Lettere d'amore

USA - 1990
Lettere d'amore
In una piccola città industriale del New England, l'introverso Stanley Cox ha modo di fare amicizia con la volitiva lris King dopo essere accorso in suo aiuto durante uno scippo subito dalla donna. Ambedue lavorano nella stessa fabbrica di dolciumi: Iris, operaia addetta al confezionamento, è una energica vedova dedita sia ad allevare i suoi due figli, la ribelle teenager Kelly e il docile undicenne Richard, sia a mantenere sua sorella Sharon con il marito Joe, entrambi disoccupati. Stanley, cuoco nella mensa aziendale, è un individuo timido ed insicuro, completamente dedito al padre malato, un vecchio rappresentante di commercio. Licenziato perché analfabeta e costretto per sopravvivere ad esercitare i mestieri più umilianti, Stanley viene confortato da Iris che gli insegna a leggere e a scrivere. Divenuto fiducioso, Cox, assai abile come inventore, viene assunto in un'altra città facendo una carriera insperata, ma la lontananza acuisce in entrambi il desiderio di amore: superati gli ostacoli e gli affanni, lris e Stanley, dopo essersi riuniti, decidono di sposarsi.
  • Altri titoli:
    Stanley and Iris
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: SENTIMENTALE
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION, SCOPE, DE LUXE
  • Tratto da: liberamente ispirato al romanzo "Union Street" di Pat Barker
  • Produzione: ARLENE SELLERS, ALEX WINITSKY PER LANTANA, MGM
  • Distribuzione: UIP (1990) - MGM HOME ENTERTAINMENT (GLI SCUDI)

CRITICA

"Tratto dal romanzo 'Union Street' di Pat Barker, il film si inserisce nel recente filone scoperto da Hollywood attento, pur tra semplificazioni e toni patetici eccessivi, ai problemi sociali rimossi durante l'era reaganiana. Il regista Martin Ritt, non nuovo alla rappresentazione della vita della classe operaia, accumula situazioni drammatiche: la figlia adolescente di Iris rimane incinta, Stanley è costretto a portare il padre all'ospizio, i due protagonisti iniziano una relazione che sembra non funzionare. Tuttavia il tono didattico-consolatorio, lo straripante sentimentalismo e le forzature del soggetto impediscono al discorso filmico di esprimere un'autentica drammaticità. Come in 'Rain Man' e 'Il mio piede sinistro', il diverso è accettato solo in quanto ha in sé una genialità singolare. De Niro è sì analfabeta ma ha anche doti eccezionali di inventore, coltivate nei lunghi momenti di solitudine. È insomma troppo beneducato, troppo colto per essere completamente credibile come analfabeta. La regia di Ritt è comunque altamente professionale come si conviene a chi ha alle spalle qualche lustro di attività cinematografica, e il suo film è di quelli che toccano il cuore degli spettatori disposti anche ad accettare ingenue romanticherie e qualche inverosimiglianza di troppo." (Carla Maggioni, 'Attualità Cinematografiche')

"Voluto da Jane Fonda per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla piaga dell'analfabetismo, che a quanto sembra è molto più diffuso negli States di quanto si possa credere (c'è chi parla di 27 milioni di adulti incapaci di leggere e scrivere), 'Lettere d'amore' è firmato dall'anziano Martin Ritt, coscienzioso ma ormai senza nerbo. I ritratti dei protagonisti sono simpatici e sommari, Iris e Stanley sono troppo benvestiti e a loro modo eleganti perché sembrino usciti dalla classe operaia, sia pure americana. Il racconto si trascina, nella pianura dei buoni sentimenti, senza punte emotive, e i trapassi psicologici hanno scarsa verità. Con tutto ciò c'è qualche buon gioco di sguardi, e una certa vivacità nello sfondo. Quanto agli interpreti, preferiamo Jane Fonda, per la sua mutevolezza di toni, a un Robert De Niro che non volendo mettere in gioco il proprio carisma si limita all'indispensabile. Musica, ti pareva, di John Williams..." (Giovanni Grazzini,
'Il Messaggero', 13 Aprile 1990)

"Il film, realizzato per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla piaga dell'analfabetismo assai diffuso negli Stati Uniti, presenta una storia infarcita di buoni sentimenti con spunti agrodolci o patetici privi di emotività. Di scialbo mestiere l'interpretazione di Jane Fonda e Robert De Niro." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 108, 1990)
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