Les Misérables

FRANCIA - 2019
Les Misérables
Stéphane è entrato a far parte della Brigata anti-criminalità di Montfermeil, nel 93. Incontrando i suoi nuovi compagni di squadra, Chris e Gwada, scopre le tensioni che ci sono tra i diversi gruppi del distretto.
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 16MM, KODAK, (1:1.85)
  • Produzione: CHRISTOPHE BARRAL, TOUFIK AYADI PER SRAB FILMS; COPRODOTTO RECTANGLE PRODUCTIONS, LYLY FILMS

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE: CANAL+, CINÉ+, LE PACTE, WILD BUNCH; CON IL SUPPORTO RÉGION ILE-DE-FRANCE: IN ASSOCIAZIONE CON CINÉVENTURE 4, CINÉFEEL 4.

- IN CONCORSO AL 72. FESTIVAL DI CANNES (2019).

CRITICA

"Sono passati ventiquattro anni da 'L'odio di Kassovitz', ma a vedere 'Les Misérables' di Ladj Ly, ieri in concorso a Cannes, sembra che il tempo si sia fermato. O tornato indietro, tanto i problemi sono rimasti gli stessi, se non addirittura ingigantiti. (...) Il film si chiuderà con una frase di Victor Hugo dai 'Miserabili' : non esistono erbe o uomini cattivi ma solo cattivi coltivatori. Eppure Ly (che firma la sceneggiatura con Giordano Gederlini e il coprotagonista Alexis Manenti) non cerca lezioni o morali. Vuole solo mostrare le tante facce di una realtà che in troppi pensano di poter piegare ai propri interessi. Per questo ne sottolinea i contrasti: apre il film sui festeggiamenti per il mondiale vinto dalla Francia dove tutti cantano La Marseillaise per poi frantumare quello spirito nazionale nei tanti gruppi etnici che si combattono; distribuisce «buoni» e cattivi» senza distinzione di pelle, di ruolo o di età; sembra chiudere il film dopo la pace ristabilita dagli adulti per bruciarla all'improvviso nell'ultima mezz'ora. E termina il film su un fondu al nero che lascia aperte tutte le ipotesi e costringe lo spettatore ad aprire gli occhi dove forse vorrebbe chiuderli." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 16 maggio 2019)

"Se pensate che 'Les miserables', il film del francese Ladj Ly, presentato ieri in competizione al Festival di Cannes, sia una nuova trasposizione cinematografica del celebre romanzo di Victor Hugo, siete in errore. Eppure Hugo centra eccome con l'opera prima di questo giovane regista, originario del Mali, che ha scelto di ambientare la storia nel quartiere di Montefermeil, ora banlieu parigina, nel quale si muovevano anche il personaggi creati dal celebre romanziere. Tanto per ricordare che un secolo dopo il dramma di Jean Valjean e Cosette, quelle aree urbane sono ancora teatro di miserie e violenze. (...) Il 39enne regista, che con il collettivo Kourtrajmé creato da Kim Chapiron e Romain Gavras (figlio del regista Costa-Gavras) nel 1994 ha raccontato il proprio quartiere per ben due decadi, usa uno stile semi- documentaristico per raccontare il vicolo cieco al quale conduce la violenza perpetrata da entrambe le parti, ricordando nel finale una frase del romanzo di Hugo che recita: «Non ci sono cattive erbe, né uomini cattivi. Ci sono solo cattivi coltivatori». La tensione che il cineasta riesce a costruire, anche grazie alla forza degli attori professionisti e non, è altissima, capace di trascinare lo spettatore nel mezzo di un'atroce rivolta ispirata a quella parigina del 2005. (...)." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 16 maggio 2019)

"(...) Il film è infatti assai scritto e strutturato, nonostante la sua apparenza cronachistica. La macchina a mano bracca i personaggi ma ogni tanto a dare man forte alla tensione (in uno stile un po' aggressivo da telefilm) arrivano una cupa musica di sottofondo e i droni. I quali, per la verità, troveranno una motivazione narrativa che ne giustifica la presenza, al contrario che in molto cinema corrente. Il rischio della semplificazione e degli schematismi, in un film del genere, è evidente, ma il regista mostra un notevole mestiere rendendo scorrevole il tutto. L' uso visivo dei palazzoni, la gestione di una coralità di storie, indirizzano il realismo da strada del film più dalle parti del genere che dell' inchiesta, ma senza esagerare con le bravate di regia come faceva il vecchio L' odio di Kassovitz. In fondo forse non dice niente di nuovo e semplifica, ma lo fa in maniera abbastanza avvincente. E se i poliziotti protagonisti sono tutt' altro che eroi, il film non li giudica, mantenendo una giusta distanza. E soprattutto li contorna di figure interessanti, dal "sindaco" del quartiere al religioso, dalle adolescenti ai ragazzini." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 16 maggio 2019)

"(...) 'Les miserables', è firmato da Ladj Ly, quarantenne, parigino, autore anche della sceneggiatura - insieme a Alexis Manenti e Giordano Gederlin - che vi dissemina molto del suo vissuto e delle sue esperienze personali nella banlieau della capitale francese, i conflitti della cité (...) Autodidatta, ha iniziato a filmare proprio durante le rivolte del 2005 per documentare, un po' come il ragazzino del suo film, che filma il quartiere dall'alto del suo piccolo drone, quanto stava accadendo. (...) Eppure qualcosa manca, una relazione, che ci riveli quell'universo, senza didascalie o spiegazioni, ma in un'empatia capace di superare la cronaca. Invece quei ragazzi rimangono vittime o giustamente incazzati, lo sappiamo già. Del loro mondo continuiamo a sapere poco." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 16 maggio 2019)
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