Les amants réguliers

FRANCIA, ITALIA - 2004
Les amants réguliers
Parigi, 1969. Dopo aver partecipato alle sommosse studentesche dell'anno precedente, un gruppo di amici inizia a fare uso di oppio. Su questo sfondo, un ragazzo e una ragazza, membri del gruppo, si innamorano l'uno dell'altra...

RECENSIONE

di Fabrizio Del Dongo

Barricate,  cariche della polizia, lanci di bottiglie molotov, gas lacrimogeni: The Dreamers di Bertolucci finiva con i tre protagonisti che lasciano l’appartamento-involucro per gettarsi nelle strade parigine sconvolte dalle prime contestazioni del maggio francese. Les Amants Réguliers inizia in una notte illuminata dagli scontri, teatro accecante per mettere in scena il  passaggio di testimone tra due autori che molto hanno in comune: matrice culturale, concezione del cinema, innamoramenti cinefili, purezze estetiche, passioni musicali.  Ma se l’autore italiano ci aveva raccontato i turbamenti del cuore non estranei alla nascita del ’68, Garrel tenta la difficile operazione di immergersi nel movimento per mostrarne i furori vitali e i limiti oggettivi. Lo sguardo è doloroso, disperato, per rivelare con un pudore unito a una spietata sincerità che il ’68 fu una rivoluzione elitaria, borghese, intellettuale, esaltata e al contempo minata dall’emotività e dall’inadeguatezza tipiche della giovinezza. In primo piano la storia del giovane contestatore François (Louis Garrel, figlio di Philippe e anche protagonista in The Dreamers) e della scultrice Lilie (Clotilde Hesme) che scesi dalle barricate si incontrano nel lussuoso appartamento di un comune generoso amico sulle note di Vegas cantata da Nico, musa inquieta profondamente amata da Garrel. Finite le illusioni comincia la stagione della passione privata, non meno travolgente e amara di quella politica. Una stagione vissuta prevalentemente  in interni che riportano il film nello stesso spazio chiuso dove i protagonisti di The Dreamers avevano celebrato la perdita dell’innocenza. La differenza è che non si tratta più di scoprire i segreti della  sessualità, in gioco c’è la fedeltà ai propri ideali. Sopravvive chi accetta il compromesso,  si piega o fugge lontano, non adeguarsi è morire. Les Amants Réguliers elude così il rischio del mero viaggio alla ricerca del tempo perduto per rivelarsi opera profondamente radicata nel presente, che certo fotografa le disillusioni del ’68 e le amarezze della post-rivoluzione, ma soprattutto mostra la perdita della vera innocenza, quella legata alla definitiva accettazione delle regole imposte dalla società. Un pulsante coacervo di temi che Garrel filtra attraverso il corpo del figlio, accarezzato dalla macchina da presa con la sensibilità e il rispetto dovuto a chi è diverso da sé eppure  profondamente e imprescindibilmente parte di sé. Amato alter ego.

NOTE

- LEONE D'ARGENTO PER LA MIGLIOR REGIA E OSELLA PER IL MIGLIOR CONTRIBUTO TECNICO A WILLIAM LUBTCHANSKY ALLA 62MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2005).

- PREMIO CESAR 2006 PER IL MIGLIOR ATTORE EMERGENTE A LOUIS GARREL.

CRITICA

"Parigi 1968: torna sugli schermi 'le joli mai' ma non è più tanto 'joli', bello. Anzi, 'Les amants réguliers' di Philippe Garrel sembra un canto di morte alla memoria di giovani che sognarono in quei giorni la rivoluzione e poi pagarono sulla propria pelle la colpa di 'aver chiesto l'impossibile'. Il film dura tre ore, è in bianco e nero, è girato nello stile al tempo stesso rigoroso e anarchico di Garrel (rigoroso nella perfezione delle inquadrature, illuminate da quel genio di William Lubtchansky; anarchico nella progressione della storia). (...) Ma forse c'è anche, nel film dell'ex allievo di Truffaut e Godard, un sottile, disperato messaggio sulla difficoltà di essere all'altezza dei maestri. Come quando il ragazzo, renitente alla leva, viene processato dalle autorità militari e si dichiara 'poeta': uno dei giudici mormora 'Rimbaud, Boudelaire tutti in galera li avrei messi'. Ma il problema è che il nostro giovane eroe non è né Rimbaud né Baudelaire, e scoprirlo a vent'anni può essere devastante." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 4 settembre 2005)

"Uno stile di totale rigore. Intanto in uno splendido bianco e nero, con contrasti fortissimi, poi una tesa ricostruzione, nella prima parte, delle barricate del '68 e nella seconda con una precisa rievocazione non solo di quell'amore alla base dell'azione, ma dei tanti caratteri che vi si avvicendano attorno: sempre all'insegna dell'immediatezza e della verità. Coinvolgendo, nonostante una voluta lentezza di ritmi che rasenta la staticità, grazie anche a un commento musicale di pianoforte solo, carico di suggestioni emotive e poetiche." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 4 settembre 2005)

"A un certo punto di 'Les amants réguliers' qualcuno cita 'Prima della rivoluzione' di Bertolucci; e il film di Philippe Garrel, in concorso alla Mostra, potrebbe proprio intitolarsi, per contrasto, 'Dopo la rivoluzione'. Chiamando così, con qualche esagerazione, il maggio francese del ' 68. Tornano le barricate di sampietrini del Quartiere Latino, i tricolori bruciati, le macchine incendiate, le bottiglie molotov, le cariche della polizia. E benché il film sia dalla parte dei contestatori, ogni tanto di fronte a tante scriteriate violenze verrebbe voglia di pensarla come Pasolini su Valle Giulia e dar ragione alle forze dell'ordine. (...) Prezioso come documento, 'Les amants réguliers' si snoda come una toccante variazione di 'Addio giovinezza' soffocata da un empito di umore malinconico." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 5 settembre 2005)

"Bianco e nero, tre ore, immagini non in cinemascope ma formato francobollo, dialoghi scarni, linguaggio rarefatto e allusivo quasi da cinema muto, 'Les amants réguliers' non è 'l'ennesimo film sul '68' ma forse il primo che di quegli anni restituisca l'ingenuità, lo slancio, la dolce follia. Proprio perché non mostra, non analizza, non spiega, non cerca fatti né verità, ma seguendo la lenta deriva di un gruppo di rivoltosi che senza quasi accorgersene si perdono fra droghe, amori, sogni di gloria, piccoli e grandi tradimenti, arriva dritto al cuore. Una meraviglia - e uno dei pochi film in concorso che rischia di non arrivare in sala. E' poco dire che sarebbe un delitto." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 settembre 2005)

"Finite le illusioni comincia la stagione della passione privata, non meno travolgente e amara di quella politica. Una stagione vissuta prevalentemente in interni che riportano il film nello stesso spazio chiuso dove i protagonisti di The Dreamers avevano celebrato la perdita dell'innocenza. La differenza è che non si tratta più di scoprire i segreti della sessualità, in gioco c'è la fedeltà ai propri ideali. Sopravvive chi accetta il compromesso, si piega o fugge lontano, non adeguarsi è morire. Les Amants Réguliers elude così il rischio del mero viaggio alla ricerca del tempo perduto per rivelarsi opera profondamente radicata nel presente, che certo fotografa le disillusioni del '68 e le amarezze della post-rivoluzione, ma soprattutto mostra la perdita della vera innocenza, quella legata alla definitiva accettazione delle regole imposte dalla società." (Fabrizio Del Dongo, cinematografo.it, 30 settembre 2005)

"Uno dei film più straordinari di Venezia, parola definitiva e disperata sul ' 68 e dintorni da un cinefilo-disertore allievo di Godard & Truffaut,. Garrel esalta il cinema con una fotografia splendida bianca e nera e omaggia Bertolucci iniziando la sua storia dove finiva il magico 'Dreamers', sul selciato. Passata mezz'ora (sono quasi tre ore magiche) i giovani ribelli si rinchiudono nelle loro case borghesi a tentare di amarsi, dipingere e capire come fare rivoluzione nonostante il proletariato. Piani sequenza, chiusure a iride, lunghi sguardi obliqui: si sente il 'frastuono del nulla'. Per cinefili". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 ottobre 2005)
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