Lights Out - Terrore nel buio

Lights Out

USA - 2016
2/5
Lights Out - Terrore nel buio
Quando Rebecca se n'è andata di casa, pensava di aver lasciato dietro di sé le sue paure di bambina. Crescendo, non era mai sicura di cosa fosse reale e cosa non lo fosse quando le luci si spegnevano. Adesso il suo fratellino Martin sta vivendo gli stessi inspiegabili e terrificanti eventi che avevano già messo alla prova la sua sanità mentale e minacciato la sua sicurezza. Una spaventosa entità con un misterioso attaccamento alla madre Sophie è riemersa. Ma questa volta, quando Rebecca arriva a pochi passi dalla verità, le loro vite saranno in pericolo... quando si spegneranno le luci.
  • Altri titoli:
    Apagar las luces
  • Durata: 80'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA
  • Produzione: JAMES WAN, LAWRENCE GREY, ERIC HEISSERER PER GREY MATTER PRODUCTIONS, ATOMIC MONSTER
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Vietato 14
  • Data uscita 4 Agosto 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Non è detto che se un’idea funziona per due minuti funzionerà anche per un’ora e mezza. E’ l’equivoco in cui cadono i realizzatori di Lights Out, ennesimo horror derivativo che sviluppa il corto omonimo (vincitore di categoria nel 2013 al festival di Bilbao e record di visualizzazioni su YouTube: 12 milioni!) e lo dilata inopinatamente di personaggi, antefatti e spiegazioni che anziché aggiungere tolgono sapore alla storia.

Nell’originale una donna in carne vede apparire un’ombra minacciosa ogni qual volta spegne la luce. Per disinnescare la minaccia la protagonista mette del nastro adesivo sull’interruttore in modo da lasciarlo sempre su “on”, poi si mette a letto.
I tentativi si riveleranno inutili e, nell’ultimo fotogramma, l’ombra si rivela una sorta di scimmia dal ghigno mostruoso.
Chi è, chi non è, da dove viene e che cosa vuole, sono tutte domande ovviamente inevase dal corto, che si gioca tutto su paure primordiali ed epidermiche.

Il film invece, sempre scritto e diretto dallo svedese David F. Sandberg, trascura gli effetti (le paure) per concentrarsi sulle cause commettendo un errore quasi sempre esiziale per un film dell’orrore: rispondere a delle domande.

Così, salvo l’incipit iniziale (modellato sul corto, con cameo della stessa attrice, Lotta Losten, che è poi la moglie di Sandberg), Lights Out si attarda in storie familiari di follia, flashback nosocomiali e tipiche manifestazioni da ghost story giapponese che fanno più rumore che spavento. A farne le spese è Maria Bello, come personaggio e come interprete.
La metafora della depressione, vero e proprio demone persecutore, non è nuova e funzionava meglio nel più riuscito The Babadook. 

CRITICA

"Nato da un cortometraggio di successo, il film, pur artigianale e con qualche buco di sceneggiatura, si fa apprezzare per bravura dei protagonisti (in particolare, la Bello) e fotografia suggestiva." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 18 agosto 2016)
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