Le voyage du Ballon Rouge

FRANCIA - 2007
Le voyage du Ballon Rouge
Suzanne è una marionettista che sta preparando un nuovo spettacolo e per questo affida suo figlio Simon alle cure di Song, una studentessa cinese. Il bambino e la sua baby-sitter iniziano a condividere un mondo immaginario in cui vengono inseguiti da un misterioso palloncino rosso.
  • Altri titoli:
    Ballon Rouge
    Looking for the Red Balloon
    Flight of the Red Balloon
    The Red Balloon
    A la recherche du ballon rouge
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: MARGO FILMS, LES FILMS DU LENDEMAIN, 3H PRODUCTIONS LIMITED

RECENSIONE

di Davide Turrini
Alla faccia di chi sostiene che il cinema asiatico è morto. Dopo il ritorno di Wong Kar-wai con My Blueberry Nights anche il maestro Hou Hsiao-hsien si ripresenta a Cannes due anni dopo Three times, capolavoro dimenticato troppo in fretta. Più che di cinematografie defunte, quindi, dovremmo parlare di rigenerazione che prende il via dall'immersione di cinepresa e troupe lontani dai paesi produttivi d'origine. Per Le voyage du ballon rouge (liberamente ispirato al film del 1956 diretto da Albert Lemorisse, Le ballon rouge) Hou ha deciso di trasferirsi per le strade di Parigi e, con disincanto e levità, raccontare in calibrati e ariosi piani sequenza la vicenda del settenne Simon sulla cui testa fluttua un palloncino rosso, di sua mamma burattinaia Suzanne tutta presa dalla preparazione di un nuovo spettacolo e la cinese Song Fang, giovane baby-sitter di Simon, che studia cinema a Parigi. Tanti gli spunti all'interno di quello che sembra un film minore nel repertorio di Hou: dalla briglia sciolta lasciata ad attori e comparse per riempire di senso ogni sequenza (mai montate al loro interno, semmai staccate da esigui scavalcamenti di campo), alla poesia dell'artificio cinematografico tout-court (il trucco del palloncino che viene svelato ben in vista), fino al doppio occhio di videocamera (Song filma Simon con una Sony portatile e diventa uno sdoppiamento dello sguardo di Hou) e ad una complessa elaborazione del tempo di un racconto semplicissimo che non diventa mai greve e stancante. Simon esplora con Song il mondo delle verità quotidiane, filtrandole attraverso l'irrequietezza e la sbadataggine di mamma Suzanne (una Binoche bionda e leopardata da balera), i primi accordi di un pianoforte e i rumorosi software della Playstation. Come chiede la maestra ai bambini in visita al museo sul finire del film: il dipinto/film è triste o felice? Per Hou la soluzione sta nella traiettoria dello sguardo di Simon che esce dalle vetrate per seguire il palloncino rosso e volare sui tetti di Parigi. In poche parole, signore e signori: la magia del cinemà.

NOTE

- FILM D'APERTURA AL 60MO FESTIVAL DI CANNES (2007) NELLA SEZIONE "UN CERTAIN REGARD".

CRITICA

"Il rapporto tra culture, che qui vive nel personaggio di Juliette Binoche, leggiadra come raramente gli è accaduto negli ultimi anni, attrice e voce negli spettacoli di marionette, il suo maestro arriva dall'Asia proprio come Hou Hsiao Hsien che sull'abilità di un famoso artista di bambole coi fili ha costruito uno dei suoi film più belli ('Il maestro di marionette')." (Cristina Piccino, 'Liberazione', 18 maggio 2007)
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