Le quattro giornate di Napoli

Le quattro giornate di Napoli
Le quattro giornate di Napoli non sono state una vera e propria rivoluzione. Non hanno avuto capi, né preparazione di alcun genere. La rivolta nasce e divampa nel giro di poche ore nel settembre del 1943: tutta la popolazione di Napoli vi partecipa, ma senza consultarsi. Spinti da una specie di necessità, i napoletani imbracciano il fucile, si armano di pietre, utensili, bottiglie piene di benzina, e combattono per le strade e i vicoli della città, a pochi metri dalle loro abitazioni, anonimi e silenziosi. Finita la battaglia, ognuno torna a casa sua e la rivolta resta un ricordo. I nomi dei morti, che tutti conoscono, passano di bocca in bocca. Tra di loro c'è Gennarino Capuozzo, un bambino di 10 anni, ucciso sulle barricate, mentre si schierava contro chi voleva invadere il suo Paese.
  • Altri titoli:
    The Four Days of Naples
    Le 4 giornate di Napoli
  • Durata: 123'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: TITANUS, METRO
  • Distribuzione: TITANUS - MGM HOME ENTERTAINMENT, MONDADORI VIDEO (GLI SCUDI, IL GRANDE CINEMA)

NOTE

- CANDIDATO ALL'OSCAR 1962 PER IL MIGLIOR FILM STRANIERO E PER LA MIGLIOR SECENEGGIATURA.

- NASTRO D'ARGENTO 1963 PER MIGLIOR REGIA, MIGLIOR SCENEGGIATURA E MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (REGINA BIANCHI).

CRITICA

"(...) Perché Nanni Loy ha realizzato 'oggi' un film come questo e in che cosa consiste la sua prospettiva critica e il suo approfondimento artistico (...) delle quattro giornate? Direi che è quella del rifiuto della violenza, di un sentimento vivo della pace, della 'guerra alla guerra', insomma, come ha sottolineato il regista stesso, risolti in un affresco di ampie dimensioni e di tonalità e cadenze popolari, che (...) si fa amirare più per l'ingegnosità dell'accurata messa in scena, che per un suo raggiunto equilibrio poetico e ci commuove e ci esalta solo nei momenti in cui l'umile fatica (...) del regista è come sconvolta e sollevata da una passione in atto, da una indignazione profonda, o da una schietta e commossa solidarietà". (Adelio Ferrero, 'Mondo Nuovo'. 9 dicembre 1962).
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