L'innocente

ITALIA, FRANCIA - 1976
Tullio Hermil, ricchissimo, ateo e gaudente, non riesce a tener nascosta la relazione con l'amante di turno (la vedova contessa Teresa Raffo), alla moglie Giuliana, con la quale non ha rapporti da anni, a causa della fragile salute di lei che le ha causato l'interruzione di una gravidanza. Gluliana, attratta dal giovane scrittore Filippo d'Arborio, gli cede e ne rimane incinta. Piu' che l'amore, la gelosia riconduce Tullio fra le braccia della moglie. Informato dalla madre che Giuliana è incinta di tre mesi, egli tenta di imporre l'aborto, che la moglie rifiuta fermamente ("non posso, sarebbe un delitto"), confortata in cio' anche dal confessore e dal medico. A Tullio non resta che sopprimere "l'innocente", cosa che gli riesce la notte di Natale, quando tutti sono in chiesa, esponendo il neonato davanti alla finestra spalancata. Il bimbo muore, apparentemente per cause naturali. Giuliana capisce, e grida in faccia al marito la sua disperata verità: "ho amato e amero' sempre il padre di quel bambino" (Filippo, che poco prima era morto, reduce dall'Africa, per febbri tropicali). Tullio, al coperto dalle sanzioni della giustizia umana, confessa tutto a Teresa, la quale dichiara chiusa la relazione rinfacciandogli di essere "un mostro". Tullio si spara al cuore, Teresa fugge nella notte.

CAST

NOTE

- PREMIO DAVID 1976 PER MIGLIORE MUSICA A FRANCO MANNINO.

- PRESENTATO AL FESTIVAL DI CANNES 1976.

CRITICA

"[...] Visconti ha affrontato la materia del romanzo dannunziano con la perfetta conoscenza dei costumi e della temperie spirituale dell'ultimo Ottocento che era propria della sua cultura, tenendo a darne [...] una interpretazione limpida ed essenziale, robustamente accentrata su nuclei drammatici e articolata su punti nodali di sicura presa narrativa. Ne è derivato un racconto semplice, fermo, coerente, ben congegnato nella trama e saldamente governato nel ritmo, penentrante nell'indagine psicologica e assai attendibile nella ricostruzione dell'ambiente (un'arte nella quale il regista scomparso aveva pochi rivali)". (Dario Zanelli, 15 settembre 1976).

"Ne risulta un sottile ritratto dela Roma umbertina e del clima culturale fin-de-siècle. Pur con lo sguardo rivolto al passato, il regista ha toccato tematiche paradossalmente attuali come la condizione femminile e l'aborto. Le sue opinioni in proposito contano meno del tono con cui vi si è accostato: un tono lugubre che fa de 'L'innocente' il suo estremo, raffinatissimo requiem sulla dissoluzione dell'immagine familiare [...]" (Fernaldo Di Giammatteo, "Nuovo Dizionario Universale del cinema, I Film", Roma, 1994)

"Dal brutto romanzo di D'Annunzio, un Visconti già molto malato (era immobilizzato sulla sedia a rotelle e morì durante il doppiaggio) privilegia le toilette d'alta sartoria e gli arredamenti principeschi a scapito della psicologia dei personaggi. La formosa Laura Antonelli soffre in silenzio: che ci faccio qui tutta vestita? E poi la foresta Jennifer O'Neill è cento volte più sexy". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 2 aprile 2003)
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