L'esorcismo di Hannah Grace

The Possession of Hannah Grace

L'esorcismo di Hannah Grace
Uno scioccante esorcismo toglie la vita a una giovane donna. Diversi mesi più tardi Megan Reed è di turno in obitorio quando, a tarda notte, le viene affidato un cadavere sfigurato. Bloccata da sola nei corridoi del seminterrato, Megan ha visioni terrificanti e inizia a sospettare che il corpo possa essere posseduto da una spietata forza demoniaca.
  • Durata: 86'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR, THRILLER
  • Specifiche tecniche: (1:2.35)
  • Produzione: TODD GARNER, SEAN ROBINS PER BROKEN ROAD PRODUCTIONS
  • Distribuzione: WARNER BROS ITALIA (2019)
  • Vietato 14
  • Data uscita 31 Gennaio 2019

TRAILER

NOTE

"Hannah Grace muore durante un esorcismo. O così sembra, perché, appena arriva all'obitorio, il suo corpo inizia a sterminare gli inservienti. Ne sa qualcosa Megan che, al primo giorno di lavoro, chiusa nel seminterrato, deve fronteggiare la minaccia. La premessa era molto buona, ma lo svolgimento è da matita rossa. Un horror che non inquieta mai, tra cliché e bizzarre scelte di sceneggiatura. Perfetta l'ambientazione, per un film che è un vero mortorio". (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 31 gennaio 2019)

"(...) Ogni anno ci toccano almeno un paio di film di possessione; e ciò almeno dai tempi dell'Esorcista. Quello del regista di origine olandese Diederik Van Rooijen non marcherà una data nel filone. Pieno all'inverosimile di cliché nei personaggi e nelle situazioni, il film moltiplica gli jump-scare in modo meccanico: così da, più che spaventare, annoiare. E non sa neppure sfruttare a dovere il luogo chiuso della morgue che, tre anni fa, Autopsy aveva reso così terrificante". (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 31 gennaio 2019)

"Si sa, e se non lo sapessimo ce lo spiega il film: quando un esorcismo non va a buon fine, lo spirito diabolico trova nuovo alloggio; o, detto altrimenti, la morte può essere un inizio. (...) Più che al filone «esorcista», l'horror dell' olandese Diederik Van Roonijen appartiene al filone «zombie»: in ogni caso, a fronte di una trama costruita sugli stereotipi, il film è impaginato con una certa glaciale eleganza: la plumbea scenografia di Paula Loose inquieta di per sé ben prima che si palesi il problema dei morti viventi; e il tessuto della colonna sonora è imbastito efficacemente su un' alternanza di stridori da paura e silenzi densi di suspense". (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 31 gennaio 2019)
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