Le notti della luna piena

Les nuits de la pleine lune

FRANCIA - 1984
Le notti della luna piena
Rémi e Louise convivono in un appartamento alla periferia di Parigi. Lui è un tecnico e lavora in zona, lei si reca ogni giorno a Parigi con l'R.E.R., nello studio di un architetto. I due si amano molto, ma i loro gusti sono differenti: Rémi gioca a tennis, gli piace andare a dormire presto e svegliarsi di buon'ora, mentre Louise detesta caricare la sveglia e vivere lontana dalla capitale ed è felice quando la sera può uscire a ballare e conoscere gente sempre nuova. Un giorno, essendosi liberato a Parigi un "pied-à-terre" di sua proprietà, Louise ha un'idea: lo restaura e lo arreda, ma non lo affitta, ripromettendosi di rifugiarsi lì almeno una volta alla settimana, per trovarvi un po' di libertà e di solitudine e dormire da sola. Rémi cede alle sue insistenze pur avendo paura che lei prima o poi si troverà un amante e l'esperimento ha inizio. Octave, un giornalista amico di Louise, è l'unico a porre delle obiezioni. L'idea di una qualche autonomia piace molto alla donna, ma una sera di plenilunio, ad una festa in casa della sua amica Camille, Louise incontra Bastien, un ragazzo un po' rozzo e più giovane di lei: i due ballano, poi fanno un rapido giro per locali, per finire nel "nido". Dalla breve avventura Louise non trae granché: è stata nulla più che una sbiadita parentesi, per un tipo come lei, abituata ad essere amata e vezzeggiata. Senonché, in un caffè un giorno a lei e Octave sembra di intravedere prima Rémi, poi, in fondo alla sala, anche Camille. Louise ne è irritata e turbata: forse il suo uomo ha una relazione? Interroga con discrezione Camille, che dice di essere appena rientrata a Parigi da un viaggio in Italia. Evidentemente, Louise si è sbagliata. Ma quando torna a casa, Rémi le confessa di avere un'amante. Con ciò, la convivenza è finita e Louise, tanto desiderosa di un po' di solitudine, resterà ora veramente sola. Per fortuna, però, c'è sempre qualcuno disposto ad ascoltare le pene d'amore...
  • Altri titoli:
    Comédies et proverbes
    Full Moon in Paris
    Comédies et proverbes: Les nuits de la pleine lune
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: NORMALE, 35 MM
  • Produzione: MARGARET MENEGOZ PER LES FILMS DU LOSANGE, LES FILMS ARIANE
  • Distribuzione: IST. LUCE ITALNOLEGGIO CINEMATOGRAF. - CREAZIONI HOME VIDEO

NOTE

- DIALOGHI: ERIC ROHMER.

- CREAZIONI SCENOGRAFICHE: IONA ADERCA, CHRISTIAN DUC, OLIVIER GAGNÈRE, JEAN.PIERRE POTHIER, JÉRÔME THERMOPYLES.

- PREMIO COME MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA (PASCALE OGIER) ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (1984).

CRITICA

"Non tragga in inganno una trama, solo in apparenza esile e che a taluno può apparire anche banale. C'è ben più. Il plenilunio - che notoriamente non fa dormire e stimola grilli nella testa - non è che un momento ed un pretesto in un quadro di notevole impegno e bellezza. E' un film sull'indifferenza della nostra società, un'opera ghiaccia, dove non c'è affetto per i personaggi, dove ogni passione è vanificata, la stessa sessualità sterilizzata e i sentimenti valutati, poco più di come un entomologo studia al microscopio uno dei più comuni insetti. Un film, dunque, assai arido, un po' beffardo e come intriso di una sottile perfidia, nel quale, peraltro, Rohmer sa fare scattare puntualmente tutti i necessari meccanismi psicologici che stanno a monte della Parola. Perché 'Le notti della luna piena' sono soprattutto teatro; tutto l'impianto del film è squisitamente teatrale (per le entrate, le uscite ed il dialogo, ed è un gran peccato non sentire quello originale). [...] Gli spunti sono moltissimi. C'è l'insoddisfazione, la irrequietezza ed il desiderio di libertà di Louise, donna troppo amata e possessiva, ma anche espressione di un tipico vittimismo; c'è la banalità di Rémi, spesso narcisistico e infantile (indispettito, si prende a schiaffi...); c'è, infine, Octave, pensatore a scartamento ridotto, intellettuale ma non troppo, in fondo simpatico, ma umoroso e narcisistico anche lui. Un mondo di piccoli borghesi in decollo permanente verso i gradini di uno 'status' superiore, gestori di situazioni emotive di marca irreversibilmente modesta; gente adusa a discorsi senza cifra e prontissima a illusioni, incontri ed evasioni di lieve entità, e così via dicendo. [...] Certo, i personaggi di Rohmer sono sempre irrisolti; alla fine stessa del film il discorso non si arresta, per cui si profilano sempre nuove possibilità, nuove aperture ed incastri, quasi in un gioco (desolante, non affascinante) di specchi che propongono soluzioni alternative e poi ancora le illusioni, le apparenze e le contraddizioni dell'uomo d'oggi." ("Segnalazioni cinematografiche", vol. 98, 1985),
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