Liberi armati pericolosi

ITALIA - 1976
Il 'biondo', Giò e Luis, tre ragazzi della media borghesia milanese, rapinano un benzinaio lasciando sul terreno quattro cadaveri, di cui due poliziotti (gli agenti si trovavano sul posto avvisati da Lea la ragazza di Luis). Tocca poi a una banca: due i morti. Infine, è la volta di un supermercato, cui danno l'assalto con un gruppo di amici di cui poi, compiuto il colpo, si liberano uccidendoli. Mentre la polizia blocca le uscite da Milano, il 'biondo' - che ha costretto Lea ad unirsi a loro - cerca di procurarsi passaporti falsi ma la mala glieli rifiuta. La polizia riesce finalmente ad agganciare i tre criminali, ma un incidente interrompe l'inseguimento. Abbandonata una delle tante auto rubate, il 'biondo' e gli altri superano, attraversando i campi, i posti di blocco finché incappano, affamati, in due campeggiatori che tentano di derubare. Uno di essi reagisce tentando di strangolare Giò ma il 'biondo' spara e lo ammazza. L'altro campeggiatore fa poi la stessa fine. Intanto, la polizia ha sguinzagliato i cani. Rimasto indietro, Giò muore azzannato mentre il 'biondo' scappa in auto con Luis (Lea, grazie al fidanzato è rimasta a terra). Appostata sull'autostrada, la polizia è sicura di prenderli ma Luis benché il 'biondo' gli abbia puntato una pistola alla tempia, sterza bruscamente.

CAST

NOTE

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 7 SETTEMBRE 2007 HA ABBASSATO IL DIVIETO AI MINORI DA 18 A 14 ANNI.

CRITICA

"Ennesimo poliziesco all'italiana, il film si distingue appena dai precedenti per una maggior attenzione riservata alle psicologie dei personaggi e per l'assenza del solito commissario insofferente della legge. La credibilità dell'insieme è comunque assai scarsa, e gli intenti moralistici - richiamare i genitori, borghesi in questo caso, alle loro responsabilità in ordine alla delinquenza giovanile - sono contraddetti dalle consuete tutt'altro che educative esibizioni di nudità e amplessi." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 82, 1977)

"Un'altra escursione, un po' sensazionalistica ma oggettiva, nella cronaca criminale dei nostri giorni [...] Ispirandosi a un racconto di Scerbanenco, Romolo Guerrieri ci compone uno di quei gialli 'freddi' che ci inducono a meditare sui nostri guai del presente e a farcene intuire arduo e lontano il superamento." (M.G., 'Il Resto del Carlino', 28 luglio 1976)
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