Louise - Michel

FRANCIA - 2008
4/5
Louise - Michel
Le lavoratrici di una fabbrica nella Picardia un giorno si svegliano con una triste notizia. Lo stabilimento ha chiuso perché l'attività è stata trasferita altrove e loro riceveranno un indennizzo di 2000 euro ciascuna dopo quarant'anni di servizio. Riunite nel pub locale, le operaie decidono unanimemente di mettere in pratica la proposta suggerita da una di loro, Louise: mettere insieme le loro buonuscite e racimolare così la somma necessaria ad ingaggiare un killer professionista, Michel, per uccidere il loro ex-capo...
  • Altri titoli:
    Louise & Michel
    Louise Michel
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.66)
  • Produzione: MATHIEU KASSOVITZ E BENOÎT JAUBERT PER MNP ENTREPRISE, NO MONEY PRODUCTIONS, ARTE FRANCE CINEMA
  • Distribuzione: FANDANGO (2009)
  • Data uscita 3 Aprile 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia


Le lavoratrici di una fabbrica in Picardia, Francia, si svegliano con una triste notizia: lo stabilimento ha chiuso, l’attività trasferita altrove, per ognuna un indennizzo di 2mila euro, dopo 20 anni di servizio. Riunite al pub, le operaie votano all’unanimità la proposta di Louise (Yolande Moreau): mettere insieme le buonuscite e assoldare un killer professionista per uccidere il loro ex capo. La scelta di Louise cadrà su Michel (Bouli Lanners), sicario che più improbabile non si può: da Amiens a Bruxelles, fino a un remoto paradiso fiscale, i due si lasceranno dietro una scia di morti collaterali, una sana dose d’anarchia, e un bebè in arrivo…
Come ti risolvo la crisi? Con una commedia nerissima e surreale, che fa la guerra con i sessi, le convenzioni del genere (noir) e le aspettative del pubblico, con silenzi assordanti, dialoghi secchi ma sparuti, e tante “ammazzatine” alla ricerca della felicità. Vendetta sarà fatta, ma a che prezzo? Quello del biglietto, che nel caso di Louis-Michel pare davvero a buon mercato. Meno duro, e più fine, del belga Ex Drummer, meno pretenzioso degli Idioti di Lars von Trier, ecco il Thelma & Louise del XXI secolo: per diventarlo ha tutti i numeri, ma non il genere…

NOTE

- PRESENTATO AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (III EDIZIONE, 2008) NELLA SEZIONE 'L'ALTRO CINEMA/EXTRA'.

CRITICA

"Nell'Universo di 'Louise & Michel', dove tutti sono pazzi, nessuno è quel che appare: a cominciare dalla corpulenta Louise, che in origine si chiamava Jean-Pierre. Una farsa nerissima e un po' tirata via nella forma. La morale: forse ci si può liberare 'di un' padrone; 'del' padrone, è impossibile". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 3 aprile 2009)

"E se gli umili, gli sconfitti, i perdenti riuscissero per una volta a vendicarsi? Se don Chisciotte abbandonasse il suo destino da inguaribile sognatore e per una volta nella vita riuscisse davvero a sconfiggere i mulini a vento? Forse nella realtà non succederà, ma al cinema anche i sogni più audaci possono sperare di avverarsi. Proprio come è successo al film 'Louise-Michel', che la sua battaglia contro i fantasmi del 'buon', cinema e del 'buon' gusto l'ha vinta sia sullo schermo, che davanti. Sullo schermo perché racconta una di quelle storie che in anni più coraggiosi e spregiudicati si sarebbero dette 'oltraggiose' e che oggi sembrano condannate al sospetto e alla diffidenza. E davanti allo schermo perché la coppia di registi che la firma - Benoît Delépine e Gustave Kervern - è riuscita non solo a farsi finanziare un film così (da Mathieu Kassovitz e da Arte) ma soprattutto a non farsi omologare con i soliti discorsi sui 'gusti del pubblico' e le 'aspettative del mercato'. E il miracolo maggiore forse è proprio il loro, quello di due autori comici cresciuti alla scuola dell'irriverente programma tv 'Groland', che nel 2004 per esordire sul grande schermo propongono 'un road movie su una sedia a rotelle'. E lo girano davvero, interpretandolo anche in coppia (titolo: 'Aaltra'). Mentre il successivo 'Avida' (2006), racconta il tentativo fallimentare di rapire un cane. Storie improbabili, raccontate con un gusto tutto surreale per le situazioni paradossali, dove l'importante sembra essere soprattutto la ricerca di una logica antitelevisiva. E dove serpeggia uno spirito anarcoide che si diverte a scompaginare le regole, le sicurezze e le convenzioni, spirito che i due registi chiamano solo 'anar' per evitare ogni politicizzazione. Salvo poi chiamare i protagonisti del loro terzo film come il nome e il cognome di una celeberrima anarchica francese, Louise Michel." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 3 aprile 2009)

"Il film che ha fatto impazzire i festival di San Sebastian e Sundance nel 2008, anticipava la bolla economica e la sua esplosione, i suoi meccanismi e i suoi corto circuiti. Illuminante e avvilente, in questo senso, la riunione delle donne liquidate con 20mila miseri euro, alla ricerca di un investimento che possa salvarle. Delépine e Kervern, in un film in crescendo, ci mettono di fronte ai nostri desideri reconditi e inconfessabili: insaziabili cinefili citano Buñuel, Gilliam, persino i Monty Python, rimasticando lo stile dei Coen. Non cercano reti di protezione, lo si capisce quando si scopre che le armi scelte per ammazzare il grande capo sono dei malati terminali, persino felici di essere utili allo scopo, kamikaze precari, vittime assolute che cercano di diventare carnefici, o meglio giustizieri. La sospensione del giudizio morale, dai dialoghi all'immagine, è immediata, e questo dice molto del coraggio dei registi ma anche dell'esasperazione degli spettatori". (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 3 aprile 2009)

"Tutto, per usare un termine di moda, 'politicamente scorretto', con quei malati richiesti di sparare, con quelle vittime designate che non sono mai quelle giuste, con il rapporto fra i due candidati assassini piegato, fino all'ultimo, ai risvolti più curiosi. Indicati anche dai loro nomi che, enunciati senza stacchi, Louise Michel, intendono citare polemicamente un'anarchica parigina fiera combattente, ai tempi della Comune, per i diritti dei lavoratori. Mentre al realismo si accoppia il surreale e il dramma lo costeggia un umorismo a freddo, nerissimo, senza nessuna contraddizione, comunque, 'narrativa' stilistica. I due protagonisti, piuttosto noti in Francia, riescono sempre ad esserne all'altezza. Yolande Moreau, una Louise tutta cipigli duri e ferme decisioni, Bouli Lanners, come Michel, uno dei sicari più balordi mai proposti da uno schermo. Una coppia secondo tutte le varianti del grottesco". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 3 aprile 2009)

"Benoit Delépine e Gustave Kervern, a dispetto delle dichiarazioni sui mali del mondo, il cinema lo sanno fare. Quindi non perdono tempo, dalla prima scena: forno crematorio, evidentemente regolato da addetti fannulloni, che si spegne a metà, bisogna chiedere ai dolenti un accendino in prestito. La volta che un regista italiano con pretese artistiche e simpatie anarchiche riuscirà a immaginare qualcosa di simile, promettiamo di inginocchiarci sui ceci". (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 3 aprile 2009)

"Il primo film europeo sulla crisi e nella crisi economica, 'Louise-Michel' di Delépine-Kervern, commedia francese nerissima, western sociale cattivo, inno all'anarchia di personaggi radicali, opera unica per originalità ed energia". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 3 aprile 2009)

"L'ironia e mordente, si ride a denti stretti, Louise è l'opulenta Yolande Moreau, interprete di commoventi follie. il disadattato killer è Bouli Lanners. Inquadrature semplici e sbiadite, crudeltà barocche, nessuna pietà per i morti e i moribondi, autori originali sospesi fra le atmosfere di Aki Kaurismaki e la rilettura dei Coen nel brumoso Nord. In magica sintonia con lo stato di crisi, il film riesuma l'esproprio (e non solo) proletario e vi aggiunge la nuova ambiguità sessuale (non è la parte più riuscita) con un trucchetto che non va svelato". (Piera Detassis, 'Panorama', 8 aprile 2009)

"Odio di classe e incerte identità sessuali confluiscono in una sedicente commedia nera dove l'eco dei film di Kaurismaki si sente troppo, il genio meno". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 3 aprile 2009)

"Girato con uno stile volutamente piatto e grossolano, come se si trattasse di appunti annotati sul taccuino di un cronista frettoloso,il film sfodera un finale da non perdere (non uscite di sala con i titoli di coda e aspettate il seguito). dove si lancia un duplice messaggio: i nemici di classe non sono più i padroni delle ferriere ma anonime società finanziarie: come diceva Erasmo da Rotterdam, la salvezza sta nella follia." (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 03 maggio 2009)
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