Le ragioni dell'aragosta

ITALIA - 2006
Le ragioni dell'aragosta
Gli attori della trasmissione televisiva 'Avanzi' si ritrovano dopo 15 anni a Su Pallosu, un piccolo villaggio della Sardegna, e insieme decidono di allestire in un grande anfiteatro di Cagliari uno spettacolo estemporaneo a sostegno della causa dei pescatori in gravi difficoltà per lo spopolamento del mare. Per gli attori, fonte d'ispirazione e di entusiasmo è soprattutto Gianni Usai, un ex operaio alla Fiat ed ex sindacalista che ha vissuto sempre in povertà, dedito a proteggere il lavoro dei suoi compagni.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: SABINA GUZZANTI, DOMENICO PROCACCI, VALERIO TERENZIO PER AMBRAFANDANGO, SECOL SUPERBO E SCIOCCO PRODUZIONI
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE (2007)
  • Data uscita 7 Settembre 2007

RECENSIONE

di Alessandro Boschi
Succederà, perché deve succedere, che prima o poi anche i fratelli Guzzanti comprenderanno la differenza tra cinema e televisione. Quando succederà sarà un bel giorno, non solo per chi non avrà più la ventura di imbattersi in prodotti come Fascisti su Marte o Le ragioni dell'aragosta, presentato da Sabina Guzzanti nella sezione Giornate degli autori. Ma anche perché sarà finalmente possibile uscire dall'equivoco di fondo che certi prodotti si portano dietro geneticamente. Intendiamoci: abbiamo visto di peggio, ma ciò che proprio è difficile digerire è come non ci si renda conto che fare un film sia qualcosa di più che riciclare situazioni e personaggi tipicamente televisivi. Non può bastare l'escamotage di uno spettacolo da realizzare in Sardegna per attirare l'attenzione sull'estinzione del nobile crostaceo, coinvolgendo un nobilmente impegnato sindacalista sardo. Né si può pensare che alludere nel titolo al libro di David Foster Wallace possa servire ad altro se non a far capire che anche se non possiamo sbandierare la nostra cultura qualche indizio vogliamo comunque lasciarlo. È poi sintomatico che le cose migliori del film siano le scene del vecchio repertori di Avanzi. Però è proprio così. I reduci di uno dei periodi migliori della televisione italiana, "quando si era liberi perché l'unico pensiero dei politici era fare fuori il C.A.F e quindi non si curavano di noi", danno l'impressione di volere ancora vivere di rendita. Qui non si tratta di realizzare un programma televisivo libero, bensì di realizzare un film, libero. Ma un film. E per fare un film occorrono altre cose. Se date un'occhiata agli altri film di Sabina Guzzanti (Viva Zapatero! a parte) noterete che qualsiasi persona dotata di buon senso si sarebbe resa conto che forse quella del cinema sarebbe stata una strada da abbandonare. Soprattutto se si dispone di una genialità come quella della regista in questione. Si possono fare tante altre cose. E il successo dell'appena citato Viva Zapatero! è comunque figlio della televisione. Due ultime cose, una negativa e una positiva. A nostro modo di vedere la tirata di Cinzia Leone che parla con la Guzzanti della sua malattia, intervallata da brevi flash sulla sua degenza, non è il massimo dell'eleganza, perché stona con tutto il resto e dà l'idea di una cosa che il percorso del prodotto assolutamente non richiedeva. Ma chiudiamo con una cosa davvero positiva: non c'era Serena Dandini, pare assorbita da altri impegni. Questa è la vera trovata del film: la tv delle ragazze senza "la" ragazza. Un brivido: speriamo che non stia studiando da Ministro della cultura.

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI - DIPARTIMENTO DELLO SPETTACOLO.

- PRESENTATO ALLA 4. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI - VENICE DAYS', VENEZIA 2007.

CRITICA

"Raccontato con ritmo vivace e uno sguardo dal di dentro che del piccolo gruppo di commedianti rispecchia temperamenti artistici e soprassalti esistenziali, il film è il ritratto fresco e partecipato di un microcosmo teatrale come nel cinema italiano non se ne trovano. Rara avis, la Guzzanti è un regista che ha una vera cultura dello spettacolo e nello stesso tempo una comica che continua a fare satira politica nel senso più nobile della parola. Le battute divertentissime e affilate sull'oggi - sulle false ragioni della guerra, su Berlusconi, sulla stampa asservita - si mescolano alle riflessioni sul passato recente (vedi il grande sciopero degli operai Fiat nel 1980) come a ribadire che la satira è lecita solo se illuminata dalla fiammella dell'utopia."
(Alessandra Levantesi, 'La Stampa',05 settembre 2007)

"Vincere, questo chiede l'aragosta metaforica di Sabina Guzzanti nel film che ieri al Lido è stato applaudito a scena aperta e sui titoli di coda con il mare bianco della Sardegna. Passare dal film di denuncia ai film come corpo contundente per destrutturare il lessico politico e distillare dal 'falso', dal cinema, immagini-desiderio. Lo ha fatto Michael Moore nel suo 'Sicko', docu-fiction di nuovo conio che abbandona il tono minoritario del testimone e fa cantare il coro. Sabina, come Michael, dirige la sinfonia e prepara un grande show che avrà luogo su un set immaginario, luogo dell'agire. Un palcoscenico dove i riluttanti, attori e spettatori, finiranno per esibirsi. Un film sul 'metodo' per annientare la potenza mitica dell'avversario, che sia la stampa, la tv, le corporation, l'America di Bush o la pesca a strascico, quella che ha impoverito i mari di Su Pallosu, paese del cagliaritano. (...) 'Le ragioni dell'aragosta', è come un miraggio, una specie di trappola per spettatori disincantati, che si aspettano un finale già visto." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 5 settembre 2007)

"Il film è figlio di 'Avanzi' che per fortuna o purtroppo non finiscono mai. Di far ridere. Il meglio della pellicola di Sabina Guzzanti, infatti, comunque poca cosa, sono le immagini di repertorio che scorrono sul video dove la Guzzanti, Masciarelli & Co. rivedono i loro sketch di Avanzi. 'Le ragioni dell'Aragosta' sono una specie di backstage ex post. Perché di 'Avanzi' non avevano backstage o altro materiale extra da allegare a qualche Dvd. Che oggi, c'è da giurarlo, andrebbero a ruba, perché è vero che è stato un unicum artistico: un manipolo di giovani talenti che avevano carta bianca, come ricorda Antonello Fassari, mentre con la Guzzanti rimpiange i bei tempi andati di Tangentopoli, quando per buttare giù il Caf lasciavano fare tutto. Per il resto è un film su uno spettacolo che non si farà, roba da romanzo sul romanzo che non si realizza. Anzi, assomiglia molto a quei reality, detestati dalla truppa guzzantiana, in cui ti raccontano la vita, mescolata all'arte, e quando va meglio l'arte mescolata alla vita, di attori, artisti e musicisti. Stessi meccanismi, pianti davanti alla telecamera racconti di flirt con pigiama di chi ha dormito con chi e cosa ha fatto. Insomma, un format alla De Filippi, condotto da una Ventura che urla meno ma è più impegnata a spiegarci, più che a mostrarci, che D'Alema è come Berlusconi, fonti inesauribili di notizie che sono di per sé pezzi di satira." (Luca Mastrantonio, 'Il Riformista', 5 settembre 2007)
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