Libere, disobbedienti, innamorate - In Between

Bar Bahr

ISRAELE, FRANCIA - 2016
3,5/5
Libere, disobbedienti, innamorate - In Between
Cosa fanno tre ragazze arabe a Tel Aviv? Fanno quello che farebbero tutte le ragazze del mondo: cercano di costruire il perimetro dentro cui affermare la propria identità. Amano, ridono, piangono, inseguono desideri, s'inciampano, si rialzano. Amano e ridono ancora, magari bevendo, fumando canne e ballando, in attesa dell'alba. Tre amiche divise dalle pulsioni e rese gemelle dalla necessità di essere forti. Più forti di chi le tradisce, più forti di chi le giudica, più forti di chi le umilia.
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: DBG/DEUX BEAUX GARÇONS, EN COMPAGNIE DES LAMAS
  • Distribuzione: TUCKER FILM (2017)
  • Data uscita 6 Aprile 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Una terra di mezzo – per questo il titolo inglese In between è assai appropriato – è quella in cui vivono Laila, Salma e Nour. Sono arabe, lavorano, studiano e amano a Tel Aviv, portano incise sulle loro vite le difficoltà delle origini e quelle di un presente poco chiaro, appannato come il loro futuro. Libere, disobbedienti e innamorate è l’opera prima di Maysaloun Hamud, che vive a Jaffa, ma ha scelto una città cosmopolita e aperta per ambientare questa sua storia molto femminile. Le tre diventano amiche e giocoforza sono costrette a condividere le loro esperienze, professionali e sentimentali, che non lasciano spazio proprio alla libertà, alla autonomia e all’amore del titolo italiano. Leila è una avvocatessa assai emancipata (Mouna Hawa), Salma (Sana Jammelieh) una dj omosessuale e trasgressiva, Nour (Shaden Kamboura) una studentessa che accetta il velo e i codici di un tradizionalismo che stride con tutto ciò che le gira intorno. Condividono un appartamento in cui amanti e pretendenti entrano ed escono, in cui si beve e fuma, e i discorsi sono senza il diaframma delle convenzioni sociali e delle imposizioni politiche. Cercano una stabilità impossibile, che includa anche le loro necessità, quelle dell’anima e del corpo, del cuore e della propria affermazione - leggi indipendenza - trovando però continui ostacoli, se non peggio. Leila si butta nella vita con un entusiasmo eccessivo (fumo, alcol e droga), quasi a rimpiazzare un uomo che ancora non appare, e quando incontrerà Zaid lui la costringerà a confrontarsi con il grimaldello dell’opinione pubblica; Salma si comporta con sicurezza, ma nasconde, invece, una fragilità emotiva e relazionale alla quale può sfuggire proprio rifiutando la sua terra e ribellandosi a una famiglia che la minaccia pesantemente rifiutando di accettarla; Nour si culla nella tradizione, ostenta sicurezza e docilità, ha un fidanzato altrettanto sicuro e tradizionalista, che però espellerà le sue tossine dimostrando di essere un uomo violento e imprevedibile.

Sgorgano lacrime, in queste vite, ma ci sono anche sorrisi e coraggio. E quella importante solidarietà che spesso diventa una diga agli eccessi e un farmaco nelle possibili cadute. La regista giustamente non si sofferma in spiegazioni didascaliche o sottotesti esplicativi: registra soltanto una condizione - quella femminile e araba in un Paese difficilissimo -  che si scontra con una spigolosa modernità. Quella cui guardano, spaventate e incerte, ma coraggiose, le tre amiche, nella bella inquadratura finale, avvolte dalla notte.

CRITICA

"Se il luogo fosse in Italia o in Francia, la regista e gli interpreti italiani o francesi, il film sarebbe una piacevole commedia come tante. Ma 'In Between' (...) si svolge a Tel Aviv, nella comunità arabo israeliana, quasi ventimila persone su più di un milione di abitanti: ambiente borghese di origine palestinese e di religione musulmana (ma anche arabo cristiana e drusa), tra laicità e tradizione. Forse per molti di noi Islam vuole dire donne chiuse nella hiyab o sepolte nel burka, migranti da respingere, vittime di Boko Haram, muri per isolare la Palestina, e soprattutto terrorismo ovunque. Per questo, oltre che per la grazia della sue interpreti e la bellezza dei suoi giovani maschi (breve barba nera molto di moda anche da noi, occhi azzurri), questo film è molto interessante, rivelandoci un mondo sconosciuto, almeno a me ma credo anche a molti, che non è tanto diverso da quello di 'Sex and the City', ambientato a New York (...)." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 27 marzo 2017)

"Di «Libere, disobbedienti, innamorate» (...) è stato detto che è il «Sex and the City arabo», ma la definizione è riduttiva e semplicistica, perché il film è molto di più. Non solo per il coraggio con cui è stato realizzato e per l'importanza del ritratto che offre. Ma anche per la capacità di mettere in scena tipi femminili diversi dai soliti modelli, caratteri potenti e facce indimenticabili. Come quella di Leila, incorniciata da una magnifica chioma Ieonina che, già da sola, è una dichiarazione di forza e di guerra. Il percorso è lungo, ma, diventando amiche, le tre protagoniste sono già a buon punto." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 6 aprile 2017)

"La regista, conterranea e complice, vi si riflette e costruisce attraverso l'uso drammaturgico dei loro corpi una coraggiosa battaglia verso un'emancipazione vera, profonda e lontana dagli slogan. (...) Promossa come il 'Sex & the City' in salsa araba, l'opera prima di Maysaloun Hamoud si inserisce più nel filone che parte da 'Sognando Beckham' e arriva a 'Mustang', passando per i vari 'La sposa turca', 'Caramel' e simili, manifestando non solo originalità di scrittura, ma una notevole capacità di gestire gli spazi (Tel Aviv) e le ellissi temporali." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 6 aprile 2017)

"(...) è il complesso affresco di ciò che sta accadendo, secondo la regista trentacinquenne, in una porzione di Tel Aviv dove giovani israeliani e palestinesi si mescolano e interagiscono. La pellicola ha spopolato nei festival (Toronto, San Sebastian, Haifa) non dando mai giudizi netti e non dipingendo come macchiette gli antagonisti delle nostre amabili eroine. (...) Gran film e portentoso esordio da parte di Hamoud (...)." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 aprile 2017)

"Piacerà a chi ama i ritratti femminili ben incisi e soprattutto ben collocati nelle rispettive realtà. Il dramma delle tre è che non sono troppo disobbedienti. Ciascuna arriva all'appartamento intrappolata da pastoie sociali e culturali. Anche nella libera e anticonvenzionale Tel Aviv." (Giorgio Carbone, 'Libero', 6 aprile 2017)

"'Bar Bahr', il titolo originale, in arabo dice più o meno «tra terra e mare», in ebraico «né qui né altrove», una condizione in cui vivere un'esistenza che corrisponda ai propri desideri diviene la battaglia più difficile. E' questo spaesamento che indaga la cineasta attraverso la ricerca di libertà dei suoi tre splendidi personaggi che finisce sempre per scontrarsi, in una violenza che non risparmia nessuno, con il patriarcato, la «legge» degli uomini, padri o fidanzati incapaci di accettarle al di fuori del «ruolo» di sorelle, mogli, madri." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 15 aprile 2017)

"Il film racconta una Resistenza parallela, la Resistenza delle donne, a volte non coincidente con la Resistenza cui convenzionalmente ci si richiama. Colpisce di queste donne 'libere' la sincerità e il loro sguardo per nulla scontato." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 28 aprile, 2017)
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