesso sempre reale - in 'Happy
Together' di Wong Kar-wai." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 31 agosto 2007)

"Ang Lee è tornato in Cina, come ai tempi della 'Tigre e il dragone', dopo i successi e i premi in Occidente per 'I segreti di Brokeback Mountain'. Si è fatto ispirare da un romanzo di una scrittrice cinese, Eileen Chang, morta negli Stati Uniti qualche hanno fa, 'Lust, Caution' e ci ha dato un film teso, commovente, tragico ma anche visualmente sontuoso, che va degnamente ad aggiungersi ai tanti della sua feconda e fortunata carriera. (...) Azione, sentimenti, sesso, anche sfrenato, caratteri forti, un'ambientazione splendidamente rievocata, con immagini, nel privato e in esterni nel pubblico, di un realismo spesso sublimato in pittura. Lei è una bellissima esordiente, Tang Wei, lui è il divo asiatico per eccellenza, Tony Leung, nelle vesti insolite di un personaggio negativo." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 31 agosto 2007)

"Due ore e trenta di soffuse atmosfere e calibrate ricostruzioni d'ambiente per un film che non vuole imitare i registi d'oriente esperti nel genere ma che si cala nella trama più grande del cinema di Lee, che oggi guarda alla storia di ieri, quella dell'occupazione giapponese della Cina, iniziata con il tristemente famoso 'stupro di Nanchino. (...) Un melodramma raffreddato, che si scalda, e molto, nelle scene di sesso che, per la loro immediatezza potrebbe guadagnare al film un divieto ai 17 anni negli Usa. Ang Lee firma senza autocensure, seguendo un suo codice estetico, di sicuro fascino. Il primo incontro sessuale fra i due protagonisti ricorda per intensità e forza il primo approccio sessuale tra i due cowboy di 'Brockeback Mountain'. Quella tra la dark lady e il collaborazionista, così come ripreso da Lee, è sesso fisico, muscolare, mascolino... originale. Alla fine, il rischio è che di questo film si ricorderanno solo queste scene!." (Dario Zonta, 'L'Unità, 31 agosto 2007)

"Sia chiaro, i capitali produttivi americani si vedono, eccome, nella dimensione del kolossal d'epoca in cui scenografie, comparse, costumi assumono un rilievo essenziale, eppure l'Oriente donde proviene Ang Lee affiora alla ribalta proprio nel corpo a corpo tra gli amanti. Non un capolavoro, insomma, ma un film che piacerà ad onta dei 156 minuti di durata." (Oscar Jarussi, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 31 agosto 2007)

"Il film svolge un discorso interessante sulla fragilità del corpo che si fa complice di impossibili alleanze. E insieme mostra la vanità e il disordine dei gruppuscoli non organizzati (qui, a differenza di memoriali da noi e riguardanti le nostre Brigate Rosse non ci sono angeli guadagnati all'utopia). Terribile la conclusione (e la morale) del film. Il gruppo viene annientato, sopravvive sia pure morso dalla paura il carnefice. Film notevole, questo 'Lust, Caution', che di sicuro aumenterà la schiera degli estimatori di Ang Lee." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 31 agosto 2007)
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