Lui è tornato

Er ist wieder da

GERMANIA - 2015
3,5/5
Lui è tornato
Estate. Giorni nostri. In una zona residenziale di Berlino Adolf Hitler si sveglia improvvisamente proprio nel luogo dove un tempo si trovava il suo bunker. Sono passati 70 anni dalla sua "scomparsa". La guerra è finita, il suo partito non c'è più, la sua amata Eva non è lì per consolarlo e la società tedesca è completamente diversa da come la ricordava, tanto che anche i bambini che lo notano per primi si prendono gioco di lui. Lo riconosce però un reporter che lo filma e lo trova una perfetta imitazione dell'originale. Così, contro ogni probabilità, Adolf Hitler inizia una nuova carriera in televisione perché viene universalmente scambiato per un brillante comico, anche se lui è davvero chi sostiene di essere e le sue intenzioni non sono cambiate...
  • Altri titoli:
    Look Who's Back
  • Durata: 116'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: ispirato al romanzo omonimo di Timur Vermes (ed. Bompiani)
  • Produzione: MYTHOS FILM, IN COPRODUZIONE CON CLAUSSEN WÖBKE PUTZ FILMPRODUKTION, CONSTANTIN FILM PRODUKTION
  • Distribuzione: NEXO DIGITAL (2016)
  • Data uscita 26 Aprile 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Nico Parente

Hitler si risveglia nella Berlino dei giorni nostri, moderna e multietnica. Disorientato dalla situazione, quando viene scambiato per un comico che imita il dittatore decide di sfruttare la popolarità acquisita per approdare in televisione, dove ritiene di poter ricominciare la sua ascesa al potere.

Tra canali youtube, una Berlino in continua evoluzione, stili di vita e di pensiero liberi e democratici, e con una donna alla guida del Suo Paese, il Fuhrer apprende in poco tempo di dover rimediare alle ripercussioni causate dalla sua sconfitta in guerra. Deciso a porre riparo agli errori della sua dittatura, Hitler intraprende un viaggio tra la sua gente, supportato da un giovane giornalista freelance in cerca di scoop, per cercare di imporre i suoi ideali attraverso una propaganda moderna che lo renderà al contempo comico, scrittore e fenomeno mass mediatico.

Una satira, quella messa in scena da Wnendt su un copione cofirmato da Johannes Boss, Minna Fischgart e l’autore del romanzo Timur Vermes, che, come da tradizione, non conosce mezzi termini per denunciare problematiche inerenti dinamiche sociali e politiche. Un lavoro che colpisce sotto la cintura quello ideato da Wnendt che, perlopiù, si è avvalso di sequenze improvvisate nelle quali il protagonista, Oliver Masucci, si è prestato benissimo in un ruolo non poco impegnativo.

La Germania del nuovo secolo vista con gli occhi del Fuhrer viene presentata allo spettatore in preda a una crisi dilagante, nelle mani di governatori anonimi che agiscono senza un criterio unico causando un totale black out nelle coscienze dei cittadini, ormai del tutto privi di una percezione politica. Il Fuhrer avverte la necessità di promuovere il ritorno di una vera figura guida, un leader capace di riprendere il controllo del Paese.

Deciso a partire dal basso, Adolf Hitler si lancia in un’impresa ardua che lo vede mischiarsi tra la gente, camminare per la città, fare la spesa, dormire nel retrobottega di un’edicola, recarsi in lavanderia, apparire in tv e mangiare cibo d’asporto. Tutto questo filmato in uno stile semi amatoriale che sferra al contempo un violento attacco alle nuove tecnologie, colpevoli di aver provocato una totale alienazione dell’individuo.

Tra battute mai scontate, sospeso tra il comico e il tragico, Lui è tornato descrive perfettamente la società odierna: una massa talmente tanto intenta in selfie, talk show, reality, video amatoriali, condivisioni in rete e vite parallele sui social da non rendersi conto del ritorno del vero Fuhrer sulla Terra. Un’opera divertente e al contempo riflessiva Lui è tornato, che fa dei mezzi di comunicazione di massa un boomerang per raccontare una società sempre più confinata nella dimensione virtuale, ignara alla realtà dura e difficile e alla politica sempre più classista, tanto confusa da trasformare la figura di Hitler in un fenomeno mediale. Peccato soltanto che si tratti di un dittatore sanguinario e spietato.

CRITICA

"Piacerà a chi ama le farse a ruota libera (gli incontri che fa il redivivo sono spesso esilaranti). E a chi è da sempre convinto che in Germania 15 anni di nazismo non siano stati affatto casuali. Peccato che la mano pesante di Wnendt impedisca al film di essere quello che ambiva: un feroce apologo alla Gunther Grass." (Giorgio Carbone, 'Libero', 28 aprile 2016)

"Magari non sarà un capolavoro, questo 'Lui è tornato' che il regista David Wnendt ha tratto dall'omonimo best seller di Timur Vermes (...). Però è un oggetto cinematografico più che interessante, che si discosta a più riprese dal romanzo di partenza per inoltrarsi nel territorio ambiguo e provocatorio che sta a metà strada fra la 'candid camera' e il cosiddetto 'mockumentary', il 'finto documentario' nel quale la finzione si mescola con il reportage. Il racconto d'invenzione c'è, e coincide per un buon tratto con la trovata di Vermes (...). Si tratta di un apologo amaro e non di rado un po' grossolano, al quale l'interpretazione del protagonista Oliver Masucci conferisce però una profondità inaspettata. Per quanto non favorito dal fisico (non somiglia affatto a Hitler, non fosse altro peri quasi due metri di altezza), l'attore riproduce alla perfezione gli atteggiamenti anche psicologici del suo fosco modello. Non soltanto quando c'è da interpretare la parte in senso stretto, ma anche e specialmente quando il set si trasferisce in strada, dove vengono carpite le reazioni di persone ignare di trovarsi all'interno di un esperimento mediatico e sociale. Una minoranza si indigna (...) mentre la maggioranza coglie l'occasione per spassarsela ai danni di quello che sembrerebbe un comico in vena di eccessi. Gli unici che non si divertono per niente sono i neonazisti professi, che affrontano con durezza l'impostore. E' in questi casi che Masucci dà il meglio, improvvisando risposte che nella loro surrealtà sono più hitleriane di Hitler stesso. 'Lui è tornato' è, in effetti, uno degli episodi più vistosi all'interno di una tendenza che dal 1962 a oggi non ha mai smesso di dimostrarsi vitale." (Alessandro Zaccuri, 'Avvenire', 21 aprile 2016)

"(...) la fantasia diventa realtà sul grande schermo se dietro la macchina da presa c'è David Wnendt che si ispira a un romanzo cult di Timur Vermes. (...) Le 380 ore di materiale girato sono state montate in un film che fonde commedia e satira sociale, offrendo una riflessione sull'importanza della memoria nel suo senso più profondo e attuale, sulla banalità del male e, talvolta, sulla forza mediatica che cela in sé." (Carlo Antini, 'Il Tempo', 21 aprile 2016)

"Tratto dal best-seller di Timur Vermes (che ha venduto solo in Germania oltre 2 milioni di copie, in Italia edito da Bompiani), Wnendt e i suoi sceneggiatori dicono di essersi ispirati sia al Borat di Sacha Baron Coen che al Bertold Brecht di 'La resistibile ascesa di Arturo Ui' del 1941 (...). La pellicola mostra, mescolando fiction e candid camera, la reazione della gente all'incontro con il Führer." (Laura Zangarini, 'Corriere della Sera', 12 aprile 2016)
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