L'enfer

FRANCIA, ITALIA, BELGIO, GIAPPONE - 2005
L'enfer
Sophie, Céline e Anne sono tre sorelle che portano sulle spalle il peso di una tragedia familiare che ha segnato la loro infanzia e che non sono riuscite a dimenticare. Negli anni Ottanta il loro padre, un insegnante finito in prigione, quando torna in libertà viene rifiutato decisamente dalla loro madre che gli impedisce di vedere le tre giovani figlie che ha chiuso nella loro stanza. Poi, dopo uno scontro violento con la moglie che cade in terra esanime, si getta dalla finestra. Ormai adulte, le tre sorelle si sono allontanate tra di loro e hanno costruito ognuna una propria vita. Sophie ha sposato Pierre, un fotografo, con cui ha avuto due figli, ma la loro unione vacilla. Céline, rimasta nubile, è l'unica ad occuparsi della madre che è ricoverata in una casa di riposo. Anne, la più giovane, ha una passionale storia d'amore con Frédéric, un suo professore universitario sposato. Sarà l'arrivo di Sébastien nella vita di Céline a sconvolgere le loro esistenze, a dare loro l'occasione di ritrovarsi, confrontarsi tra loro e con il passato, rivelando loro una lontana verità...
  • Altri titoli:
    L'inferno
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: dalla trilogia "Il Paradiso, l'Inferno, il Purgatorio" di Krzysztof Kieslowski e Krzysztof Piesiewicz
  • Produzione: A.S.A.P. FILMS, SINTRA, MAN'S FILMS PRODUCTION, BITTERS END, FRANCE 2 CINEMA, D.D. PRODUCTION, RTL - TVI, RAI CINEMA, CON IL SOSTEGNO DI EURIMAGES
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2006)
  • Data uscita 9 Giugno 2006

RECENSIONE

di Franco Montini

E’ il secondo film di Danis Tanovic, il regista lanciato dal successo internazionale di No Man’s Land, vincitore fra l’altro dell’Oscar per il miglior film straniero nel 2002. Proprio il precedente suscita immediata sorpresa: difficile, infatti, immaginare due film tanto diversi. Il primo,girato tutto in esterni, nel clima infuocato, caotico e disperato della guerra dei Balcani, era praticamente privo di presenze femminili; questo secondo film, invece, è una storia di interni domestici e sentimenti nascosti, passioni impossibili e desideri inconfessabili, popolata prevalentemente da donne edambientata nella tranquillità di borghesi appartamenti parigini e della campagna circostante. Ma se No Man’s Land era frutto di una sceneggiatura originale di Tanovic, L’enfer è nato originariamente come il capitolo di una trilogia elaborata da Kieslowski e dal suo fedele collaboratore Piesiewicz, rimasta irrealizzata per l’improvvisa morte del regista polacco, anche se un altro episodio del progetto, Le Paradis, è stato nel frattempo portato sullo schermo con esiti controversi da Tom Tykwer. Contrariamente alla scelta del collega tedesco, Tanovic ha scelto di essere molto fedele allo spirito della sceneggiatura e implicitamente al cinema di Kieslowski, quasi realizzando, pur nell’ambito del cinema d’autore, un’opera su commissione. Così L’enferè un film imperniato su una materia incandescente, ma raccontata con uno stile freddo, volutamente sommesso, che evita le grida e gli urli e che, proprio per questo, risulta tanto più vero, coinvolgente ed emozionante. Descrivendo una grande tragedia, Tanovic punta l’attenzione sulle piccole cose, con una regia raffinata, fatta di chiaroscuri, di grande eleganza formale, che mette in evidenza una estrema padronanza nella direzione degli attori, tutti particolarmente convincenti. Nella storia si ritrovano molti dei temi cari al cinema di Kieslowski: l’inevitabilità del destino, il dovere della responsabilità, la contraddittorietà dei sentimenti, lo svelamento di una verità sconosciuta ed imprevedibile. E ancora l’idea che l’inferno faccia parte della vita di tutti i giorni, senza bisogno di essere necessariamente immersi in una tragedia come quella dei Balcani. Forse proprio questa constatazione è stata la molla che ha spinto Tanovic a realizzare il film. Al centro del racconto sono tre sorelle e la loro madre; la vita delle quattro donne è stata segnata, determinata da un dramma del passato: il suicidio del rispettivo padre e marito, colpito da un’infamante accusa di pedofilia. Come nel tentativo di cancellare il ricordo di quella tragedia familiare, le tre sorelle, ormai adulte, hanno interrotto ogni contatto fra loro, senza ottenere per altro alcun giovamento. Immerse in una comune infelicità, determinata anche da una serie di problemi privati, solo affrontando finalmente il passato le tre sorelle si liberano dai sensi di colpa.

CRITICA

"Nella storia si ritrovano molti dei temi cari al cinema di Kieslowski: l'inevitabilità del destino, il dovere della responsabilità, la contraddittorietà dei sentimenti, lo svelamento di una verità sconosciuta ed imprevedibile. E ancora l'idea che l'inferno faccia parte della vita di tutti i giorni, senza bisogno di essere necessariamente immersi in una tragedia come quella dei Balcani. Forse proprio questa constatazione è stata la molla che ha spinto Tanovic a realizzare il film." (Franco Montini, 'cinematografo, it', 9 giugno 2006)

"Dopo il successo di 'No man's land', Danis Tanovic cambia registro, scende dalla guerra e va in pace a Parigi dove trova il suo inferno sentimentale osservando i bilanci affettivi di tre sorelle col padre suicida e mamma Bouquet. Ci sono corsi e ricorsi anche nel cuore, ricatti e rimorsi di famiglia, inquieti destini. Il copione del compianto Kieslowski e di Piesiewicz lascia presagire poca felicità per tutti, ma il film traduce l' 11° comandamento con una certa banalità (l'inferno sartriano...) e troppo melò. Restano le bravi attrici che rinunciano perfino alla beltà: Emmanuelle Béart, trucco o no, rifulge di luce propria." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 giugno 2006)

"Chi si aspetta il pendant ultradrammatico di 'Volvér', la formidabile tragicommedia di Almodòvar tutta declinata al femminile, rimarrà deluso: 'L'enfer', opera seconda di Danis Tanovic basata su una sceneggiatura di Kieslowski, non convince. Poco pathos, nessun mistero, personaggi senza sfumature, metafore ridondanti penalizzano il film che si trascina in un clima volutamente da tragedia greca (con rimandi "telefonati" a Medea) e finisce per annegare nella pesantezza e nella retorica. Emmanuelle Béart con le labbra sempre più gonfie, risultato evidente di interventi estetici devastanti, si conferma una delle attrici più sopravvalutate degli ultimi anni: qualcuno le spieghi che viso senza trucco & capelli scarmigliati non sono sinonimo automatico di grande interpretazione. Karin Viard, la sorella sola, non abbandona mai l'espressione stralunata, nemmeno quando scambia per grande amore l'omosessuale che le rivela di aver inguaiato il padre. Mentre Marie Gillain impazzisce di passione per il professore charmant Jacques Perrin che però non molla la famiglia ma morirà tragicamente lasciandola incinta. E Carole Bouquet, truccata da ottantenne, muta e paralizzata, con le sue occhiate di fuoco risulta tutto sommato la più convincente del gruppo al quale si aggiunge un cameo del grande Jean Rochefort, nella parte di un ospite della casa di riposo. Passato dall'inferno della guerra nei Balcani all'inferno privato di una famiglia borghese, sostenuto da una mega-coproduzione italo-francese-belga-giapponese e fornito di un cast stellare, il regista-Oscar di 'No man's land' questa volta sbaglia film e va a ingrossare l'elenco delle opere seconde non riuscite. Un vero peccato, dato il talento innegabile, molto originale del trentasettenne cineasta di origine bosniaca. 'L'enfer' appartiene alla trilogia 'Inferno, Paradiso, Purgatorio' scritta da Kieslowski con il fido sceneggiatore Piesiewicz prima di morire e destinata a tre giovani registi europei. Il deludente film di Tanovic arriva dopo il flop del 'Paradiso', portato sullo schermo dal tedesco Tykwer. Con questi precedenti, c'è da augurarsi che nessuno sia così temerario da imbarcarsi nel 'Purgatorio'." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 9 giugno 2006)

"Da una sceneggiatura del compianto Kieslowski, l'emergente regista bosniaco Danis Tanovic ha tratto un film algido e tormentoso, elegante e ridondante, probabilmente estraneo alle sue corde. 'L'enfer', infatti, non ha nulla a che vedere con i toni cronachistici, caustici e beffardi di 'No Man's Land' e s'immerge in un purgatorio di sentimenti tutto al femminile senza beneficiare di una particolare ispirazione né di un vero slancio stilistico. (...) È chiaro che i classici leit-motiv kieslowskiani (esaltati dal celebre 'Decalogo') si ritrovino diligentemente sciorinati, dall'inevitabilità funesta del destino alla natura che è sempre matrigna, dall'enigma delle coincidenze che cambiano la vita alle tare psicologiche dovute ai traumi familiari e all'ipotetica circolarità del peccato e della colpa. La grandezza di Kieslowski sta, però, nel saper modificare il corso anche banale di una trama con uno svelamento metafisico capace di ribaltare il senso delle cose. Il discepolo (improvvisato) Tanovic, al contrario, non sembra interessato a scandagliare le risonanze profonde di rimorsi, ricatti e agnizioni e finisce con l'accompagnare come un notaio fatti e interpreti limitandosi a garantire la correttezza delle inquadrature e a manipolare i tagli temporali del montaggio. Così 'L'enfer' non decolla mai, neppure quando fra le donne s'insinua l'uomo che fornirà la chiave per comprendere meglio il passato e, soprattutto, le costringerà a fare finalmente i conti con il suicidio del padre. Certo le attrici sono tutte tecnicamente smaliziate, ma la regia non riesce a restituire in termini di pathos ciò che toglie in avvenenza: un'opzione penitenziale che rasenta il ridicolo nel caso di Emmanuelle Béart, la pasionaria del cinema francese già punita a sufficienza da un lifting devastante." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 giugno 2006)
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