Le Vele Scarlatte

L'envol

ITALIA, FRANCIA, GERMANIA - 2021
3,5/5
Le Vele Scarlatte
Da qualche parte nel nord della Francia, Juliette cresce da sola con suo padre, Raphaël, un soldato sopravvissuto alla prima guerra mondiale. Appassionata di canto e musica, la ragazza solitaria incontra un mago un'estate che le promette che un giorno verranno delle vele scarlatte per portarla via dal suo villaggio. Juliette non smetterà mai di credere nella profezia.
  • Altri titoli:
    Scarlet
    Volo
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: liberamente ispirato al romanzo "Le vele scarlatte" di Aleksandr Grin (ed. Editori Riuniti)
  • Produzione: CHARLES GILLIBERT PER CG CINÉMA, AVVENTUROSA, ARTE FRANCE CINÉMA, CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Dopo Jack London, Aleksandr Grin. Dopo Martin Eden, L’envol, ovvero Le vele scarlatte. Pietro Marcello apre la Quinzaine des Réalisateurs di Cannes 2022 rinnovando la matrice letteraria e l’istanza trasfiguratrice del suo cinema ultimo scorso: “racconto popolare, musicale e storico, al confine con il realismo magico”, ha un incantamento femminile, un’attitudine leggera, un destino assertivo.

Ottime le musiche di Gabriel Yared, ispirata la fotografia di Marco Graziaplena, limitato, almeno per gli standard del regista casertano, il ricorso all’archivio, Le vele scarlatte ha un grande, giusto cast: Juliette Jouan, Raphaël Thiéry, Noémie Lvovsky, Louis Garrel e Yolande Moreau.

Sceneggiatura di Marcello con l’abituale Maurizio Braucci e Maud Ameline, si adatta il libro di Grin, scrittore russo del XX secolo, socialista rivoluzionario e dissidente, prendendosi ampie libertà: la Francia, Piccardia, al posto della Russia, uno stupro in guisa della polmonite, un aviatore impenitente e amante del gioco d’azzardo anziché un più canonico principe azzurro.

Perché dal femminicidio all’identità dell’uomo contemporaneo, passando per il matriarcato, il regista aggiorna la lezione, adatta al qui e ora, allo Zeitgeist, e la fa per partito preso, ma non a tesi: perché la magia, l’incanto non sono corollari, ma attributo storico, anziché materialismo materia storica.

Tali sono le creazioni dell’artigiano Raphaël (Raphaël Thiéry, perfetto per immagine e empatia), le cui mani tozze e grandi danno possibilità ludiche, utensili, artistiche e sempre inedite al legno, dai giochi per bambini alla polena con il volto della sua perduta Marie. È tornato dalla guerra, la Prima Mondiale, ha trovato Juliette, che Marie gli ha lasciato: la cresce lui, insieme ad Adeline (Lvovsky) e la sua corte dei miracoli, e Juliette impara, musica. Canto e a fare di testa e cuore suo, senza alterigia, con generosità e servizio. Un giorno, lungo la riva di un fiume, una maga le predice che delle vele scarlatte arriveranno per portarla via dal villaggio, e lei ci crede, e ci crederà. Arriva un aviatore (Garrel), è lui il latore delle vele? Chissà, ma non il principe azzurro: sceglie lei, come con il padre, anche con lui, è volitiva con garbo, Juliette, è splendida di possibilità.

Ed è davvero l’anima del film, femminile più che femminista, riconciliante ma non riconciliato, lontano dal clangore maschile, e marziale, di Martin Eden, meno ardito di quello, anche nella trasfigurazione temporale e nell’intreccio dell’archivio, però è un segno di maturità anziché di arrendevolezza ideologica o regressione poetica: L’envol sa il fatto suo, ma non ha bisogno di provarlo a ogni inquadratura, a ogni montaggio.

Più che realismo magico, è magia realistica, un piccolo mondo antico che il male, eccome, lo conosce, sul piano pubblico che privato, guerra e stupro, ma non dimentica di fare del buono, i rapporti, e del bello, i lavori di Raphaël, il canto di Juliette.

E, sopra tutto, di rendersi disponibile all’altro, l’imprevisto, il desiderato e l’insperato.

C’è Jacques Demy, c’è – e proprio con degli estratti – il Julien Duvivier di Au Bonheur des dames (1930), c’è L’Hirondelle di Louise Michel, c’è Corot che incontra Courbet, ché poi quella è l’origine del mondo, e c’è Pietro Marcello, che è più posato, ma non meno sensibile.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DELLA CULTURA.

- FILM D'APERTURA DELLA 54. QUINZAINE DES RÉALISATEURS (CANNES,2022).

CRITICA

"(...) Marcello racconta passando da un'iniziale ricostruzione «storica» a una commedia dalle leggerezze musicali, dove cresce la forza metaforica. Così come l'incontro con l'«uomo nuovo» - uno spericolato aviatore (Louis Garrel) che potrebbe essere il principe azzurro che viene a liberare Juliette - finisce invece per dimostrare la maggiore maturità e autonomia femminile. Grazie anche a una fotografia cristallina (di Marco Graziaplena) quello che poteva essere il quadro di una miseria morale e materiale sfuma ogni connotazione realistica per diventare il ritratto - vero ma insieme ideale - di un possibile Sud del mondo, fatto di solidarietà e rifiuto di ogni autoritarismo, del bisogno di dare e ricevere affetto, lontano dalla cultura della sopraffazione che invece non smette di imporre la sua violenza (col figlio del barista che ripete i comportamenti del padre). Senza prediche ma affidando alle callose manone di Raphaël o alla poesia 'L'Hirondelle' della comunarda Louise Michel il compito di trasmettere un «messaggio» che vuole essere soprattutto di solidarietà e di amore, in attesa che le «vele scarlatte» del titolo arrivino per portare chi lo merita in un mondo migliore." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 19 maggio 2022)

"Pietro Marcello ci trasporta in un'altra dimensione, indaga il rapporto tra uomo e natura, in un film più intimista e raccolto rispetto al precedente Martin Eden. Ci si concentra sulla maternità mancata, sul rapporto tra genitori e figli. Il padre di Juliette è un uomo tormentato, che ha conosciuto la guerra. Nasconde orribili segreti, è vedovo, e il paesino in cui vive non lo accoglie. 'Le vele scarlatte' è quindi un ritratto di umanità perdute, di sentimenti nascosti. Racconta di una crescita attraverso i decenni, di una donna che afferma sempre più la sua identità femminile. Nella sua personalità albergano spiriti diversi. Crede nell'impossibile, è determinata, trova sollievo nel canto. Martin Eden era un idealista, seguiva la politica. Qui invece il mondo esterno viene messo da parte. Solo all'inizio si sentono gli echi della Prima Guerra Mondiale. (...) In lontananza, si sfiora il progresso. Ma l'ambiente in cui matura Juliette sembra statico, fuori tempo. Sopravvivono solo gli affetti, nasce l'amore, anche se la società che la circonda è ottusa, si fonda sulla superficialità, sceglie di non andare oltre ciò che vede. È questa la sfida di Le vele scarlatte: superare le apparenze, cercare più chiavi di lettura, e trovare un punto d'incontro tra immagine e anima." (Gian Luca Pisacane, 'Famiglia Cristiana', 20 maggio 2022)

"(...) un film di sconcertante libertà e grandissima forza espressiva, dove la narrazione sembra coincidere con il destino dei suoi personaggi e l'esattezza della forma giunge come un premio non richiesto e per questo più straordinario. (...) Dopo un'introduzione con materiali d' archivio che un po' didascalicamente colloca la vicenda nel primo dopoguerra, il volto straordinario di Raphaël Thiéry si impone quasi con violenza allo sguardo dello spettatore. Roccioso e aspro, viene filmato da Pietro Marcello come se fosse un paesaggio sconosciuto, un luogo da esplorare con cura per poterne intendere il carattere. A lui toccano subito il dolore della perdita - la sua amata è morta quando lui era lontano e il peso della responsabilità di una bambina che non sapeva di avere. Saranno le sue mani, enormi e sgraziate ma capaci di grandi raffinatezze nell' incisione del legno, a dargli la dignità del lavoro ben fatto e a fargli conoscere la responsabilità della forma, quando l'ordine di realizzare una polena si trasfigura nell'omaggio alla bellezza del suo amore perduto. Al polo opposto c'è una bambina che prima vagisce e poi cresce, che misura il suo talento artistico sui tasti di un vecchio pianoforte e che sa guardare dritto in faccia alla realtà. Juliette (l'esordiente Juliette Jouan) non abbassa mai lo sguardo, sa volere bene e sa difendersi e in ogni cosa è sempre lei a prendere l' iniziativa, si tratti di controllare il proprio destino o di imprimere una svolta al film. La macchina da presa la ritrae con orgoglio paterno, ma nel momento in cui compare un bell'avventuriero dell'aria (Louis Garrel) sa cogliere la magia erotica dell'incontro e la dolcezza di dopo l'amore: non c'è bellezza senza libertà e non c'è erotismo senza indipendenza. E lo stesso accade per la messa in scena di Marcello, libera e sensuale come mai prima, capace di trovare le immagini giuste senza doverle cercare, svincolato definitivamente dalla necessità di motivare le scelte o di esplicitare i passaggi teorici. Il film corre ed emoziona (...) concede connessioni al femminismo involontario di Howard Hawks e a tutto il fuori campo che si vuole immaginare. Il finale è dedicato alla Hirondelle dell'anarchica Louise Michel: una scelta perfetta per accompagnare lo spettatore verso la sua libertà." (Luca Mosso, 'Il Manifesto', 20 maggio 2022)
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