Lisbon Story

GERMANIA - 1994
Phillip Winter riceve una cartolina da Lisbona: l'amico regista Friedrich Monroe lo invita come tecnico della sonorizzazione per il film che vi sta girando. Durante il lungo trasferimento per la vecchia Europa, l'automobile di Winter va in pezzi. in Portogallo, Phillip la rivende a un tale purché trasporti col suo furgone lui e le valige con le attrezzature, nello scalcinato appartamento del regista assente. In compenso quattro ragazzini lo tormentano e lo deliziano con le loro videocamere e un quinto, Zè, appare e scompare misteriosamente. Winter viene anche truffato, nel quartiere della mala dove si è recato in cerca di suoni, da un giovane che gli promette notizie sull'amico Friedrich. Nella stessa casa del cineasta prova il gruppo musicale dei "Madredeus", Teresa Salgueiro, colpisce con la sua grazia Phillip. Infine, seguendo il misterioso Zè, che lascia come traccia una videocamera nascosta in una busta di plastica, trova finalmente l'amico che vive come uno zingaro nella sua vetturetta abbandonata in un quartiere stravolto dall'avanzata della Lisbona moderna, che stride pesantemente con la suggestione delle immagini in bianco e nero girate da lui e che Phillip passa e ripassa in moviola. Il suo scopo, aiutato da vari ragazzini, è di filmare, senza alcun intervento culturale, immagini in libertà che solo i posteri potranno apprezzare. Phillip protesta, con un messaggio registrato dall'amico, che un simile procedimento è in realtà la negazione del cinema "puro" cui egli allude, e che gli occhi dell'uomo e soprattutto la sua partecipazione emotiva e affettiva rendono le immagini veramente vive. Phillip rinuncia a partire e i due si mettono a filmare la rumorosa e agitata vita di Lisbona con la vetusta cinepresa.

CAST

NOTE

- WIM WENDERS E' STATO CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 1996 COME REGISTA DEL MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Finalmente un omaggio a Fellini che esula dai rituali d'obbligo e assume un significato concreto. Nella prima scena di 'Lisbon Story' di Wim Wenders il tecnico del suono Winter (impersonato da Rudiger Vogler) intravede in mezzo alla posta ammonticchiata all'uscio di casa una copertina del 'Wochenpost' con il titolo 'Ciao Federico'. Nell'ultima scena la stessa scritta appare e scompare, biblicamente, su un muro dello studio che il protagonista è andato a occupare nella capitale portoghese. Il significato del duplice segnale appare chiaro nel contesto della vicenda, che è la descrizione di una crisi: quella del regista Fritz Monroe (Patrick Bauchau nel personaggio già apparso in 'Lo stato delle cose') che non se l'è sentita di proseguire il suo film e si è dato alla macchia." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 5 marzo 1995)

"Qua e là con spunti interessanti, belle immagini, discorsi intelligenti (anche se troppo insistiti), tentativi spesso riusciti di intrecciare al documento anche i casi umani, specie nel disegno della psicologia del fonico, ma poi non si va oltre: i ritmi, se non stentati, certo sono molto lenti, l'interesse, a parte, nel finale, le dissertazioni sulla immagine filmica (comunque solo per addetti ai lavori) non è mai molto vivace e, al momento di concludere, resta l'impressione quasi soltanto di una divagazione letteraria filtrata attraverso un'insistita cinefilia, senza vere motivazioni logiche, con riferimenti scarsi ad una umanità autentica nei personaggi. (...) Fra gli altri interpreti, basti citare il protagonista nelle vesti del fonico, Rudiger Vogler, che segue Wenders dal 1971 (il primo film fu 'La paura del portiere prima del calcio di rigore'): ma, per entrambi, regista e attore erano decisamente tempi migliori." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 2 marzo 1995)

"Non è un film difficile: si può conoscerlo meglio anche leggendone la sceneggiatura pubblicata da Ubulibri a cura di Mario Sesti. I concetti danno corpo a una storia. Richiamato con urgenza dall'amico regista Friedrich Monroe (stesso nome e stesso interprete, Patrick Bauchau, de 'Lo stato delle cose') il tecnico del suono Philip Winter (stesso nome e stesso interprete, Rudiger Vogler, di 'Fino alla fine del mondo' e 'Così lontano cosi vicino') si mette in macchina, arriva a Lisbona; l'amico è scomparso, restano la città bellissima e i suoi suoni da vedere e registrare, gangsters e bambini da incontrare, una cantante affascinante da amare sinché il regista non riappare. Citazioni di Pessoa, epifania aggraziata e spiritosa di Manoel De Oliveira. Lisbon Story si apre e si chiude con un saluto a Fellini che se n'è andato, 'Ciao Federico': può essere l'espressione d'un rimpianto o un'allusione al protofilm di crisi d'un regista, '8 e ½', speriamo che non sia un addio al cinema." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 17 marzo 1995)
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