Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato

The Hobbit: An Unexpected Journey

USA, NUOVA ZELANDA - 2012
3/5
Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato
Il giovane Bilbo Baggins viene coinvolto dal mago Gandalf il Grigio in un'epica ricerca per reclamare il Regno Nanico di Erebor, governato dal terribile drago Smaug. Al seguito di tredici nani capeggiati dal leggendario guerriero Thorin Scudodiquercia, Bilbo partirà per un viaggio attraverso terre piene di pericoli e avventure, abitate da Goblin e Orchi, implacabili Warg e Ragni Giganti, esseri mutanti e stregoni, fino a raggiungere l'Est e le aride terre della Montagna Solitaria. Lungo il tragitto, però, nei tunnel dei Goblin Bilbo incontrerà una creatura che gli cambierà la vita per sempre: Gollum. Rimasto solo con lui, Bilbo Baggins scoprirà a sorpresa di essere astuto e coraggioso e, soprattutto, riuscirà a impossessarsi del prezioso 'tesoro' di Gollum: un anello d'oro dall'aspetto semplice che possiede però qualità inaspettate ed è indissolubilmente legato alle sorti della Terra di Mezzo...
  • Altri titoli:
    The Hobbit: Part 1
  • Durata: 173'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: RED EPIC, REDCODE RAW (5K) (DUAL-STRIP 3-D) , 35 MM /D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo "Lo Hobbit" di J.R.R. Tolkien
  • Produzione: CAROLYNNE CUNNINGHAM, ZANE WEINER, FRAN WALSH, PETER JACKSON, PHILIPPA BOYENS, EILEEN MORAN PER WINGNUT FILMS, NEW LINE CINEMA, METRO-GOLDWYN-MAYER (MGM), 3FOOT7
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA - DVD E BLU-RAY: WARNER HOME VIDEO (2013)
  • Data uscita 13 Dicembre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Può considerarsi fallimentare un'impresa che rappresenta il massimo dell'eccellenza tecnica di oggi e che è destinata a segnare in ogni caso la futura storia del cinema? Ebbene sì, Lo Hobbit fa anche questo. Il ritorno di Peter Jackson nella Terra di Mezzo è segnato da un paradosso: mantiene alti, molto alti, gli standard del fantasy hollywoodiano, coniugando gigantismo produttivo e piacere della narrazione, stupore infantile e riflessione adulta, intrattenimento di massa e cultura alta, artigianato e digitale, ma inciampa sul passo più ardito, l'esperienza visiva.
L'esperimento tecnologico voluto da Jackson, girare in 3D a 48 fotogrammi al secondo (per eliminare l'annoso problema della messa a fuoco della pellicola in presenza di movimenti vorticosi della mdp), lascia in effetti interdetti. Come già avevano messo in evidenza i critici americani, la tessitura delle immagini è talmente nitida ed esasperata nei dettagli da risultare posticcia. Sembra davvero di assistere a uno show televisivo in HD. Le scene, specie quelle in interni (vedi la riunione dei nani nella casa di Bilbo Baggins), esplodono in piena luce, una luce diafana che abbatte ogni separazione tra sfondo e primo piano e che restituisce immagini incorporee, fasci luminosi che si muovono a velocità innaturale. Pure silhouette digitali. Un effetto che finisce per penalizzare - annullare? - la resa in profondità del 3D.
Per il resto la seconda grande trasposizione di Tolkien su grande schermo ha la maestosità della prima trilogia, ma non lo stesso fascino. Il film risente dell'asincronia rispetto alla fonte letteraria. Se Lo Hobbit di Tolkien costituiva l'abbozzo, la premessa ingenua della grande epopea del Signore degli Anelli - quest'ultimo raccontava eventi accaduti 60 anni dopo ampliandone al contempo respiro, mitologia e ambizioni - al cinema le cose sono andate diversamente, inversamente: Il Signore degli Anelli, con i suoi viaggi, le terre, gli hobbit, i nani, gli elfi, gli orchi, i goblin, i troll e i gollum, c'è già stato. E' un immaginario che riproposto oggi, pur con tutta la maestria della squadra creativa di Jackson e della Weta (la maggior parte dei quali già premiati con l'Oscar grazie alla saga precedente: Andrew Lesnie alla fotografia, Dan Hennah alle scenografie, Howard Shore alle musiche, Peter Swords King e Richard Taylor  ai trucchi, Joe Letteri agli effetti speciali), non ha uguale forza epifanica. Certo, gli innesti - primo fra tutti Martin Freeman nel ruolo di Bilbo giovane, ma anche lo stregone bruno Radagast (Sylvester McCoy), fiabesco ambientalista con escrementi di uccello a coprirgli parte del viso, e il re dei nani Thorin Scudodiquercia (Richard Armitage) - sono riusciti, la compagnia dei nani non ha nulla da invidiare a quella dell'Anello e le creture del male (dall'Orco Pallido e il suo mannaro bianco al Negromante, un po' meno il Drago Smaug) sono ancora una volta all'altezza.
Eppure il loro percorso narrativo risulta meno interessante, e non solo perché Jackson ci mette un'ora buona (su tre) prima di far decollare l'azione, ma proprio perché il viaggio di maturazione, la lotta tra Bene e Male, la sete di Potere, la fedeltà a una missione, erano tutti temi già ampiamente sviluppati dalla trilogia dell'Anello. Di nuovo semmai c'è il motivo del ritorno, la nostalgia di casa e la rivendicazione della propria terra, dalle reminiscenze bibliche (il re dei nani guida il suo popolo disperso come un fiabesco Mosé) e aperto a ogni tipo di lettura attualizzante. L'atmosfera è più distesa, il ritmo picaresco, lo spazio maggiormente verticale (le scenografie mirabolanti di Hannah rivisitano in chiave barocca le architetture impossibili di Escher). Ian McKellen, Andy Serkis (il Gollum) e Cate Blanchett garantiscono carisma e continuità tra le due trilogie. Ma "la nuova" resterebbe comunque superflua, se non fosse per quel tentativo pionieristico di spostare in avanti i confini della tecnologia e della visione. Scommessa fallita, lo abbiamo già detto, ma non peregrina. Dopotutto, dietro a ogni grande rivoluzione c'è una storia costellata di insuccessi.

NOTE

- A CAUSA DEI CONTINUI RITARDI, NEL MAGGIO DEL 2010 IL REGISTA GUILLERMO DEL TORO HA ABBANDONATO LA PRODUZIONE MA E' RIMASTO COMUNQUE TRA GLI AUTORI DELLA SCENEGGIATURA, COSI' COME AVEVA DICHIARATO PETER JACKSON DURANTE LA PREPARAZIONE DEL FILM: "IL SUO INCREDIBILE APPORTO E TALENTO VISIONARIO VIVRANNO COMUNQUE NEGLI SCRIPT".

- NELLA VERSIONE ITALIANA, GIGI PROIETTI È IL DOPPIATORE DI IAN MCKELLEN/GANDALF IL GRIGIO.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2013 PER: MIGLIOR SCENOGRAFIA, TRUCCO E ACCONCIATURE (PETER SWORDS KING, RICK FINDLATER, TAMI LANE) ED EFFETTI SPECIALI.

CRITICA

"J.R.R. Tolkien era uno stimato studioso di antica letteratura sassone a Oxford quando nel 1931/32, rivolgendosi come ideali lettori ai suoi bambini, scrisse 'The Hobbit'. Pubblicato nel 1937, il successo del fantasy produsse quel sequel epico e grandioso che è 'Il Signore degli Anelli'; nel corso della lunga gestazione della saga, in vista di anticiparne o sottolinearne temi portanti (fra cui il motivo dell'anello), Tolkien si trovò ad apportare alcuni ritocchi a 'The Hobbit' (rieditato ora da Bompiani in una magnifica edizione a cura della Società Tolkeniana italiana). Avendo fatto il percorso inverso a quello dello scrittore, il regista Peter Jackson si è confrontato con il problema opposto di rispecchiare la vena leggera, buffa, ironica del prequel, senza tradire lo spirito cupo e tenebroso della trilogia realizzata fra il 2001 e il 2003 con straordinario riscontro di pubblico; mentre la scelta di suddividere in tre puntate 'The Hobbit' (in uscita da qui al 2014) è stata probabilmente motivata dalla necessità di recuperare gli ingenti costi di produzione, distribuendo la spesa e moltiplicando gli incassi. Tali considerazioni nulla tolgono al valore di questo primo capitolo, che è la conferma di un'alta professionalità e di una indubbia capacità creativa. Se Tolkien è riuscito da par suo a dar vita a un mondo di fantasia popolato di mitologiche creature - elfi orchi gnomi goblin draghi - bisogna riconoscere al cineasta neozelandese di aver saputo trasporre dalla pagina allo schermo questo universo con coerente e affascinante forza immaginifica." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 13 dicembre 2012)

"Arriva (...)il sospiratissimo 'Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato' di Peter Jackson che racconta le vicende che precedono di sessant'anni la saga de 'Il signore degli anelli'. 48 fotogrammi al secondo e in 3D rendono le immagini straordinariamente reali, ma il film decolla dopo più di un'ora e la tecnologia sottrae una buona dose di magia alle immagini." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 13 dicembre 2012)

"Piacerà al pubblico piccino, principalmente. Non so se Tolkien quando scrisse 'Lo Hobbit' pensò principalmente al lettore under 10. Ma certo la storia che consegnò ai posteri (e che Peter Jackson ha fatto sua) strizzava più l'occhio alla favolistica nordica che al romanzo che oggi viene chiamato di 'Spada e stregoneria'. 'Sword and sorcery' era certamente la parte degli «Anelli» dedicata alle battaglie del futuro re Aragon. Ed erano appunto le battaglie il motivo principale del consenso (tanto consenso, tre miliardi di dollari) dello spettatore adulto. 'Lo Hobbit' invece potrebbe essere tranquillamente intitolato «Bilbo e i quattordici anni» tanto è lo spazio che viene dato, nella caratterizzazione di personaggi alla mini armata Brancaleone diretta verso il Monte Fato. L'attore scespiriano Richard Armitage (statura 1.85) nel ruolo di Thorin, ha la parte del leone. Ma anche gli altri (tutti recitati da interpreti di normale costituzione) hanno il loro siparietto. Il Brontolo della situazione si chiama Bifur (e va in giro colla testa spaccata da un'ascia), il Dotto Dori, il Mammolo, Gloin. Gli adulti si chiederanno: ma uno spettatore maggiorenne e vaccinato, troverà qualcosa da mordere in questo «signorino degli anelli»? Beh, sì, certamente, come narratore popolare Peter Jackson è da dodici anni (cioè dal primo «Anello») un numero uno (l'ha dimostrato anche nei film seguenti, come nel remake di King Kong). Sa come predisporre i colpi di scena, maneggiare la tensione e la commozione. E poi come riesce ad appagarti gli occhi. Per tutti i suoi 166 minuti 'Lo Hobbit' è sempre al massimo dello splendore. Non s'è mai vista, credo sullo schermo, una simile profondità di campo. Tanto da far sentire male non pochi spettatori a una delle anteprima americane." (Giorgio Carbone, 'Libero', 13 dicembre 2012)

"Primi quaranta minuti soporiferi; poi, il regista scatena il 3D regalando alcune scene (nelle caverne dei goblin) di notevole effetto. In alcuni casi anche troppo, neanche fosse un film di Indiana Jones. Cast in palla, a partire dall'ottimo Freeman." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 13 dicembre 2012)

"A dieci anni dal trionfo de 'Il ritorno del re', ultimo capitolo della trilogia de 'Il signore degli anelli' - vincitore di undici dei diciassette Oscar assegnati alla saga che ha ridato vita al genere 'fantasy' - Peter Jackson torna nella 'Terra di Mezzo' fantasticata da Tolkien per raccontarci cosa accadde prima. Ma 'Lo Hobbit. Un viaggio inaspettato', attesissimo primo episodio di un'altra trilogia, non regge il confronto. Nonostante un 3d di grande impatto visivo e la tecnologia a 48 fotogrammi al secondo, contro i 24 utilizzati normalmente, che regala una nitidezza senza precedenti sul grande schermo, il film non convince. La prima parte lenta e troppo lunga viene riscattata parzialmente da un bel prologo e da un seguito che richiamano solo a tratti la magniloquenza mitologica che aveva fatto la fortuna dell'opera precedente. Forse proprio la ricerca della perfezione visiva, con immagini pulite e senza sbavature, fa sì che il realismo da pregio si trasformi in limite, perché toglie quell'alone di epicità alle scene. Epicità peraltro già ridimensionata dal ricorso a un registro narrativo fiabesco e fin troppo incline alla commedia. Una scelta che contrasta troppo con la parte della storia in cui prevale l'aspetto bellico. E gli stessi nani, con l'unica eccezione del capo, sebbene caratterizzati ottimamente, finiscono per divenire delle caricature poco credibili nei panni di intrepidi guerrieri pronti a riconquistare il loro regno. Perché a questo sono chiamati. Ed è a questo che, all'inizio del film, lo stregone Gandalf il Grigio (ancora una volta Ian McKellen) chiama lo hobbit, Bilbo Baggins (Martin Freeman), la cui presenza servirà da raccordo per comprendere i fatti che sarebbero avvenuti nella Terra di Mezzo sessant'anni dopo, raccontati ne 'Il signore degli anelli'. Lo hobbit viene dunque coinvolto nell'impresa della riconquista del ricco Regno Nanico di Erebor governato dal terribile drago Smaug. Con lui Gandalf e tredici nani capeggiati dal leggendario guerriero Thorin Oakenshield (Richard Armitage). Il loro sarà un viaggio lungo e pericoloso, attraverso terre abitate da creature mostruose e terrificanti: orchi, troll di montagna, lupi assassini. Più di una volta saranno chiamati a combattere per sopravvivere. Come nelle caverne in cui vivono i Goblin, dove Bilbo incontra una creatura che cambierà la sua vita per sempre: Gollum (cui dà le movenze Andy Serkys), con il suo 'tesoro'. Ed è proprio questa sequenza, sulle rive di un lago sotterraneo, la più interessante del film, sia dal punto di vista cinematografico per la notevole qualità, sia dal punto di vista della narrazione, fedele com'è al testo. Perché è quella che offre la chiave di lettura di quanto accadrà in seguito e che gli appassionati della saga ben conoscono. Infatti Bilbo Baggins riuscirà a impossessarsi del 'prezioso' anello d'oro di Gollum che possiede poteri magici, ma al quale sono legate le sorti della Terra di Mezzo. Ed è qui che 'Lo hobbit. Un viaggio inaspettato' diventa 'prequel' de 'Il signore degli anelli'. Ma siccome il libro di Tolkien, frutto rielaborato della favola serale che lo scrittore raccontava ai figli, non si configura come un antefatto di quella storia, Jackson compie un'operazione più complessa. Prende tutto quanto scritto da Tolkien e lo integra, con molta libertà rispetto al romanzo originario e con rimandi alla precedente trilogia. E nella pur indispensabile autocitazione - all'inizio incontreremo brevemente Frodo Baggins (Elijah Wood), e poi, via via Sauron (Christopher Lee), Galadriel (Kate Blanchet), e torneremo a Gran Burrone - Jackson appare fin troppo compiaciuto nel riportaci là dove tutto era iniziato. Ma questo non dispiacerà agli appassionati, pronti a perdonare tutto o quasi, pur di potersi immergere di nuovo in quel mondo misterioso, oscuro e fantastico. Anche se la riproposizione di collaudate scenografie, musiche e fotografia che avevano decretato il precedente successo stavolta non dà come risultato la stessa magica alchimia. Manca il 'pathos'. Soprattutto resta un senso di incompiutezza del racconto. È il rischio che si corre quando, probabilmente per motivi di marketing e di rientro degli elevati costi, si prende una storia, la si allunga e la si divide. Con 'Un viaggio inaspettato' - e i suoi ben 173 minuti di durata - il prezzo di tale operazione appare alto in termini di qualità del prodotto. Ma è anche vero che un'opera così va valutata nel complesso. E allora aspettiamo di vedere gli altri due capitoli, peraltro già pronti, a parte alcune scene ancora da girare, per un giudizio definitivo. Si è curiosi di capire come Jackson farà emergere la figura di Bilbo Baggins, fin qui solo abbozzata. Nel romanzo è ignaro dell'alto compito per il quale è prescelto, così come della dignità nascosta nel suo intimo, che lo chiama a grandi cose, inimmaginabili per lui. Il suo destino appare segnato, volto verso un fine alto da cui pare ineluttabilmente attratto. A lui, uno hobbit, creatura piccola e pacifica, è stato assegnato un compito che nessun altro essere, per quanto grande e potente, potrà portare a termine. Ma la strada non è segnata, perché pure a lui è data la libertà di scegliere, e quindi di sbagliare. Ma anche di ricominciare d'accapo. In questo 'Lo hobbit' è una storia tutt'altro che banale. La vera sfida cinematografica sarà rendere tutto ciò credibile, oltre che spettacolare." (Gaetano Vallini, "L'Osservatore Romano", 14 dicembre 2012)
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