L'ultima ora

L'heure de la sortie

FRANCIA - 2018
3/5
L'ultima ora
Un insegnante di scuola superiore si getta dalla finestra davanti agli studenti atterriti. Nonostante la tragedia, sei di essi restano stranamente freddi e impassibili. Pierre, il nuovo supplente, nota che il gruppo, molto unito, ha un atteggiamento ostile. Intelligenti e precoci, i sei adolescenti sembrano impegnati a preparare un piano misterioso. Pierre è ossessionato da loro e viene risucchiato nel loro gioco sinistro. Presto, la sua vita diventa un incubo.
  • Altri titoli:
    School's Out
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: (1:2.35)
  • Tratto da: liberamente tratto dal romanzo omonimo di Christophe Dufossé (Ed. Einaudi)
  • Produzione: CAROLINE BONMARCHAND PER AVENUE B PRODUCTIONS
  • Distribuzione: TEODORA FILM (2019)
  • Vietato 14
  • Data uscita 4 Luglio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono
Tratto dal romanzo di Christophe Dufossé e opera seconda di Sébastien Marnier, L’heure de la sortie (titolo originale) segue le inquietanti vicende che avvolgono pian piano la vita del giovane professore di letteratura Pierre Hoffman (Lafitte), supplente in seguito al suicidio del suo predecessore in una classe di liceali dotati di “intelligenza precoce”.

Ben presto il docente si convince che un gruppo di sei allievi, dedito in segreto a pratiche di sopportazione del dolore, abbia in mente un oscuro disegno da condurre a termine.

Film d’atmosfere calibrate al millimetro, complici un buon uso della profondità di campo e un uso accorto del grandangolo, L’ultima ora deve molto all’inquilino del terzo piano di polanskiana memoria, secondo il modello dell’uomo comune che vede andare in pezzi la logica, e persino la propria identità, dinanzi a un mondo impazzito.

Al netto di qualche lungaggine, il film di Marnier affronta nondimeno, e con una certa efficacia, la questione del senso adolescenziale per la fine del mondo, con tutto il suo corollario di conseguenze spesso anche tragiche, e ci lascia con un finale segnato da un nichilismo tanto estremo quanto inusitato

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018) NELLA SEZIONE 'SCONFINI'.

CRITICA

"Tra i riferimenti di Sébastien Marnier per 'L'ultima ora', il suo secondo film - presentato alla Mostra di Venezia (...) - ci sono Carpenter, Lynch, Cronenberg e ai giovani interpreti per prepararsi alle riprese il regista francese ha fatto vedere 'Il villaggio dei dannati' e 'Il nastro bianco' di Haneke. La sua scommessa (dichiarata) è quella infatti di un cinema politico attraverso il genere, tendenza questa che oggi sembra oggi comune - pensiamo ai numerosi zombie visti all'ultimo festival di Cannes - e che Marnier, anche autore della sceneggiatura, dal romanzo di Christophe Dufossè (Einaudi) mette in scenasin dalle prime sequenze con immagini che cercano l'inquietudine. (...) I ragazzini di Marnier interrogano il nostro tempo, le istituzioni, chi educa, cercando di mettere a fuoco ciò che rimane nel passaggio tra le generazioni e cosa è ancora possibile fare. (...) Peccato che in Italia i ragazzi non lo vedranno, la censura ha ben pensato di vietarlo ai minori di quattordici anni. Anche questo dovrebbe farci riflettere." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 4 luglio 2019)

"(...) risulta chiara una visione allucinata del presente, una metafora politica e generazionale di grande attualità, anche se all'origine c' è un romanzo pubblicato 15 anni fa (di Christophe Dufossé, da noi lo ha tradotto Einaudi). Il fantastico e l'assurdo si insinuano nel quotidiano: il protagonista, del resto, lavora a un saggio su Kafka e in certi momenti l'atmosfera sembra guardare a Polanski. (...) Ma la prospettiva di fondo è quasi fantascientifica: questi ragazzi che sembrano usciti dal 'Villaggio dei dannati' o da un romanzo di James Ballard (anch'esso citato) sono i nostri figli, i più sensibili e feriti tra loro, che con conseguente lucidità approdano a un nichilismo senza scampo. Possono ricordare addirittura una visione crudamente estremista di Greta Thunberg, o anche del protagonista di 'Il diavolo' probabilmente di Bresson, reso atono dall'orrore davanti a un pianeta condotto verso l'apocalisse. Il film (che in Italia il film esce con un assurdo divieto ai minori di 14 anni) in Francia ha vinto il Prix Renoir per il miglior film, assegnato da una giuria di liceali. Chissà se si sono rivisti o esorcizzati nei protagonisti, e non si sa se temerlo o sperarlo." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 4 luglio 2019)

"(...) Il regista fa la voce grossa tra l'horror da 'Villaggio dei dannati' e il thriller, propendendo all'allarmante allestimento di una fine del mondo che incombe sulla storia, svelandone le piccolezze." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 4 luglio 2019)

"(...) un film molto attuale, se non fosse altro per la vicenda Greta Thunberg riguardante proprio l' ambiente. Il messaggio che sembra derivare dalla pellicola, pessimistica, è che, in fondo, tocca agli adulti avere la pazienza di capire le sofferenze, spesso espresse in maniera sbagliata, di chi, più giovane, si sente già senza speranza. Un thriller avvincente, sorprendente, mai banale." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 4 luglio 2019)

"(...) Piacerà a più livelli. (...) Ce ne sarebbe già abbastanza per un buon thriller, ma Marnier e Dufossè miravano più in alto. Questi demonietti non sono caduti da un pero. (...) Certo, si ha spesso, in corso di film, l'idea di un discorso magari pretenzioso. Inquietante però perché se il futuro è incarnato come sembra dai terribili sei, è un futuro che fa paura." (Giorgio Carbone, 'Libero Quotidiano', 4 luglio 2019)

"(...) Interessante l'idea di Sebastien Marnier di tradurre in una vicenda fra l'assurdo e il fantascientifico l'invalidante paura dei Post - Millennial di ritrovarsi defraudati del loro Futuro in un mondo ormai alla frutta; e interessante il dibattito che ne potrebbe derivare. Tuttavia a livello di cinema, Marnier non sempre padroneggia con il dovuto piglio l'imbastitura metafisica del film; e se è accettabile che gli studenti sembrino dei marziani, si vorrebbe che la figura del professore fosse meno piatta. (...)." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 4 luglio 2019)

"(...) Marnier, scrittore francese al secondo lungometraggio, riesce spesso a filtrare la quiete sospesa del paesaggio nell'inquietudine esistenziale degli adolescenti, con qualche forzatura di genere che va perdonata. Se qualche volta abbiamo preso sul serio, per un momento, l' idea di una eredità complessiva svantaggiosa e nociva della nostra generazione e delle precedenti ai nostri ragazzi, questo soft thriller pedagogico quanto ecologico ci allinea al brivido di quel momento e alla responsabilità di impegnarsi per arginare almeno i danni." (Silvio Danese, 'Giorno', 5 luglio 2019)
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