Loin de mon père

Harcheck mi headro

ISRAELE, FRANCIA, GERMANIA - 2014
3/5
Loin de mon père
Moshe e Tami sono una coppia. Moshe ha 50 anni, Tami è appena ventenne. I due vivono un rapporto crudele e ossessivo, ma Tami non riesce a liberarsi di lui. Tami e Moshe sono padre e figlia.
  • Altri titoli:
    That Lovely Girl
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Tratto da: romanzo "Loin de son absence" di Shez
  • Produzione: TRANSFAX FILMS PRODUCTION, BIZIBI, RIVA FILMPRODUKTION

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Tami, nemmeno vent’anni, si lava i denti. Poi si occupa delle faccende domestiche. La sera dorme nel letto insieme a Moshe, 50 anni. Quando lui vuole fanno sesso, (quasi) sempre solo per il piacere di lui. Mangia e vomita, Tami. E si lava i denti, ossessivamente. E’ bulimica, Tami. E si taglia. Non esce quasi mai, Tami. Aspetta solo che Moshe non ci sia per andare sotto casa a fare il pieno di dolciumi. Si punisce, Tami. Ma al tempo stesso non riesce a liberarsi di quell’uomo: lo aspetta per cenare, gli fa il broncio se torna tardi o se non torna a dormire a casa. Tami “lo ama”. Moshe è suo padre.
Il primo film “shock” di Cannes 67 arriva da Un Certain Regard: è Loin de mon pere (That Lovely Girl) dell’israeliana Keren Yedaya, che nel 2004 vinse la Camera d’Or per l’opera prima Or (My Treasure). Claustrofobico e punitivo, il film (che per certi versi, seppur non possedendone le stesse ambizioni tecnico/narrative, potrebbe ricordare il recente Miss Violence del greco Avranas) ha il grande merito di saper dipingere una situazione al limite senza scadere nella semplicistica dicotomia carnefice vs. vittima, insinuando ben più complesse sfumature di natura psicanalitica.
Nel vortice dell’ossessione sadomasochista, naturalmente, deve finirci anche lo spettatore, al quale viene risparmiato poco o nulla (il reiterarsi delle vomitate, dei tagli, del sesso violento). E che, secondo un meccanismo forse sin troppo semplicistico, prima o poi incomincerà a “fare il tifo” affinché la ragazza si liberi da tutto questo. Che prenda coscienza di sé. La libertà – e qui il femminismo ha avuto la meglio su qualsiasi coerenza di scrittura… – potrebbe avere il volto di una sconosciuta che la accoglie in casa sua dopo una notte trascorsa fuori di casa, in seguito ad un moto di gelosia nei confronti del padre.
La tesi è servita.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA FONDATION RABINOVICH POUR LES ARTS-PROJET CINÉMA; CON LA PARTECIPAZIONE DELLA FONDATION LEON RECANATI; SOSTENUTO DA: ADMINISTRATION CULTURELLE, MINISTÈRE ISRAÉLIEN DE LA CULTURE ET DU SPORT E CONSEIL DU FILM ISRAÉLIEN; CON LA PARTECIPAZIONE DI: AIDE AUX CINÉMAS DU MONDE, CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE, MINISTÈRE DES AFFAIRES ETRANGÈRES, INSTITUT FRANÇAIS; CON IL SOSTEGNO DI FILMFÖRDERUNG HAMBURG SCHLESWIG-HOLSTEIN.

- IN CONCORSO AL 67. FESTIVAL DI CANNES (2014) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.
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