LOLA DARLING

SHE'S GOTTA HAVE IT

USA - 1986
Lola Darlin, una bella e vitalissima ragazza nera, conduce a New York una vita assolutamente libera. La sessualità è in lei così naturale e costante da farle frequentare tre uomini ad un tempo: il fatuo Greer; Mars un simpatico ciclista, Jamie, il più tenero e devoto. La situazione è paradossale, ma Lola non sa decidersi e da ciò nascono slanci, ripulse e momenti curiosi. Finché al momento in cui la donna allontana i primi due, dicendo a Jamie che gli vuole bene, proprio Jamie la rifiuta, disgustato dalla sfrenata disponibilità di Lola. E lei, dopo la sua limitatissima esperienza di fedeltà, torna alla propria vita di libertà, che è però anche amara solitudine.

CAST

NOTE

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CRITICA

"Giunge ad allietare i nostri schermi natalizi uno dei film più simpatici fra quanti, la primavera scorsa, affollarono le sezioni parallele del Festival di Cannes: 'She's Gotta Have It', ribattezzato 'Lola Darling' (...) Tuttavia il film si raccomanda per la sua ariosa inventiva, servita da una tecnica narrativa spigliata e allitterante che, facendo spesso parlare gli attori in macchina o commentando a volte gli eventi con serie di fotogrammi fissi, usa altresì a dovere un gradevole commento musicale con cui nel regista Spike si rivela il figlio del noto jazzman Bill (anche di persona sullo schermo, quest'ultimo, nei panni del padre di Lola). E i ritratti dei protagonisti sono tutti schizzati con vivacissimo gusto: Redmond Hicks (Jamie), John Terrel (Greer) e lo stesso Spike Lee (Mars) facendosi più in quattro che in tre attorno a Tracy Camila Johns (una Lola, o Nola, sfiziosissima)."
('Il Messaggero', 17 febbraio 1986)

"A Cannes, la primavera scorsa circolava una parola d'ordine: lascia stare i titoloni del concorso, non perderti 'She's Gotta Have It'. Da una sezione collaterale del big market primaverile, il film in bianco e nero scritto, diretto e interpretato dal giovane coloured Spike Lee è arrivato sino ai nostri cinema, in versione accurata e rispettosa: un piccolo miracolo dovuto all''Academy', che andrebbe premiato da un pubblico non più - speriamo - rintronato dai fuochi artificiali dei bidoni natalizi. 'Lola Darling' è un piccolo, frizzante, impertinente e spesso anche tagliente 'passatempo' (la definizione è del regista, la leggete sui titoli di testa) che cita i classici alternativi degli anni Sessanta ma, nello stesso tempo, è spia di un gusto e di una mentalità estremamente aggiornati (la sobrietà dimessa di certa narrativa, la freddezza concettualista di certi film, l'eleganza sintetica di certi fotografi)." (Valerio Caprara,'Il Mattino', 9 gennaio 1987)

"'Lola Darling' è riuscito a filtrare attraverso la 'censura di mercato' solo dopo che la critica ha definito il regista Spike Lee un 'Woody Allen di colore'. Anche se Lee ha una sua ben precisa personalità, ci sembra che l'accostamento abbia una qualche ragione. Come l'autore di 'Manhattan', anche il giovane autore nero si serve di una tecnica narrativa spezzata e allitterante, e di una inventiva che sposa uno stile non solo ricco di riferimenti cinematografici: ecco gli attori talora parlare guardando la macchina; la voce fuori campo commentare gli eventi a fotogramma fisso; il comportamento dei personaggi visto in un alternarsi veloce di seriosità e di humour; il dialogo come procedimento di analisi e di riflessione." (Vittorio Spiga, 'Il Resto del Carlino', 5 febbraio 1987)
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