L'educazione di Rey

Rey's Education

ARGENTINA - 2017
2,5/5
L'educazione di Rey
Qualcosa va storto la notte del primo colpo di Reynaldo, alias "el Rey" (il Re), un giovane introdotto dal fratello nella mala di Mendoza. I complici vengono catturati, lui con la refurtiva in tasca riesce a scappare sui tetti. Nella fuga cade nel giardino di Vargas, una guardia giurata in pensione, che lo ammanetta ma istintivamente gli dà riparo. Il mattino seguente, gli propone un accordo: non lo denuncerà alle autorità a cambio che lui ripari ciò che ha rotto in giardino. Gli insegnamenti che Vargas darà al giovane, faranno sbocciare una relazione che rimanda alle antiche leggende sulla formazione che veniva impartita ai sovrani. El Rey impara, si fa ben volere, sembra aver trovato l'equilibrio. Ma questo patto comincia a incrinarsi quando i due compari tornano in libertà su autorizzazione di un "cattivo tenente": là fuori la mala ha sete di vendetta.
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER NOIR
  • Produzione: SANTIAGO ESTEVES PER 13 CONEJOS
  • Distribuzione: EXITMEDIA (2019)
  • Data uscita 4 Aprile 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluigi Ceccarelli
Nella periferia della provincia argentina di Mendoza, i ragazzi vivono di espedienti. Tra di loro l’adolescente Reynaldo, reclutato dal fratello per partecipare a un furto in uno studio notarile.

L’arrivo della polizia complica il piano; Reynaldo, dopo aver nascosto i soldi, cade da un tetto e si ritrova nel giardino di Carlos, un’ex guardia giurata, deciso a trattenerlo finché non riparerà i danni che ha procurato alla proprietà.

Tra i due, protetti dalle mura domestiche, si instaura un rapporto crescente di fiducia e burbero affetto; ma il mondo esterno è in agguato, ed è un mondo corrotto, a cominciare dalla polizia…

L’esordio di Santiago Esteves è un ritratto disincantato della società argentina; chi vive ai margini sa bene che ci vuol poco a diventare criminali, e che una sciocchezza può comprometterti la vita.


Un quadro completato da una polizia corrotta, che non garantisce giustizia ma contribuisce alla perdizione dei protagonisti. In questo contesto l’“adozione” sui generis di Rey da parte di Carlos tende a farsi salvifico rapporto padre-figlio, col primo che insegna al secondo a lavorare (per vivere) e sparare (per difendersi), ma non a fare la cosa giusta, con la fascinazione dell’arma che prende il sopravvento e impedisce a Rey di evitare quello che sembra essere il suo destino di dropout.

Ma forse la decisione del regista di trasformare in lungometraggio quel che originariamente era prevista come una serie TV si è fatta sentire: parecchie intuizioni si perdono per strada (il figlio di Carlos, presente a inizio film, sparisce di colpo, come l’ambiguo amico di Carlos e la seducente Meli, che strega Rey con un gioco di sguardi).

Non giova neanche il repentino cambio di registro: se l’analisi sociale prometteva un ritratto introspettivo interessante (grazie anche alla prova degli attori), la seconda parte in bilico tra thriller e noir abbandona ogni velleità di riflessione in modo inaspettato quanto poco incisivo, finendo per lasciare un po’ l’amaro in bocca.

CRITICA

"Il cinema argentino da tempo si è allontanato da Buenos Aires, location inevitabile dei suoi film, dai classici ai contemporanei. Sono state esplorate le regioni da Salta (Lucrecia Martel), alla Patagonia di Lisandro Alonso, ed ora Santiago Esteves con il suo esordio 'L'educazione di Rey' ci mostra la sua città, Mendoza, lontana dalla capitale e inedita sullo schermo. Tra poliziesco e western oltre che film di formazione è un'opera prima controllatissima, già presentata a San Sebastian e al Bafici. (...)" (Silvana Silvestri, 'il Manifesto', 4 aprile 2019)

"(...) Spiacerà a chi negli ultimi anni era stato viziato dal cinema argentino, dal quale arrivavano solo film belli. 'L'educazione di Rey', invece pur essendo gonfio d'ambizioni (raccontare attraverso due personaggi il disorientamento del paese di oggi) fa solo della sociologia spicciola. E da metà in poi diventa dannatamente prevedibile." (Giorgio Carbone, 'Libero', 4 aprile 2019)

"(...) Il regista Esteves, classe '83, montatore di Pablo Trapero, inizia, accelera, monta l'action; ma poi indugia sulla redenzione e sul ripensamento psicologico del giovane che viene rieducato, con tutte le virgolette del caso. L'identikit dei luoghi è spaventoso. Germán de Silva esprime bene tutte le paure. (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 4 aprile 2019)
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