Le ombre rosse

ITALIA - 2009
Le ombre rosse
Roma. Un celebre intellettuale entra in contatto con il fermento culturale attivo nel centro sociale 'Cambiare il mondo' e stabilisce che questi luoghi giovanili, così vitali, possono essere proposti come realtà socialmente e culturalmente innovative. Intorno a questo tema scoppia un caso internazionale dal clamore mediatico rilevante ma, ben presto, l'entusiasmo iniziale cede il posto allo smarrimento e allo scontro tra le varie anime della sinistra...
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: METAFORA, POLITICO
  • Produzione: DONATELLA PALERMO PER 13 DICEMBRE, RAI CINEMA, CATTLEYA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 4 Settembre 2009

TRAILER

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009).

CRITICA

"Da esporre al museo con la targhetta: "Com'era la sinistra italiana e perché si è estinta". Citto Maselli ne fa parte, al punto da prestare le sue sahariane a Roberto Herlitzka, intellettuale che quando incontra il direttore di Le Monde gli dice 'Ti ricordi Porto Alegre?'. Tutti i particolari nella pagina del cinema di sabato, quando il film - sfidando il ridicolo e le querele dell'architetto Fuksas - uscirà in sala."(Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 4 settembre 2009)

"Sul versante stilistico è ancor più difficile pronunciarsi. Immerso nelle questioni di stile dalla testa ai piedi, Citto dà però l'impressione di aver scelto il pamphlet nudo e crudo. Con il rischio di scontentare chi al cinema chiede di più, unito a quello di non farsi capire al di sotto di un'asticella generazionale ormai alta. Coro di interpretazioni non proprio convincenti: Herlitzka, Foa, Lucia Pani, Valentina Carnelutti, Luca Lionello, Fantastichini." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 04 settembre 2009)

"'Le ombre rosse' aggiorna al presente la satira di uno dei migliori Maselli di sempre, 'Lettera aperta a un giornale della sera', 1970, anche se tutto è cambiato. Là un pugno di intellettuali radical-chic si invischiavano in un gioco molto più grande delle loro vite belle e disordinate. Sullo sfondo c'erano la sinistra fibrillante del '68, il gusto del gruppo e di una libertà anche sessuale recente, il peso della parola, degli apparati politici, della carta stampata. Niente di simile ne 'Le ombre rosse'. (...) giovani e intellettuali si svegliano in un paese che forse non capiscono più e da cui anche il film resta un poco distante, troppo allegorico, troppo elegante per "mordere" un mondo in cui tutto è più veloce, più sfacciato, ma anche più segreto di così." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 04 settembre 2009)

"Maselli ha rifatto il film-apologo in stile 'Lettera aperta a un giornale della sera'. C'è una differenza sostanziale: allora un simile film era 'dentro' il dibattito politico, e l'idea di un gruppo di intellettuali comunisti che si offre provocatoriamente di partire per combattere a fianco dei Vietcong suonava vera come a volte suonano i paradossi: oggi, 'Le ombre rosse' sembrano un reperto archeologico. Il dramma, almeno per noi, è vedere queste due metafore e provare, lì sullo schermo, distanza e disperazione nei confronti di entrambe. Maselli sta con i giovani, e questo è bello, ma uno dei problemi della sinistra italiana è avere ancora, in parte un Immaginario simile a quello raccontato in questo film."(Alberto Crespi, 'L'Unità', 04 settembre 2009)

"Nelle intenzioni dell'indomito Maselli, il film rappresenta gli equivoci e le difficoltà che comportano un atteggiamento rigoroso e radicale di opposizione civile. Ma nel vorticoso e a volte grottesco intreccio di contraddizioni, che condurrà le grandi speranze al fallimento, prorompono il meglio e il peggio dell'eterna utopia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 04 settembre 2009)

"C'è una sequenza commuovente nel film di Citto Maselli, che commuovente proprio non è. Anzi il film si prefigge di irritare la sinistra, normale e anormale, scatenare discussioni sul suo stato comatoso, fungere da brutale provocazione. Accettiamo la provocazione di 'Le ombre rosse'? Commuovono alcuni primissimi piani stampati sui volti di alcuni bambini cinesi che guardano con stupore - e mai ridendo come negli spot - la loro insegnante di italiano, africana, apparizione gioiosa catturata da una steadycam curiosa. E i bimbi imparano a scandire bene le loro prime parole aptiche, da asilo, come «cara», premessa di una carezza o allusione alla «grande crisi» che imbavaglia la nostra vita (al Lido una birra costa 5 euro). Anche se restano circospetti e molto perplessi, quei bimbi bellissimi, sul clima del centro sociale che li ospita, set principale del film, che potremmo definire un «horror fantasy retrò», leziosamente ispirato ai loft grigi sinistri giganteschi e screpolati di Alphabet city, dove si spaccia, nei telefilm Rainvest, il crack." (Roberto Silvestri, 'Il manifesto', 04 settembre 2009)

"Toni forti, cornici e ambienti rievocati con duro realismo (anche dal punto di vista scenografico e dei colori), personaggi incisi a tutto tondo, pure in mezzo ad un coro, un clima che più risente della controversia e più si fa dolente, con la sola nota ottimistica di una pagina ultima. Curatissima, come sempre in Maselli, la recitazione. In tutti, anche nei meno noti. Al centro un grande Roberto Herlitzka come Siniscalchi. Una maschera che, pur negativa, sa essere tragica. Il film è dedicato a Sandro Curzi. Condivido il ricordo." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 04 settembre 2009)
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