L'uomo fedele

L'homme fidèle

FRANCIA - 2018
3,5/5
L'uomo fedele
Otto anni dopo essersi lasciati, Abel e Marianne si ritrovano al funerale di Paul, il miglior amico di lui. Questo tragico evento si rivela in realtà di buon auspicio: Abel e Marianne tornano insieme. Così facendo, però, suscitano la gelosia di Joseph, il figlio di Marianne, e soprattutto di Eve, la sorella di Paul da sempre segretamente innamorata di Abel.
  • Altri titoli:
    A Faithful Man
  • Genere: COMMEDIA, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.39), 35 MM, DCP
  • Produzione: PASCAL CAUCHETEUX, GRÉGOIRE SORLAT PER WHY NOT PRODUCTIONS
  • Distribuzione: EUROPICTURES
  • Data uscita 11 Aprile 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia Lucchini

Dal classico ménage à trois Louis Garrel si apre a nuove forme nella sua opera seconda. Abbandonato il triangolo di Les Deux Amis, l’attore francese, figlio d’arte, consacrato al pubblico dal compianto Bernardo Bertolucci, aggiunge l’amore filiale e non solo (due donne e due uomini, di cui uno non si vede mai sullo schermo) in questa commedia leggera che parte con un incipit che è già una fine. 


Dopo anni di fidanzamento e convivenza Marianne (Laetitia Casta) lascia Abel (Louis Garrel) perché aspetta un figlio da Paul, il migliore amico di Abel. Niente lacrime, nessuna scenata, nessuna resistenza, solo una caduta per le scale e la realizzazione che è finita: deve andarsene di casa perché lei vuole sposare l’altro. Sono passati solo cinque minuti dall’inizio del film e già è successo di tutto senza che vedessimo nulla.


Ellissi temporale. Nove anni dopo. I due si rincontrano al funerale di Paul. Tornano insieme. Ma non tutto va liscio perché Joseph, il figlio di Marianne e Paul, è geloso e insinua il dubbio in Abel che l’angelica Marianne abbia avvelenato il padre e Eve (Lily-Rose Depp), la sorella di Paul, da sempre innamorata dell’amico del fratello, ora lo vuole a tutti i costi.


Con il tocco delicato di Garrel e con lo spirito distaccato, lucido e sottile di Jean-Claude Carrière (la sceneggiatura è scritta a quattro mani) questa commedia indaga i dubbi dei nostri sentimenti e il grande enigma dell’amore.


Strizza l’occhio ai film del maestro della suspense Hitchcock e si incasella (anche se i dubbi dei personaggi sono espressi dalla voce fuori campo) nel filone della commedia francese tutta basata sui dialoghi. Come nel recente bellissimo film di Olivier Assayas Il gioco delle coppie, che mostrava quelle doppie vite (Doubles Vies dal titolo originale assai più azzeccato), coniugali ed extra, dell’umanità contemporanea, anche qui regna il doppio. 


Vita e morte, eros e thanatos, visibile e invisibile (emblematica la figura di Paul, una presenza-assenza che percepiamo in ogni singola scena del film senza mai vedere), desiderio e sazietà, fedeltà e infedeltà, donna angelica e assassina, dis-velamento e occultamento, legami di sangue e non, familiarità ed estraneità si intrecciano in uno scambio continuo nel corso della storia. 


Alla fine quello di Garrel è un uomo fedele sì al suo passato (come lui lo è alla Nouvelle Vague, in primis a Eric Rohmer, in senso artistico), ma soprattutto è un uomo spaesato, guidato dall’incostanza e al contempo dalla perseveranza delle donne. Quello spaesamento ci riporta anche al concetto di perturbante descritto da Freud come un sentimento di angoscia che si sviluppa quando una cosa (una persona o un fatto) viene avvertita come familiare e al tempo stesso  come estranea. E, andando ancora più in là, al filosofo Merleau-Ponty e al suo volume postumo Il visibile e l’invisibile (1964).


Insomma, nella sua brevità (dura solo 75 minuti) c’è tanto, persino la filosofia e la psicoanalisi. Pesante? No, al contrario, cattura proprio per la sua semplicità e per la sua leggerezza.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI CANAL +, CINÉ +, CON IL SOSTEGNO LA RÉGION ILE-DE-FRANCE.

CRITICA

"(...) Piacerà, anzi è piaciuto tantissimo ai nostalgici della nouvelle vague: Malle, Resnais, Godard, ma soprattutto Truffaut (il menage a tre rimanda a 'Jules e Jim', l' amour fou a 'La mia droga si chiama Julie'). E siccome i nostalgici abbondano tra i recensori (anzi ormai si trovano solo tra loro) 'L'uomo fedele' ha avuto il coro di critiche favorevoli. Ma lo domanda è: come lo prende il resto del mondo? Un resto del mondo molto più vasto oggi di quello che 50 anni si prostrava davanti alla nouvelle. I classici di allora vagolano solo nelle cineteche. E gli autori francesi odierni li snobbano anche nel ricordo. Ora fanno solo commedie all'italiana e nel loro immaginario hanno sostituito a Truffaut e soci con Dino Risi, Mario Monicelli, Luigi Comencini (autori all'epoca disprezzati dai vaguisti). Louis Garrel, invece, cresciuto in famiglia a pane e nouvelle vague, ha voluto riesumare il cinema perduto, s'è intestato a "scrivere con la macchina da presa" come sessant'anni fa i suoi idoli. Ma gli è riuscita solo l'operina aggraziata. Eppoi avrebbe dovuto ricordarsi che i grandi avevano i grandi attori (Belmondo, Moreau). Lui, Garrel come interprete è solo pulito. E la Castà, bè la Laetitia spacca ancora lo schermo come 20 anni fa , ma da attrice non è mai andata oltre il sei più." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 aprile 2019)

"È figlio dell'attrice Brigitte Sy e del regista Philippe, tra gli ultimi eredi della Nouvelle Vague. È cresciuto in una casa piena di donne forti e autori celebri. Fin da giovanissimo ha visto film giusti e ascoltato discorsi interessanti. Dando un'occhiata alla lista delle sue compagne, da Valeria Bruni Tedeschi a Laetitia Casta, non si può negare che sia fortunato in amore. A Roma, dove ha presentato «L'uomo fedele», di cui è regista e interprete, ha inscenato un sapiente corpo a corpo con la lingua italiana. Risultato? Tra sorrisetti ammiccanti e sguardi smarriti, ha guadagnato la simpatia di tutti. Che cosa manca a Louis Garrel? Nulla. Perfino il suo film è una commedia riuscita, nel segno di Truffaut, mai ambiziosa, sempre divertente." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 11 aprile 2019)

"(...) A dosi di Truffaut ('Jules e Jim' e il ciclo Doinel), studiato e ripreso con proficua nonchalance, nel triangolo col morto Garrel figlio (secondo film da regista) aggiunge una venatura gialla che cita le famiglie inquiete di Chabrol. Se vogliamo tutta questa" operazione nostalgia" sul cinema francese Nouvelle Vague fa tira e molla con la vita di un buon attore che cerca il suo posto nel cinema di papà." (Silvio Danese, 'Giorno', 11 aprile 2019)
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