Logan - The Wolverine

Logan

USA - 2017
3/5
Logan - The Wolverine
2029. I mutanti sono spariti, o quasi. Un Logan isolato e scoraggiato sta affogando le sue giornate in un nascondiglio in un remoto angolo del confine con il Messico, racimolando qualche dollaro come autista a pagamento. I suoi compagni d'esilio sono l'emarginato Calibano e un Professor X ormai malato, la cui mente prodigiosa è afflitta da crisi epilettiche sempre peggiori. Ma i tentativi di Logan di nascondersi dal mondo e dalla sua eredità finiscono bruscamente quando una misteriosa donna arriva con una pressante richiesta: Logan deve scortare una straordinaria ragazzina e portarla al sicuro. Presto Logan dovrà sfoderare gli artigli per affrontare forze oscure e nemici emersi dal suo passato in una missione di vita o di morte che porterà il vecchio guerriero su un sentiero dove compirà il suo destino.
  • Altri titoli:
    Wolverine 3
  • Durata: 135'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, AVVENTURA
  • Tratto da: fumetto "Vecchio Logan" di Mark Millar e Steve McNiven
  • Produzione: HUTCH PARKER ENTERTAINMENT, THE DONNERS' COMPANY, GENRE FILMS
  • Distribuzione: TWENTIETH CENTURY FOX ITALY
  • Data uscita 1 Marzo 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Emanuele Rauco
Fin dai titoli di testa si capisce che Logan non è un cine-comic come gli altri: il terzo e probabilmente ultimo film dedicato al personaggio di Wolverine e quindi spinoff degli X-Men, diretto sempre da James Mangold (autore anche del brutto film precedente, Wolverine - L’immortale), parte con immagine di sole arido, atmosfere desertiche, grafica dei titoli che ricorda il cinema assolato degli anni ’70. E Logan, nella costruzione che ha dato Hugh Jackman, sembra la versione science-fiction di Un uomo senza scampo di Frankenheimer.

Il film è ambientato nel 2029: Logan è più un uomo di mezz’età che un supereroe, acciaccato e disilluso, lavora per mantenersi e per badare a Xavier, che è ormai, per lui, un padre molto malato. Ma l’apparizione di una bambina misteriosa, clonata dal suo DNA, lo porterà di nuovo in pericolo e in fuga per fuggire da coloro che vogliono eliminare i mutanti e catturare la ragazzina. Scritto da Michael Green, Scott Frank e David James Kelly assieme al regista, Logan è più un dramma d’azione a tinte western che un fantasy supereroico, in cui si assiste senza mezzi termine al crepuscolo di un’idea di cinema blockbuster per reinventarne una che coinvolga anche un pubblico più maturo.

Per esempio, al livello più superficiale di analisi, il film ha una violenza e una durezza visiva che ha rari precedenti nei film canonici Marvel o DC, i personaggi muoiono, sanguinano copiosamente, si squartano in modo esplicito sfiorando lo splatter dando senso e corpo visivo alla cupezza delle atmosfere, dei personaggi, senza le edulcorazioni a misura di minore (tanto più che la piccola Laura, una fantastica Dafne Keen, è più ferina e animalesca di Logan). Ma la confezione stessa è pensata per un pubblico che non cerca i parossismi da baraccone, la cui attenzione non ha bisogno di spettacolo ogni 10’: il ritmo è più ponderato, i personaggi si confessano, si aprono, si prendono il tempo necessario per emergere e sbozzare le curiose relazioni familiari, cosicché l’azione possa emergere meglio (come nella bella fuga automobilistica). E le stesse citazioni, da Il cavaliere della valle solitaria a Johnny Cash sui titoli di coda (che del film succitato di Frankenheimer era la colonna sonora), danno spessore e complessità tematica a un film che non ha paura di uccidere personaggi importanti in modo improvviso, secco, senza patetismi.

È un film sorprendente Logan, che sa costruire delle precise regole di genere e allo stesso spostarle, guardare un po’ più in là: e il merito oltre che di Jackman - che di questo personaggio è ormai un artefice, non solo l’interprete - è di Mangold, capace di dare a questo film mainstream il passo dolente, ironicamente disperato ma anche vitale e rinvigorente dei suoi film, come mostra un finale che sembra una rilettura sanguinolenta dei Ragazzi perduti di Peter Pan in cui la saga si spegne per riaccendersi e ricominciare da zero. O meglio, da X.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIV FIGURA ANCHE STAN LEE.

- FUORI CONCORSO AL 67. FESTIVAL DI BERLINO (2017).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2018 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE.

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 08/02/2018 HA ELIMINATO IL DIVIETO DI VISIONE AI MINORI DI 14 ANNI.

CRITICA

"(...) è davvero difficile mandar giù un film ipocrita, violentissimo e non particolarmente inventivo come ´Logan´(...). (...) Poco importa la trama (...): la piccola Wolverine serve solo a centuplicare azione e efferatezze, in un susseguirsi di volti, arti e crani devastati, o di teste mozzate tirate dalla piccola Laura ai piedi del nemico (...). Non manca una parentesi ´pedagogica´ (toccherà a Logan insegnare un minimo di civiltà a quella piccola selvaggia abituata a usare i suoi poteri in ogni occasione). (...) In tanta fragorosa mediocrità, spiccano dettagli destinati a entusiasmare i fans. Come l'autostrada percorsa da enormi Tir a guida autonoma, l'immagine più sorprendente del film. O la trovata, ingegnosa, di quei vecchi albi a fumetti della serie 'X-Men' che sembrano contenere informazioni preziose per Wolverine e Laura, oggi, nel 2029... (già Don Chisciotte, nella seconda parte del romanzo di Cervantes, legge un libro che racconta le sue gesta)." (Fabio Ferzetti, ´Il Messaggero´, 18 febbraio 2017)

"E' il decimo film (contando anche un paio di apparizioni) nel quale Hugh Jackman interpreta il mutante Wolverine, quello con gli artigli che sbucano dalle nocche delle mani (...). Ma affidare la regia e la scrittura del soggetto a un regista come Mangold, e scegliere una canzone di Johnny Cash per i titoli di coda ('The Man Comes Around', ovvero l'Apocalisse di San Giovanni in forma di ballata), significa da parte della Marvel una sola cosa: spedire il film in una direzione 'autoriale', dare all'estremo saluto di Logan/Wolverine un tono dolente e malinconico. Mangold è un regista all'antica (...) Si era già cimentato con l'universo Marvel nel precedente 'Wolverine - L'immortale', ma stavolta la ditta gli ha dato carta bianca per realizzare un film stranissimo, che sotto la facciata degli effetti speciali nasconde un'anima nera e bizzarra. Due aspetti fanno di 'Logan' un film interessante anche per chi non frequenta l'universo degli 'X-Men' e non legge i fumetti Marvel. Uno è squisitamente cinematografico: è un cripto-western, con i buoni inseguiti dai cattivi, i piccoli proprietari terrieri vessati dai capitalisti biechi (...) il secondo aspetto, strettamente politico: la bimba parte dal Messico, entra clandestinamente negli Usa (...).È un film che 'buca' le frontiere e abbatte i muri, rilanciando nel contempo l'etica western dell'eroe solitario e del viaggio verso la libertà. (...) non portateci i bambini: la violenza è efferata e la rappresentazione dell'infanzia mutante è molto torbida. Ma andateci voi, con occhi e neuroni bene aperti: i generi del cinema hollywoodiano, anche i Marvel-movies, nascondono ancora sorprese." (Alberto Crespi, ´L'Unità´, 18 febbraio 2017)

"L'ultima avventura del più famoso degli 'X-Men', Wolverine, interpretato da Hugh Jackman, che a questo ruolo deve la sua carriera, acquista toni più dark e conclude una saga iniziata nel 2000. (...) Concepito più come un western (sulla scia de 'Gli spietati' e 'Quel treno per Yuma') che come un tipico film Marvel, 'Logan' mette in campo molti spunti di riflessione interessanti, come la necessaria morte di eroi e supereroi (anche 'Batman vs Superman' si chiudeva con una tomba), la paternità con le responsabilità che questa comporta (forse il vero eroismo oggi sta nell'essere genitori), ma soprattutto il pregiudizio contro i diversi, la violenza della loro persecuzione e i confini (in questo caso sono quelli tra Usa e Canada vorrà dire qualcosa nell'era Trump?) oltre i quali c'è la salvezza. (...) Mai così cupo e sfiduciato, Logan combatte soprattutto contro i propri demoni, incarnati da una sorta di clone più giovane, forte e terribilmente aggressivo, come Terminator, e accetta il compimento del proprio destino proprio quando ha appena scoperto la dolcezza dell'amore. Vietato ai minori negli Usa, il film colpisce in effetti per le ripetute scene di violenza di cui sono protagonisti più che vittime proprio i bambini." (Alessandra De Luca, ´Avvenire´, 18 febbraio 2017)

"(...) un film che ridisegna i confini del cinema di supereroi. Chi si aspettava l'ennesima baracconata a effetti speciali, con il team di creature dotate di superpoteri al salvataggio della Terra, si trova davanti - invece - un road movie intinto nel western crepuscolare, dal 'Cavaliere della Valle Solitaria' agli 'Spietati'. (...) Prendendo le distanze dalla saga degli X-Men, 'Logan - The Wolverine' poggia su una drammaturgia solida ed esibisce una violenza adulta, anziché infantile e ludica. Dopo un anno di Oscar con molti candidati di 'genere' (il musical, il film di guerra, il crime-movie), non è escluso che anche i supereroi possano uscire dal limbo del cinema per minorenni." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 2 marzo 2017)

"(...) siamo sicuri che un fantasy possa sopportare una così massiccia dose di realismo? Intendiamoci, James Mangold è un ottimo regista; e questa idea di un Wolverine che, deposte idealmente le armi, vive confinato in uno sperduto avamposto messicano (...) evoca una suggestione da western crepuscolare; così com'è buona l'idea che sul punto di uscire di scena, il mutante scopra il sentimento paterno (...). Nella fuga del terzetto per difendersi dall'attacco delle forze oscure, il film assume un andamento di road-movie alla 'Mad Max' che gronda sangue e disperazione; e Jackman dà prova di intenso spessore drammatico. E tuttavia noi restiamo del parere che per un fumetto violenza e cupezza, sì, ma stilizzata." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 2 marzo 2017)

"(...) 'Logan' vuole fare sul serio: mood crepuscolare, anzi, terminale (a Hollywood un colpo di tosse non è tosse, ma il primo chiodo nella bara); violenza esplicita e persino splatter; drammaticità amplificata a scapito del cazzeggio abituale di questi action fumettari. Problema, si sente lo sforzo, l'artificio poetico, e spunta la domanda: ma a Wolverine di essere così serioso gliel'ha prescritto il medico? Film al sangue, eppur bollito." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 2 marzo 2017)

"(...) è un film crudo, violento, arso dal sole in grado di centrare con attenzione il tema portante della saga degli X-men, ossia la trasmissione e l'educazione. Ambientato oltre il confine messicano con precisi riferimenti al muro trumpiano, attraversato da brutali corpo a corpo e spargimenti di sangue, 'Logan' è uno dei migliori film dedicati a un personaggio Marvel. Sovrapponendo l'Alan Ladd de 'II cavaliere della valle solitaria' a Wolverine, Mangold dichiara come il film di supereroi sia di fatto il nuovo western: il codice genetico del nuovo cinema hollywoodiano." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 2 marzo 2017)

"Avete mai visto un supereroe con l'artrite, più di un grado di miopia, muscoli rattrappiti, fegato a pezzi (beve come una spugna), pure costretto ad accudire una svagata figura paterna in carrozzina? E l'inizio di 'Logan', decimo film da saga X-Men, terzo spin-off dedicato a Wolverine (Logan è il nome da borghese) e secondo cinecomic diretto da un ex regista d'essai allievo di Milos Forman. James Mangold, già molto bravo al timone del precedente 'Wolverine - L'immortale', affronta la zona del crepuscolo della star indiscussa della saga Marvel, beniamino del pubblico fin da 'X-Men' (2000) di Bryan Singer, come se il fumatore di sigari dalle folte basette fosse ancora quell'irresistibile mix man di furia e dolcezza per via delle tante torture subite. (...) Il film si muove come un grande western morale e mortale (assai truculento), tra spazi infiniti, vecchi rancori e nuove generazioni da educare (ricorda pure 'Il cavaliere della valle solitaria'). 'Logan' è la prova di come il cinefumetto possa diventare, grazie al tempo che passa, serializzazione e acuto lavoro editoriale, prezioso cinema d'autore." (Francesco AIò, 'Il Messaggero', 2 marzo 2017)

"Piacerà perché la nuova (e pare ultima) avventura del mutante allupato non indulge ai trionfalismi che sono la nota più indigesta dei film sui supereroi. Regista tutt'altro che mediocre ('Quel treno per Yuma') Mangold ha introdotto nella vicenda una nota struggente e malinconica che entra in circolo allo spettatore (specie ai fan del west crepuscolare)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 2 marzo 2017)

"II titolo sta a indicare la scelta di Mangold di far prevalere l'umanizzazione del supereroe, un Wolverine cupo, stanco, depresso.(...) Alla nona apparizione cinematografica, Jackman dà, finalmente, al suo mutante, profondità emotiva e intensità da applausi. Un «western» crepuscolare, violento, dove scorre molto sangue. Una degna conclusione della saga." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 2 marzo 2017)

"Tra i musical 'la la' e le comicate nostrane questa è una commedia drammatica di umorismo esistenziale, fuori canone, fuori misura (due ore e 30), attenta a non forzare i tempi della vita conservando i tempi adeguati della rappresentazione. (...) A ogni passaggio ciò che sembra cadere viene recuperato da una riuscita fusione di sceneggiatura, interpreti e regia, sempre poco sotto il surreale, confine manipolato per suggerire l'inadeguatezza del cuore al ferro dell'alienazione da profitto." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 3 marzo 2017)
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