L'uomo delfino

Dolphin Man. The Story of Jacques Mayol

GRECIA, FRANCIA, CANADA, GIAPPONE - 2017
3/5
L'uomo delfino
Il documentario conduce lo spettatore nel mondo di Jacques Mayol, il leggendario apneista la cui vita è diventata fonte d'ispirazione per il film cult di Luc Besson "The Big Blue". Il film documenta in un modo così avvincente il suo viaggio, da far immergere completamente lo spettatore nell'esperienza sensoriale e trasformativa delle immersioni in apnea. Dal Mediterraneo al Giappone, dall'India alle Bahamas, incontriamo i più stretti amici e familiari di Mayol, tra cui i suoi figli Dottie e Jean-Jacques e i campioni mondiali di tuffi liberi William Trubridge, Mehgan Heaney-Grier e Umberto Pelizzari, per rivelare il ritratto di un uomo che ha superato i limiti del corpo umano e della mente, non solo per infrangere dei record, ma soprattutto per scoprire la più profonda affinità tra gli esseri umani e il mare. Una straordinaria fotografia subacquea contemporanea si intreccia ai filmati d'archivio dagli anni Cinquanta in avanti, per svelare come 'l'uomo dei delfini' abbia rivoluzionato il mondo delle immersioni e donato nuova consapevolezza al rapporto umano con la natura e la propria interiorità.
  • Altri titoli:
    L'uomo delfino - Jacques Mayol, leggendario alpinista
  • Durata: 78'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Produzione: REA APOSTOLIDES, YURI AVEROF, ED BARREVELD, ESTELLE ROBIN YOU
  • Distribuzione: WANTED CINEMA (2020)
  • Data uscita 5 Ottobre 2020

TRAILER

RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani
Molti, forse, conoscono l’apneista Jacques Mayol per Le grand bleu di Luc Besson, che ne raccontava la storica rivalità con Enzo Maiorca (nel film chiamato Molinari per evitare grane: Maiorca la prese male comunque e bloccò la distribuzione per più di dieci anni). Ma la vita di Mayol fu essa stessa cinema, come dimostra L’uomo delfino, il documentario di Lefteris Charitos che rievoca l’avventura esistenziale del leggendario apneista tra testimonianze di parenti e amici e materiali d’archivio.

Jean-Marc Barr, già protagonista del cult di Besson, si cala ancora una volta nell’icona, prestando la voce (narrante) alle parole di colui che pensava il mare come unica casa possibile. Lo si evince, d’altronde, dal titolo che lo accosta al regno dei mammiferi marini per sottolineare la sua reale appartenenza. “Era come se ci conoscessimo da sempre” dice Mayol dopo il primo incontro coi delfini.


 

La sua è una figura titanica che appartiene a una mitologia inconciliabile con il contemporaneo, un eroe romantico le cui gesta epiche venivano riportate nelle pagine della cronaca con la certezza che di lì a breve sarebbero entrate in quelle dei libri di storia.


Grazie alle straordinarie immagini d’epoca che ritraggono Mayol nella profondità degli abissi, L’uomo delfino restituisce lo stupore di quei documentari d’esplorazione tipici degli anni Cinquanta (Il mondo del silenzio e gli altri lavori di Jacques Costeau, Sesto Continente di Folco Quilici), facendo letteralmente immergere lo spettatore in una suggestiva esperienza sensoriale dominata dall’immensità del grande blu.


 

Oltre al racconto in apnea, Charitos si concentra anche sul profilo “mediatico” e “romanzesco” del personaggio (un tipo che ideò addirittura un film erotico sott'acqua, Lure of the Triangle). Evidenzia la complessità di un uomo sospeso tra la meditazione necessaria per mantenere il controllo e la fame di conquistare il mondo, l’esigenza di superare i limiti del corpo e della natura e la consapevolezza di non poter addomesticare i demoni interiori. Vitalistico e tormentato, Mayol rivive in questa lettera d’amore a un mondo che non esiste più.
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