Love and Mercy

Love & Mercy

USA - 2014
4/5
Love and Mercy
La vita di Brian Wilson, celebre leader dei Beach Boys: dai successi con la band californiana - in cui lui era cantante e autore - che ha ridefinito la musica pop americana degli anni Sessanta, al devastante esaurimento nervoso che portò all'abbandono di Wilson del gruppo e all'incontro con il controverso terapista Eugene Landy. Percorrendo più di trenta anni della vita di Wilson, il film rivela il lato più oscuro e più complesso della storia che giace dietro la felice apparenza di una musica spensierata e baciata dal sole, inclusa la battaglia di Wilson contro la malattia mentale e gli abusi di droga, i suoi anni sotto l'influenza del terapista Eugene Landy e la relazione redentiva con Melinda Ledbetter, il tutto incorniciato nel contesto della sua impareggiabile vita da musicista.
  • Altri titoli:
    Love and Mercy
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO, MUSICALE
  • Specifiche tecniche: 16 MM/35 MM
  • Produzione: BILL POHLAD, CLAIRE RUDNICK POLSTEIN, JOHN WELLS PER JOHN WELLS PRODUCTIONS, RIVER ROAD ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: ADLER ENTERTAINMENT (2016)
  • Data uscita 31 Marzo 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandro De Simone

I Beach Boys sono un gruppo a cui la storia della musica non ha reso il giusto tributo. Troppo facilmente etichettati come una semplice pop band, nati in un periodo in cui dall’Inghilterra i Rolling Stones e i Beatles la facevano da padrone e la musica americana si divideva tra il folk impegnato di Bob Dylan e l’onda rock che avrebbe culminato in Woodstock. La band californiana in questo panorama sembrava essere un fenomeno di passaggio, ma non era assolutamente così. Brian Wilson, mente musicale del gruppo, era un artista raffinato e un grande sperimentatore, e non è un caso che il processo creativo che portò alla realizzazione del loro capolavoro, Pet Sounds, sia in tutto e per tutto simile a quello che avrebbero poi seguito anche i Beatles per Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, il loro album più complesso e meraviglioso.

Si racconta anche questo in Love & Mercy, biografia della tormentata vita di Wilson, segnata da problemi mentali di cui approfittò lo psicanalista Eugene Landy, che di fatto lo tenne  prigioniero suo e della malattia per quasi un ventennio. Come spesso accade, l’amore per la futura seconda moglie Melinda Laedbetter fu il motore primario della guarigione, insieme al desiderio di tornare a essere un musicista. Equamente diviso tra il periodo Pet Sounds, interpretato da un ottimo Paul Dano, e quello dell’incontro con Melinda, in cui Wilson è interpretato da un John Cusack ispirato come non gli succedeva da tempo, Love & Mercy è un biopic atipico diretto con intelligenza da Bill Pohlad, produttore di assoluto valore (nel suo curriculum troviamo The Tree of Life e Into the Wild, tra gli altri), qui alla sua opera seconda dopo quasi venticinque anni. I due protagonisti fanno rivivere mirabilmente il genio, ma soprattutto i demoni di Wilson, ma se da un lato quello di Dano è praticamente un One Man Show, tra musica e ossessioni, Cusack ha invece la fortuna di essere supportato da due grandi attori come Paul Giamatti, nei panni di Landy, e soprattutto una straordinaria Elizabeth Banks, bellissima e sempre più brava, che tratteggia un’amorevole e risoluta Melinda.

Lo racconta il titolo stesso, quella di Brian Wilson è una vita divisa tra l’amore, per la musica prima di tutto, e il perdono di ciò che si è lasciato alle spalle, a partire dalla famiglia. Una parabola molto umana e narrata con una non comune dolcezza, quasi a cercare entrambe le cose anche da quel pubblico che per troppo tempo non ha potuto godere di uno dei più grandi talenti musicali di sempre.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE OREN MOVERMAN.

- PRESENTATO AL 65. FESTIVAL DI BERLINO (2015) NELLA SEZIONE 'BERLINALE SPECIAL'.

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2016 PER: MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (PAUL DANO) E CANZONE ORIGINALE ("ONE KIND OF LOVE").

CRITICA

"Si fa presto a dire 'biopic'. A forza di portare sullo schermo vite d'artista, il cinema americano ha sviluppato strategie narrative abbastanza sofisticate da trasformare un genere tendente ai cliché come quello biografico in uno dei più disinvolti e talvolta sorprendenti della produzione mainstream. Come se giocare con regole chiare (e personaggi largamente noti) consentisse agli autori di alzare il tiro senza perdere il pubblico per strada. Diretto da Bill Pohlad, alla prima vera regia dopo una lunga carriera da produttore (...), 'Love and Mercy' esplora il lato in ombra dei Beach Boys concentrandosi sul leader della band, Brian Wilson, e in particolare su due periodi ben distinti della sua vita. Così distinti che nei primi anni 60 (...) Wilson ha il volto imberbe di Paul Dano. Mentre una quindicina d'anni più tardi (...) ha i tratti più romantici di John Cusack. L'idea naturalmente non è nuova. Nello spericolato 'Io non sono qui' Todd Haynes affidò a ben 6 interpreti diversi (...) il ruolo di Bob Dylan, per sottolineare la natura plurale e inafferrabile del grande folksinger. Pohlad non si spinge così in là. Anzi usa questo espediente per lavorare su due registri molto diversi ma alla fin fine convenzionali. Così l'ineffabile Dano, attore peraltro sempre molto interessante, è il giovane artista puro e incompreso che litiga con gli altri membri della band (...). Mentre sul più attraente John Cusack è cucita la storia d'amore e redenzione con la bellissima ex-modella Melinda (una sopravvissuta, come lui) (...) (la luminosa Elizabeth Banks). Il viavai tra le due epoche e i due attori è abile e senz'altro seducente. Alla lunga però si fa un po' meccanico e soprattutto non compensa le debolezze di uno script così libero che per farsi seguire ricade nella formula. (...) Un'occasione a metà insomma. Anche se scoprire che dietro i californiani Beach Boys non c'erano solo sole, surf e gioia di vivere, sarà per molti una vera sorpresa." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 2 aprile 2016)

"Agli appassionati di musica rock/pop non sfuggirà che il titolo, 'Love and mercy', è lo stesso della canzone con cui, nel 1988, Brian Wilson apriva il suo primo album da solista. Chi dei Beach Boys ricorda solo l'aspetto 'fun', invece (spiagge californiane, surf e ragazze in bikini), avrà l'occasione di scoprire nel film di Bill Pohlad la biografia di un grande musicista, più geniale e innovativo - secondo molti - di Phil Spector e Elvis Presley. Se a Wilson fu diagnosticata una forma di schizofrenia paranoide (poi rientrata, dopo la guarigione dell'artista da una forte forma depressiva ), anche il film è, a suo modo, 'schizoide'. Nel ( doppio) senso che va avanti e indietro tra i 'sixties' e gli 'eighties' e che il protagonista è interpretato da due attori diversi: Paul Dano per il Brian giovane, John Cusack per quello più maturo. (...) Non c'è che dire: il biopic musicale, sotto-filone del sempreverde filone del film biografico, è vivo e sta bene. (...) questo bel film che - pur senza possedere la libertà creativa di 'lo non sono qui' di Todd Haynes - non si limita affatto ad allineare gli eventi in modo piatto e sequenziale, ma crea una struttura narrativa efficace e appassionante. Magari è forzata in senso ideologico la tesi, qui centrale, secondo cui le più belle e struggenti canzoni di Wilson non sarebbero mai nate senza la malattia mentale dell'autore. Però un autentico e originale merito del film è quello di mostrare il processo creativo della composizione e dell'orchestrazione (Pohlad è con ogni evidenza un appassionato di musica) di un brano musicale: si veda, in particolare, la sequenza della registrazione di 'Good Vibrations'. Da aggiungere che anche le sequenze non musicali sono spesso scritte in stato di grazia, come quella tra Brian e Melinda che conclude il film. Quanto alla 'schizofrenica' interpretazione del protagonista, se John Cusack è commovente nella sua fragilità di adulto smarrito e spaventato, Paul Dano offre una performance empatica e vibrante di alta classe, confermando le doti che aveva rivelato, una decina d'anni fa, in 'Little Miss Sunshine' e nel 'Petroliere'." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 31 marzo 2016)

"Efficacemente sceneggiato da Oren Moverman e Michael Alan Lerner e girato in un intonato stile di cinema indipendente da Bill Polhad, il film intreccia un doppio binario biografico: gli Anni 60 dei primi successi, con un Wilson incarnato in chiave di poetica, dolce follia da Paul Dano; e gli Anni 80 del ritiro, dell'internamento, della dipendenza dai farmaci e da uno psichiatra mascalzone (Paul Giammatti), dove il musicista è impersonato da un John Cusack sonnolento e sfiaccato fino all'incontro rivitalizzante con quella che diventerà la sua seconda moglie (un'ottima Elizabeth Banks). E su tutto domina un'idea di creatività come basso continuo di vita." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 31 marzo 2016)

"(...) il lato oscuro e meno noto di una storia costellata di successi è al centro del film di Bill Pohlad, 'Love and Mercy' (...) che, lontano dagli schemi dei classici 'biopic', ricostruisce la caduta e la rinascita di una figura leggendaria e fragilissima, osservata in due momenti chiave della sua vita (...). Lo spettatore assisterà dunque a un vibrante e profondo viaggio intimo, quello dalle tenebre alla luce, avanti e indietro nel tempo, in una ritmica alternanza di due periodi storici, gli anni Sessanta e gli Ottanta, tra le tessere di un complesso mosaico che poco a poco si ricomporrà sotto i nostri occhi. Ma saremo testimoni anche del percorso artistico del protagonista che si snoda nel panorama musicale di quegli anni e nel vivace contesto sociale che la produsse. Come il titolo stesso suggerisce, 'Love and Mercy' è un appassionato inno all'amore capace di guarire molte ferite, anche quelle invisibili. Al riparo dal cliché della pop star celebre e maledetta dal successo, dall'abusato binomio genio e sregolatezza, il film, realizzato in collaborazione con lo stesso Wilson e sua moglie Melissa, offre un ritratto umano assai più ambizioso, articolato e dolente da quello che ci si aspetterebbe da un film sui Beach Boys." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 31 marzo 2016)

"(...) originale come struttura e pieno, se non altro, di musiche memorabili." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 31 marzo 2016)

"Piacerà anche a chi non ama troppo le biografie di artisti famosi, di solito sbrigate specie da Hollywood coi luoghi comuni del genio e della sregolatezza. Bill Pohlad, non nuovo ai biopic, ha diviso la storia in due tronconi (gli anni del successo e quelli della depressione) rilasciando un convincente ritratto di grandezza sofferta e travagliata dall'inizio alla fine da un feroce inferiority complex." (Giorgio Carbone', 'Libero', 31 marzo 2016)

"Un biopic non convenzionale che punta principalmente a raccontare la vita travagliata dell'artista (...). Naturalmente, non mancano le canzoni più famose che impreziosiscono la rimarchevole performance di Paul Dano capace di dare i «volti» ad una personalità artistica così complessa." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 31 marzo 2016)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy