Lezione Ventuno

ITALIA - 2007
Lezione Ventuno
Uno studente universitario rievoca le vicende relative all'eccentrico e geniale professor Mondrian Killroy e alla sua indimenticabile 'Lezione 21' che verteva sul mistero della genesi della Nona Sinfonia di Beethoven e su una serie di avvenimenti accaduti nel 1824 nella sera che per la prima volta venne presentata al pubblico viennese.
  • Altri titoli:
    Lezione 21
    Lecture 21
    Lesson 21
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA, SIMON CHANNING WILLIAMS E GAIL EGAN PER POTBOILER PRODUCTIONS (GB)
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2008)
  • Data uscita 17 Ottobre 2008

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Come fu la prima volta della Nona Sinfonia di Beethoven, la sera del 7 maggio 1824? Interrogativo buono per l'esordio di Alessandro Baricco dietro la macchina da presa: Lezione Ventuno. "Una prima capitale, indagata come fosse un thriller", attraverso la rievocazione di una studentessa universitaria della ventunesima lezione del professore Mondrian Kilroy (personaggio preso da City), incentrata sulla misteriosa accoglienza dell'Inno alla gioia.
Da lui scritto e diretto, prodotto da Fandango e girato tra il Trentino e Londra, con cast di lingua inglese - John Hurt è il professor Kilroy, Leonor Watling la studentessa, Noah Taylor il giovane maestro di musica Hans Peters, e Clive Russell - Lezione Ventuno prosegue al cinema la riduzione della distanza tra cultura alta e bassa, già lungamente sperimentata dal Baricco scrittore. Una frattura, di cui Beethoven fu uno degli artefici, che il neoregista cerca di sanare con una costruzione polifonica, sorretta dal lavoro "orientale" sull'inquadratura di Gherardo Gossi, per ricondurre il pubblico alla verità di Beethoven: star dell'entertainment, e non genio inaccessibile. Intenzione pregevole, viziata da difetti, ovviamente, letterari: prolissità, involuzione e un filo di saccenza. Un pareggio sofferto.

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI E CON IL SOSTEGNO DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO.

- RIPRESE EFFETTUATE IN ITALIA (TRENTINO - PRIMIERO, PARCO DI PANEVEGGIO - PALE DI SAN MARTINO) E IN GRAN BRETAGNA (LONDRA).

- PRESENTATO IN PIAZZA GRANDE AL 61° FESTIVAL DI LOCARNO (2008).

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2009 PER: MIGLIOR FOTOGRAFIA (GHERARDO GOSSI E' CANDIDATO ANCHE PER "IL PASSATO E' UNA TERRA STRANIERA") E COSTUMI.

CRITICA

"Rimane comune chiaro che il progetto paradossale e demistificatorio dell'impresa, poco chiara invece è la suggestiva metafora del violinista che muore assiderato dopo aver frequentato per tre giorni una fantasmatica compagnia di musicanti uniti nell'impegno di rimpicciolire Beethoven. Qui il contesto, pur suggestivo, risulta alquanto sfuggente. Nella tessitura dell'immaginario si individuano senza pesare gli archetipi di Cocteau, Bergman, Pisolini, Ken Russell e soprattutto Carmelo Bene. Interpreti tutti bravissimi." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 17 ottobre 2008)

"Uniscono i quattro momenti due concerti opposti, la vecchiaia e la bellezza, li collega linguisticamente la visualizzazione della musica, secondo i tempi di una sinfonia, dando spazio all'analisi minuziosa della Nona, in ogni dettaglio, e chiudendo con quell'assolo di violino che è la cifra più segreta, e anche funebre, di tutta la rievocazione. Certo, un'impresa ardua, ai limiti di un cinema sperimentale e di ricerca, ma così carica di tensioni e di emozioni, anche figurative, specie nelle coreografie sullo sfondo di panorami innevati, da trasformarsi quasi sempre in una gioia per gli occhi. Mentre l'udito, anche là dove lo sente discusso, si abbandona al fascino imperituro della Nona. Confermato, nonostante le apparenze, proprio da quella 'lezione'." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 ottobre 2008)

"Il nucleo aneddotico di cui s'è detto è circondato di invenzioni visive fiabesche: grandi distese di neve (è il Trentino), personaggi che paiono illustrazioni di libri per bambini norvegesi, un violinista che suona nella neve con tanta costanza da morire assiderato, giovani donne soavi come angeli. Belle immagini: è un peccato che, certo per incultura o insensibilità, risulti impossibile coglierne il significato; ma restano un'idea originale." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 17 ottobre 2008)

"Il pubblico, che sbadiglierà da cima a fondo, si trova comune in ottima compagnia. Verso metà un personaggio tuona: 'Voi siete tutti pazzi', e un altro, quasi alla fine, si lamenta: 'Io non capisco un c....'. Buon divertimento." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 17 ottobre 2008)

"Baricco dunque si mette in cattedra e manipola con grande disinvoltura tutti i codici linguistici a sua disposizione per arrivare alla verifica della sua tesi. Non pensiate, quindi, che questa sua ventunesima lezione sia una passeggiata di salute. Tre, quattro, cinque livelli narrativi si intrecciano tra passato e presente, tra ricostruzione storica e thriller universitario, tra storia orale e chiacchiere al bar. Una vera e propria orchestrazione, studiata sicuramente nel dettaglio e giustificata sicuramente in tutte le sfumature e tutti i rimandi. I cinofili usano un'espressione ridicola quando vogliono elogiare oltre misura le qualità di un'opera di un loro amato regista: 'in questo film c'è tutto il cinema ....' Per traslitterazione allora diciamo che in 'Lezione 21' c'è tutto il mondo di Baricco: il romanziere di 'Castelli di rabbia' e 'Questa storia', il conduttore televisivo di 'Pickwick' e 'L'amore è un dardo', il fondatore e direttore della scuola Holden di Torino, il regista teatrale di 'Omero', 'Iliade' e 'Moby Dick', il saggista opinionista, l'editore per la Fandango libri. Non è un'esagerazione. Se amate l'universo di Baricco potrete scorgerlo interamente messo in scena in questa Lezione Magistrale." (Dario Zonta, 'L'Unità', 17 ottobre 2008)

"Grazie a questo calderone di chiacchiere, dicerie, impressioni, testimonianze dirette ma non per questo autorevoli, Baricco proietta la 'Nona' sul suo sfondo storico, fra guai personali, mode musicali, azzardi estetici, pettegolezzi (anche quelli concorrono a creare il mito, eccome); e insieme la cala nel nostro presente (spassoso l'interrogatorio stile telequiz del povero morituro). Ma un conto è ciò che il film dice, intelligente e a tratti un po'enfatico,,altro ciò che mostra: ed è qui che 'Lezione 21' sorprende. Sono molto belle infatti le testimonianze, sono ben trovati certi accostamenti visivi e musicali. Peccato solo non godere tutto questo in versione originale. Nessuno doppierebbe una grande orchestra, inoltre tutto suona allo stesso modo in lingue diverse. In inglese 'Lezione 21' è fluido e originale. In Italiano molto meno. Anche la lingua è musica." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 ottobre 2008)

"L'immensità del genio tedesco, dolorosamente superata dall'evolvere del gusto, la tragedia della sordità e del suo distacco dal mondo, il veder emergere sensibilità e figure nuove come Rossini: la materia cui ha dedicato la vita il mitico Killroy diventa la lezione di Baricco. Uno dei suoi colti e comunicativi talk show: avvolgente, accattivante. La sua interpretazione sarà discutibile, ma sarebbe un magnifico insegnante di liceo. Capace di inchiodare gli studenti e appassionarli a ciò che di solito manuali e prof rendono grigio, distante, indigesto." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 17 ottobre 2008)

"Un thriller, un noir, quasi un western musicale per svelare una delle più grandi mistificazioni della cultura occidentale (e poi ce la prendiamo con la tv e Berlusconi), almeno a parere di Kilroy e, quindi, di Baricco. (...) Sembrano tutti ingredienti per una ricetta perfetta, e invece ne esce fuori un film incompleto e a tratti irritante. A Baricco riesce la parte più difficile, il creare interesse attorno a un quesito intellettuale lontano nel tempo e di non immediato interesse. Questa iconoclastia "barbarica", che si rivela anche nel fare un film sul grande maestro mostrandolo solo per quattro secondi ma di spalle, si accompagna però a una struttura parallela pretenziosa, in cui scene interessanti - alcune soluzioni visive, pur non nuove, denunciano un buon talento nel neoregista - si alternano a dialoghi improbabili e a una sceneggiatura zoppicante e imperfetta, piena dei vezzi e dei vizi del Baricco scrittore, troppo indulgente verso il proprio lato kitsch, barocco e faticoso. La soluzione metanarrativa, colonna portante del film, si rivela infelice, lì dove poteva cavarsela col mestiere, proprio e altrui. Baricco, insomma, convince a metà, lascia andare via un ottimo inizio e una buona intuizione sfilacciando il film come Killroy fa con la sua vita, rifugiandosi in un bowling in incognito, insieme a una comunità di homeless. Un'opera che farà litigare i suoi fan con i suoi detrattori: i primi continueranno a ritenerlo un genio, i secondi un impostore. Un altro bel giallo, in fondo." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 17 ottobre 2008)

"Si guarda a Derek Jarman, al suo 'Wittgenstein', nel passaggio di passato declinato al presente dove un coro di parrucche e ciprie cita il GR, anche se parla del congresso di Vienna. Teatro da Tom Stoppard, suggestioni da Shyamalan, una costruzione letteraria esibita fino alla perdita di ogni mistero, e la provocazione che poteva essere come il divertimento si sciolgono affondando in una leziosità noiosa, in cui nessuno dei maestri esibiti, eppure il caustico professor Killroy, sembra avere lasciato il segno." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 17 ottobre 2008)
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