L'insulto

L'insulte

FRANCIA, LIBANO - 2017
3/5
L'insulto
Durante i lavori per rinnovare la facciata di un edificio a Beirut, Toni, un cristiano libanese, e Yasser, un rifugiato palestinese, si scontrano per un impianto idraulico. La lite è piuttosto violenta a livello verbale tanto che Yasser finisce per insultare Toni. Quest'ultimo, ferito nella sua dignità, decide di sporgere denuncia e i due vengono improvvisamente catapultati in un vortice infernale con un lungo processo che attira l'attenzione mediatica nazionale, per le ataviche questioni tra palestinesi e cristiani libanesi. Al processo, oltre agli avvocati e ai familiari, si schierano due fazioni opposte di un paese che riscopre in quell'occasione ferite mai curate e rivelazioni scioccanti, facendo riaffiorare così un passato che è sempre presente.
  • Altri titoli:
    The Insult
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.39)
  • Produzione: ANTOUN SEHNAOUI, JEAN BRÉHAT, RACHIB BOUCHAREB, JULIE GAYET, NADIA TURINCEV PER EZEKIEL FILMS, ROUGE INTERNATIONAL, TESSALIT PRODUCTIONS, IN COPRODUZIONE CON COHEN MEDIA GROUP, SCOPE PICTURES, DOURI FILMS
  • Distribuzione: LUKY RED IN ASSOCIAZIONE CON 3 MARYS ENTERTAINMENT
  • Data uscita 6 Dicembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Beirut, oggi: una grondaia fuorilegge, una riparazione non richiesta, un insulto (“Brutto stronzo”), e le vite del cristiano libanese, un meccanico, Toni (Adel Karam, già visto in Caramel) e del rifugiato palestinese, un capomastro, Yasser (Kamel El Basha) non saranno più le stesse. L’escalation è violenta, invasiva: Toni ha due costole rotte, e le ripercussioni toccheranno perfino la moglie incinta e la nascitura, mentre il datore di lavoro di Yasser cerca di mediare. Nulla da fare, esplode un altro insulto (“Ariel Sharon avrebbe dovuto sterminarvi”, profferito contro Yasser), il caso finisce in tribunale, anzi, in corte d’appello, dove si affrontano due avvocati padre e figlia, e il circo mediatico ci va a nozze: non è più una cosa tra Toni e Yasser, ma affare di un intero paese, che non ha saputo fare i conti con il passato, e leccarsi le ferire.

Coppa Volpi per Kamel El Basha a Venezia74, è L’insulto di Ziad Doueiri, che fa di conflitto religioso, politico, etnico court drama, portando alla sbarra crimini d’odio, memorie urticanti, passato che non passa e presente che non chiede scusa.
Troppo lungo, e con troppi finali, troppo melodrammatico e accaldato – fino al semplicismo -, ma non è privo di interesse: gli attori sono egregi – menzione speciale all’avvocato padre Camille Salamé – e la carne al fuoco tanta e al sangue.

E poi, la cornice giudiziaria non deve ingannare, perché non realmente risolutiva per una tenzone tanto singolare quanto allargata, tanto privata quanto pubblica: dove finisce il torto dell’uno e dove inizia quello dell’altro? Certo, lo spettatore deve fare i conti con i canoni emozionali e gli stilemi non smagati del cinema mediorientale, e segnatamente libanese, ma L’insulte ha un buon ritmo, offre un facile coinvolgimento e un approdo coraggioso: e se la soluzione fosse la cara, vecchia legge del taglione? Occhio per occhio, dente per dente, costola per costola?

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: CINEMAS DU MONDE - CENTRE NATIONAL DU CINEMA ET DE L'IMAGE ANIMEE MINISTERE DES AFFAIRES ETRANGERES ET DU DEVELOPPEMENT INTERNATIONAL - INSTITUT FRANÇAIS.

- COPPA VOLPI PER IL MIGLIOR ATTORE A KAMEL EL BASHA ALLA 74. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2017).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2018 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2018 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA.

CRITICA

"Nel film libanese tutto sembra nascere dal carattere fumantino dei due contendenti, affidati agli eccellenti Adel Karam e Kamel El Basha (...) le ragioni dell'uno o dell'altro diventano la miccia che accende la contrapposizione mai sopita tra cristiano-libanesi (assimilabili per certi versi ai nostri leghisti) e profughi palestinesi, forti della solidarietà militante che li accompagna. E che il film svela poco a poco, un interrogatorio dopo l'altro, mentre ci si srotola davanti la storia degli ultimi cinquant'anni di storia libanese, fatta di sangue e di odi incrociati." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 1 settembre 2017)
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