Les chansons d'amour

FRANCIA - 2006
Les chansons d'amour
Tutte le canzoni che parlano d'amore raccontano le stesse storie. C'è chi ama troppo e chi non sa decidersi, chi è incapace di vivere senza la persona amata e chi cerca di farsi perdonare dopo un tradimento. Queste sono soltanto alcune delle storie e questi sono alcuni dei personaggi che si incontrano e tentano di farsi comprendere.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: MUSICALE, ROMANTICO
  • Produzione: ALMA FILMS, FLACH FILM, CNC, CANAL+, CINECINEMA

RECENSIONE

di Davide Turrini

Sorprende positivamente Les chansons d’amour del trentasettenne Christophe Honoré, un gaio triangolo amoroso tra due lei ed un lui in una Parigi odierna, condito dalla morte improvvisa e casuale di una delle due ragazze. Grazioso recital, più che musical, che esplora senza eccedere le dinamiche psicologiche e sentimentali tra i differenti personaggi dovute alla morte di una persona cara, il film di Honoré si staglia leggiadro nel grigio invernale dei boulevard parigini, dividendosi in tre fasi o moti dell’anima (l’amore, l’assenza, il ritorno), modulando un contesto politico e sociale che con le sue contraddizioni sfiora impercettibilmente il quadro (simpatica l’apparizione del nuovo Presidente della Repubblica Sarkozy in un cartellone elettorale), ammantandosi di una strana aura melò senza esserlo del tutto e senza voler riproporre linguaggi usurati. Allo stesso tempo piacevole e commovente, con una leggiadria impossibile da ricreare, per esempio, nel cinema italiano senza sorrisini e gomitate nei fianchi tra il pubblico in sala.

NOTE

- IN CONCORSO AL 60MO FESTIVAL DI CANNES (2007).

CRITICA

"Difficile amare fino in fondo 'Les chansons d'amour', così azzardato e parigino da far vacillare perfino i più accesi suiveurs delle cinecontorsioni transalpine. Eppure, malgrado lo sfacciato proselitismo (ogni maschio infelice nasconde un gay inconsapevole), questa tragedia musicale ambientata in una Parigi dominata dall'incombente Sarkozy (bel tempismo: è il primo film della nuova era), getta uno sguardo curioso sul nuovissimo disordine amoroso dei venti-trentenni odierni, che tra famiglie iper-tolleranti e arditi triangoli bisex scoprono loro malgrado che non si sfugge alla morte e nemmeno allo spleen. (...) Troppo facile ironizzare per tenere a bada l'emozione, sempre dietro l'angolo in questo film fragile e diseguale. Saranno le belle canzoni di Alex Beaupain (cantate dagli attori con le loro voci sporche ma giuste), sarà che in amore tutte le geometrie finiscono per assomigliarsi, ma la scommessa di Honoré vale il tempo che chiede allo spettatore. E le scene in cui Chiara Mastroianni, sorella premurosa della morta, sorprende Garrel prima con un'altra ragazza, poi addirittura con un ragazzo, sono un bel momento insieme ironico e toccante." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 maggio 2007)

"'Les Chansons d' amour' di Christophe Honoré e 'Boarding Gate' di Olivier Assayas per le proiezioni di mezzanotte seguono un percorso autoriale molto simile: massima attenzione alla messa in scena anche a scapito della sceneggiatura. E infatti i due impianti narrativi finiscono per essere il lato più debole di entrambi i film. Tanto deboli da inficiare il risultato finale. (...) Il regista ha scelto di affidare i momenti cruciali del film alle canzoni di Alex Beaupain, nella convinzione che i loro testi, anche se ingenui, possono esprimere concetti e sentimenti reali. Ma quello che in 'Parole, parole, parole...' di Resnais era un modo brechtiano per riflettere sui rapporti tra sentimento e sentimentalismo, qui finisce per ridursi a un troppo meccanico percorso tra nostalgia musicale (Demy è il grande convitato di pietra) e amore cinefilo (davvero non si contano le citazioni!)." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 19 maggio 2007)

"Un esemplare da museo della pretensione cinéfila alla parigina, che tenta di sostenere la sua storiellina con intermezzi in musical di cui Alex Beaupain è il reo confesso. Due ragazze e un ragazzo, i contrattempi del ménage à trois, poi lui si realizza scoprendosi gay: dispiace solo che nell'immangiabile soufflé sia coinvolta Chiara, figlia di quel Mastroianni che ben altro ha dato e ricevuto dal cinema francese." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 19 maggio 2007)
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