Le parole di mio padre

ITALIA, FRANCIA - 2001
Zeno, che non ha ancora superato il trauma della morte di suo padre, inizia a lavorare con Giovanni Malfenti, padre di quattro ragazze, e si inserisce in questa famiglia, conflittuale ma affettuosa, dove non si è mai soli. Si innamora della primogenita Ada, che prima lo ricambia poi non ne vuole più sapere. Poi è sedotto dalla secondogenita Alberta in competizione con la sorella. Zeno si lascia coinvolgere dalla loro rivalità ma Alberta tenta il suicidio e Zeno si allontana dalla famiglia Malfenti. Un anno dopo il padre lo invita alla festa di compleanno della terza figlia, Augusta. Durante la festa Ada rifiuta di nuovo l'amore di Zeno che si rivolge, invano, ad Alberta. Sarà Augusta a rivelargli il suo amore e Zeno il giorno del loro matrimonio si chiederà:"Chissà se l'amo?"

CAST

NOTE

- PRESENTATO AL 54° FESTIVAL DI CANNES, SELEZIONE UFFICIALE "UN CERTAIN REGARD".

- I DUE CAPITOLI DELLA COSCIENZA DI ZENO SONO IL 4° "LA MORTE DI MIO PADRE" E IL 5° "LA STORIA DEL MIO MATRIMONIO".

CRITICA

Dalle note di regia: "Anzichè fare un adattamento di un romanzo così complesso, ho preferito ispirarmi ai due capitoli che trattano la problematica del rapporto di Zeno con suo padre."

"Francesca Comencini, autrice di film e documentari dopo il premiato esordio nel 1984 con 'Pianoforte', allestisce con stile e sensibilità un delicato teatro da camera intorno alla solitudine di un giovane, alla ricerca di calore e comprensione". (Renzo Fegatelli, 'Trovaroma', 24 maggio 2001).

"In quest'opera la stile è arioso, la tensione emotiva a fil di pelle, il disegno psicologico estremamente fitto, offrendo maggiore spazio e respiro ai personaggi femminili, ovvero alle quattro figlie di Malfenti, che immancabilmente hanno conservato i loro nomi letterari, Ada (Chiara Mastroianni), Alberta, Augusta e Anna. Anche la storia, a parte la sostituzione di Trieste con Roma e la cornice contemporanea, è la stessa (...) Ne 'Le parole di mio padre' però si intravede ben altro che Svevo: l'impressione è che sia un film molto autobiografico su quattro sorelle in conflitto tra loro e schiacciate da una figura paterna autorevole e carismatica. Possibile che tutto questo non c'entri con casa Comencini?" (Anton Giulio Mancino, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 13 giugno 2001).

"Manca il sottofondo di umorismo e di lieve ironia delle pagine del romanzo, ma la scelta del cast, con lo schiavo Fabrizio Rongione e la passionale Chiara Mastroianni, sostituisce la vitalità smorzata della trasposizione, che è in realtà occasione, eco, pretesto informato". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 1 giugno 2001)

"La storia dell'educazione sentimentale di Zeno nella famiglia Malfenti ha una misura di racconto claustrofobico e crepuscolare, di persiane chiuse e biblioteche impolverate fotografate con le luci giuste da Bigazzi, in cui però i temi della crisi dei giovani e le loro lotte sentimentali acquistano una valenza molto contemporanea, ma del tutto priva dell'inconscio del romanzo e della sublime ironia con cui Svevo osservava il mondo. Vince il tema della sorellanza: le sorelle Malfenti, quelle di Cecov spesso citate e le Comencini". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 giugno 2001)

"I primi capitoli de 'La coscienza di Zeno' secondo Francesca Comencini, vissuta a lungo a Parigi: è 'Le parole di mio padre'. Non la Trieste di ieri, ma la Roma di oggi. Non ironia e psicoanalisi, ma monologhi sospesi in una dimensione astratta, interiorizzata, depurata da ogni riferimento al mondo attuale. Fino a fare del personaggio del nipote di Svevo un nipote dell'Idiota' di Dostoevskij e il padre di tutti gli immaturi del '900. Bel cast, e bellissima foto di Luca Bigazzi". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 maggio 2001)

"Per niente intimorita dall'imponenza letteraria del romanzo di Svevo, Francesca Comencini riesce nel compito non semplicissimo di 'far parlare' le immagini. Per merito di un cast che ha in alcuni volti nuovi i suoi punti di forza (...) per merito della fotografia di Luca Bigazzi (...) per merito di un montaggio sapientemente ellittico ed essenziale: ma soprattutto per merito di una regia che usa il primissimo piano per comunicare con lo spettatore". (Paolo Mereghetti, 'Io donna', 2 giugno 2001)
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