Le stelle inquiete

ITALIA, FRANCIA - 2010
3/5
Le stelle inquiete
La filosofa Simone Weil è ospite del filosofo contadino Gustave e di sua moglie Yvette. Insieme, i tre vivranno un intenso momento fatto di un'intimità unica e preziosa, in cui l'attrazione, la complicità e la gelosia, lasceranno il posto all'amore e alle risa. L'esperienza aiuterà tutti loro a evadere per un breve attimo da uno dei periodi più brutti della Storia.
  • Altri titoli:
    Simone and Gustave
  • Durata: 87'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: ispirato a un episodio della vita di Simone Weil
  • Produzione: KITCHEN FILM, TESTUKINE IN ASSOCIAZIONE CON A&G
  • Distribuzione: BOLERO FILM (2011)
  • Data uscita 11 Marzo 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Nel 1947 fu pubblicato postumo L'ombra e la grazia (anche La pesantezza e la grazia), una raccolta dei pensieri religiosi di Simone Weil, che Gustave Thibon estrasse dai suoi diari. Diari scritti dalla filosofa e mistica transalpina durante il soggiorno nella fattoria dei Thibon a Marsiglia, che raggiunge nel luglio 1941, dopo aver abbandonato la Parigi occupata dai tedeschi  e in attesa di unirsi alla Resistenza francese in Inghilterra. Qui morirà, il 24 agosto del '43, a soli 34 anni, stroncata dalla tubercolosi e dalla volontà di martirio. Ma non staranno a guardare le sue stelle inquiete: grazie all'opera di divulgazione del "filosofo contadino" Gustave, Simone Weil diventerà, anzi verrà riconosciuta, la pensatrice che ancora oggi – parola di Susan Sontag – "ci commuove, ci dà nutrimento".
Già recentemente portata sullo schermo (Torino Film Festival 2009) nel doc Je suis Simone (La condition ouvrière) di Fabrizio Ferraro, la Weil ora rivive "per fiction" con Le stelle inquiete di Emanuela Piovano, la regista di Amorfù, che della breve vita della filosofa inquadra proprio il soggiorno dai Thibon, Gustave e la moglie, interpretati da Fabrizio Rizzolo e Isabella Tabarini, entrambi più che discreti.
Ma a brillare, da vera stella inquieta, è la Simone Weil di Lara Guirao, che mette volto scavato, corpo esile e forza d'animo in un'interpretazione a cui il film deve molto, moltissimo. E' lei che seguiamo nella sua presa di coscienza e conoscenza della realtà contadina, ma quella vera, quella più autentica, povera, se non misera: per letto vuole un giaciglio di pannocchie, per casa un rudere, per cibo due patate, rifiutando i manicaretti dei Thibon. Ma la Piovano sceglie, condivisibilmente, di non idealizzarla: ne mostra anche i lati più spigolosi, irritanti, quale la voglia, fortissima, di diventare contadina, pur non essendovi assolutamente tagliata, come Gustave stigmatizzerà più volte. Ma tra i due è amore, anzi corrispondenza di amorosi opposti – soprattutto da parte di Gustave – che rischia di mandare in frantumi il presente (il matrimonio del fattore) ma si rivelerà fertile di futuro: quello, postumo, della Weil e del suo pensiero.
Non mancano difetti nel film, con la regia che tentenna d'approssimazione, scenografie e costumi sul bordo del precipizio fiction tv e qualche passaggio di sceneggiatura di (in)sano didascalismo, per non dire della scelta di lasciare alla sola Weil/Guirao l'accento francese – nel film, si rileva apertamente la sua denominazione parigina, ma non basta – mentre tutti gli altri personaggi parlano in italiano "duro e puro". Ma si chiude volentieri un occhio, perché il senso dell'operazione c'è ed è pregevole, senza amaro retrogusti cartacei e filosofici. E poi, un'occhiata di questa “rediviva” Simone Weil tutto può e nulla concede: storicamente, nemmeno a se stessa.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI MEDIA DEVELOPMENT FUND E FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE.

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATVITA' CULTURALI - DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.

CRITICA

"'Le stelle inquiete' mette in scena Simone Weil e la fa rivivere con il volto e la voce di Lara Guirao, il corpo consumato dai digiuni pur con occhi fiammeggianti. La mente che dimentica il corpo, che vuole negarlo. (...) Simone Weil è centrale nella scena anche quando è assente e sappiamo che si allontana dalla tenuta in campagna di St. Marcel a Marsiglia e come sia fruttuoso di studi e di incontri quel breve periodo dove, incoraggiata a studiare il sanscrito scrive di colonialismo, di occidente e oriente. È sempre al centro della scena, osservata, attesa da Thibon che conserverà i suoi scritti e per primo li pubblicherà, percepita da Yvette, spiazzante nel rapporto con lo spettatore che si aspetta trama distensiva e ne riceve in cambio durezza di insegnamento teorico, frasi graffiate col pennino, gli strali lanciati dalle massime di 'La pesanteur et la grace' (tradotto in modo più dolce 'L'ombra e la grazia') e inaspettata, la sensualità che si fa conversazione." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 11 marzo 2011)

"Emanuela Piovano, regista indipendente, tra gli animatori della factory romana Kitchenfilm, ha provato, attraverso un film altrettanto libero e indipendente, di raccontare una delle più grandi pensatrici del Novecento: la filosofa francese Simone Weil. Della vita varia della Weil, la Piovano seleziona l'episodio legato all'amicizia con Gustave Thibon, il filosofo contadino, conosciuto nella campagna a sud della Francia durante l'occupazione nazista. II film, che si avvale dell'interpretazione di Lara Guirao (attrice francese cara a Tavenier), sconcerta e affascina allo stesso tempo per la sua 'ingenuità' cinematografica e la sua autentica passione. Parlato in italiano, ma con effrazioni in francese laddove si citano i testi, potrebbe essere alla lontana, molto alla lontana, un tributo a Straub-Huillet per quel tanto di controllato esotismo e parziale verismo filtrato da uno sguardo curioso e a suo modo rigoroso." (Dario Zonta, 'L'Unità', 11 marzo 2011)

"Coraggioso, per non dire temerario, quinto film della regista torinese Emanuela Piovano. Con un'eleganza, che sfiora la raffinatezza, racconta, ispirandosi a un episodio vero, il soggiorno della filosofa attivista ebrea francese Simone Weil in una masseria dell'Ardèche nella politicamente caldissima estate del 1941. (...) Una storia delicata e sensibile, che merita un po' d'attenzione." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 11 marzo 2011)
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