Lo and Behold - Internet: il futuro è oggi

Lo and Behold, Reveries of the Connected World

USA - 2016
3,5/5
Lo and Behold - Internet: il futuro è oggi
Che cos'è Internet oggi? Che ruolo ha nelle nostre vite e come influirà sul nostro futuro? Werner Herzog guida gli spettatori nell'esplorazione del favoloso mondo digitale contemporaneo, in dieci tappe che analizzano ciascuna una delle numerose facce di questa realtà ricca e onnipotente che è il Web, alla scoperta dei suoi lati più sorprendenti tra robotica e hacking, nuovi fenomeni psicologici e dinamiche sociali, rischi e meraviglie. E, nel delineare un quadro completo di dove siamo, ci permette di intravedere dove stiamo andando: un futuro in cui forse Internet sarà capace di sognare se stessa, gli asceti avranno bisogno del wi-fi e i robot sapranno giocare a calcio meglio di noi.
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Produzione: RUPERT MACONICK, WERNER HERZOG PER SAVILLE PRODUCTIONS
  • Distribuzione: I WONDER PICTURES/UNIPOL BIOGRAFILM COLLECTION
  • Data uscita 6 Ottobre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Andrea Chimento

Dopo aver esplorato l’Antartide (Incontri alla fine del mondo, 2007), le grotte Chauvet in Francia (Cave of Forgotten Dreams, 2010) e la vita nella Taiga (Happy People: A Year in the Taiga, 2010) – soltanto per citare alcuni dei documentari più recenti – Werner Herzog si concentra su un universo ancora più misterioso e affascinante: Internet.

Attraverso dieci capitoli indipendenti, il regista tedesco firma un’interessante riflessione sul mondo dell’informatica, dai primi esperimenti sul tema sino alla robotica più avanzata, passando per i problemi sociali causati dal web e per i videogiochi.

È un’operazione curiosa e intelligente Lo and Behold – Internet: il futuro è oggi: curiosa perché composta da dieci capitoli indipendenti e intelligente perché nessuno prima di Herzog era riuscito a sviscerare il mondo di internet con tale forza. La bellezza di questo documentario, comunque piuttosto elementare nella messa in scena, sta proprio nella capacità di ritrarre un universo tanto sfaccettato e multiforme, impossibile da riassumere e, forse, da analizzare.

C’è da evidenziare come il film abbia diversi passaggi meno riusciti di altri, e non sia tra i documentari più suggestivi dell’autore tedesco (si pensi al magnifico Grizzly Man), ma forse non poteva essere altrimenti vista la complessa materia di partenza, talmente delicata che Herzog sceglie di palesarsi meno del solito, lasciando che siano le immagini e le interviste a parlare: colpisce, in particolare, il momento in cui si confessa un hacker professionista, che ha scontato diversi anni della sua vita in prigione. Alcuni punti potevano essere approfonditi maggiormente (i social network sono praticamente assenti), mentre è stupefacente il primo capitolo riguardante la prima comunicazione della Storia. Resta, in ogni caso, un documentario da vedere, capace di dirci qualcosa sul mondo virtuale che ci circonda e, di conseguenza, su noi stessi. Dopo essere stato presentato al Sundance Film Festival, è passato in Italia dal Biografilm Festival di Bologna e dal Milano Film Festival prima di arrivare nelle sale.

CRITICA

"(...) Werner Herzog (...) sa rendere anche la più didascalica passerella di interviste un'avventura appassionante (...). Il regista non dà soluzione al dilemma tra attrazione per una rivoluzione che ha cambiato la vita di tutti e l'allarme per le incontrollabili conseguenze della sua penetrazione." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 6 ottobre 2016)

"Partendo dalle origini del web, fino ad immaginare scenari nei quali la rete «potrebbe sostituirsi a Dio», Herzog confeziona un documentario esauriente, corposo, equidistante." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 6 ottobre 2016)

"Agli scienziati dei programmi spaziali di spedizioni su Marte, Werner Herzog si propone subito per partire. Lo fa senza esitazioni, mentre il suo interlocutore sorride divertito. E invece c'è da credergli perché l'immagine della sfida «assoluta» fonda la poetica del regista tedesco, le sue storie i cui protagonisti (pensiamo a 'Fitzcarraldo') incarnano l'epica di una impresa impossibile, la dimensione del suo fare cinema. 'Lo and Behold: Reveries of the Connected World', il suo nuovo film (...) risponde all'esigenza di esplorare il mondo al tempo di internet con le nostre vite che appaiono sempre più interconnesse e dipendenti dai social network. Lui internet lo usa raramente, ha un «limite biologico» nei confronti della navigazione web e Facebook o Twitter non lo riguardano. Ma certo il suo non è uno sguardo banalmente moralista o nostalgico. Nei dieci capitoli che scandiscono 'Lo and Behold' Herzog ne esplora infatti molteplici frammenti, possibilità, usi quotidiani, speculazioni filosofiche, meraviglia e mostruosità, rischi e scommesse. Il suo è un viaggio che allo stesso tempo attraversa il paesaggio americano cercando anche lì le tracce dei cambiamenti prodotti dalla tecnologia (...). Attratto dai «giocatori» più spericolati (...) Herzog nel ruolo del narratore mescola umorismo, romanticismo, curiosità provando a immaginare insieme ai molti intervistati - scienziati, astronomi, analisti... - presente e futuro di internet a cui l'esistenza del mondo appare ormai indissolubilmente legata. (...) Herzog attraversa una galassia, e la questione non è mai se internet è «bene» o »male» (...). «Internet sogna se stesso» chiede il regista ai suoi interlocutori. Cioè la rete è ormai autonoma dall'uomo da mutare la concezione morale e sociale? L'orizzonte è aperto, quello della rete e quello del film." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 6 maggio 2016)

"Illuminanti, sorprendenti, a volte divertenti, le conversazioni con i protagonisti sparsi nel mondo (...). Diciamo ancora una volta quanto sia straordinario il cinema di Herzog che, detto ciò che doveva col cinema di finzione, è passato al documentario come a un'arma etica d'intervento." ('Nazione-Carlino-Giorno', 7 ottobre 2016)
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