Le luci della sera

Laitakaupungin valot

FINLANDIA - 2006
Le luci della sera
Koistinen è un piccolo uomo senza qualità. Buono e incapace di perdere la speranza, lavora come guardiano di un grande magazzino ad Helsinki. Una sera, durante il turno di lavoro, una giovane donna lo seduce per far sì che i suoi complici riescano ad entrare nella struttura e la svaligino. Complice suo malgrado del furto, amato soltanto dalla padrona di un chiosco di salsicce, Koistinen viene condannato dalla giustizia a pagare per la sua ingenuità e per reati che non ha commesso.
  • Altri titoli:
    Lights in the Dusk
    Les lumières du Faubourg
    Ljus i skymningen
  • Durata: 80'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: AKI KAURISMÄKI PER SPUTNIK OY
  • Distribuzione: BIM (2007), DVD: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO
  • Data uscita 12 Gennaio 2007

RECENSIONE

di Silvio Danese

Leggi il testo completo sul numero di gennaio-febbraio della Rivista del Cinematografo

Forse Kaurismaki è il solo regista i cui titoli compongono la frase che lo identifica: uomo senza passato che ha affittato un killer per farsi uccidere mentre contempla nuvole in viaggio e ombre in paradiso. Si sa come i grandi pittori del Novecento lavoravano su variazioni di un quadro, a seconda dei periodi, da Picasso a Morandi, da De Chirico a Pollock. Succede in diversa misura anche al cinema, per esempio con Woody Allen o Rohmer. Il finlandese Aki Kaurismaki è artista di questa stirpe. I suoi personaggi sono distaccati in un mondo fiabesco, nordico e indifferente, asettico e tetro, involontariamente umoristico. Con Nuvole in viaggio (sulla disoccupazione) e L’uomo senza passato (sull’emarginazione sociale, premiato a Cannes nel 2002), Le luci della sera (sulla solitudine) chiude una trilogia ‘della vita inospitale’. Sperando (come certi bambini, la speranza non la perdono mai i personaggi di Kaurismaki) di costruirsi un futuro, lo schivo Kostinien, sorvegliante di una gioielleria, finisce in un raggiro. Non volendo tradire la donna che l’ha messo in mezzo, finisce in galera. Quando esce è perduto. La discesa nei bassifondi della società sembra la conclusione inevitabile del destino di Kostinien, che ormai ha perso la voglia di vivere. E lo spettatore lo capisce.

NOTE

- IN CONCORSO AL 59MO FESTIVAL DI CANNES (2006).

CRITICA

"Kaurismaki, chiude la 'trilogia dei perdenti' con 'Le luci dei sobborghi'. Il mood, inconfondibile, è lo stesso di 'Nuvole in viaggio' e 'L'uomo senza passato', con una punta di humour in meno. La città è sempre Helsinki, una Helsinki moderna e insieme senza tempo, fatta di periferie silenziose e bar malinconici che probabilmente esistono solo nei film del geniale finlandese. (...) Luci anni '50, dialoghi scarni ma irresistibili (Kaurismaki è un maestro del sottotesto), una colonna sonora che mescola Puccini e Gardel (ancora 'Volver !') ai tanghi di Olavi Virta, compositore finlandese amatissimo in patria. Più una fievole speranza che in extrenmis illumina il destino dei diseredati. Ammirevole per coerenza, Kaurismaki stavolta non brilla per novità. E il suo ultimo film somiglia fin troppo a tutti gli altri, un po' come l'irresistibile cagnetto Paju, ultimo discendente di una famiglia di bastardini che accompagna da sempre il lavoro del finlandese." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 maggio 2006)

"Destinato ai cultori del cinema d'arte e d'essai, 'Les lumières du Faubourg' non aggiunge nulla all'identikit di Aki Kaurismaki. Già incoronato con due premi importanti a Cannes grazie a 'L'uomo senza passato', il regista finlandese vi sviluppa l'allusione chapliniana del titolo con i consueti toni da ballata minimalista: una sorta di spleen boreale che privilegia sino alla maniera il sottomondo degli umili e dei marginali e lo culla con le immagini fredde e asettiche e la complicità dell'accompagnamento musicale. Assistiamo così, senza un briciolo di vera emozione, alla discesa agli inferi del signor Koistinen (Janne Hyytiainen), sconsolato nottambulo ingiustamente accusato di furto con scasso proprio dalla donna di cui è innamorato. Negli sgradevoli sfondi di un nord Europa più disumano che mai, il poverocristo s'appresta a perdere in un colpo solo e senza un lamento posto di lavoro, alloggio, libertà e illusioni; ma per fortuna anche nella miseria più nera può materializzarsi l'ala di un angelo... E Kaurismaki finisce per fare della stralunata naiveté compositiva un fine ammiccante anziché un mezzo espressivo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 23 settembre 2006)

"Vedere un film del finlandese Aki Kaurismaki, 49 anni, è un autentico piacere. La semplicità classica e profonda, lo stile lucido tutto concentrato sui protagonisti e sulla storia, senza distrazioni né parentesi, l'espressività degli attori, il deserto irreale della città; questo e altro fanno di Kaurismaki un maestro. 'Le luci della sera' (dopo 'Nuvole in viaggio' e 'L'uomo senza passato') è l'ultimo film di una trilogia proletaria dedicata ai perdenti: se il soggetto dei primi due film era la mancanza di lavoro e la mancanza di casa, il tema di questo è la mancanza di affetti, la solitudine. (...) La magia, le luci romantiche, il lato favoloso d'altri film del regista sono scomparsi per lasciar posto al male di vivere. Dolci canzoni, musica di tango, accompagnano la brutalità." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 12 gennaio 2007)

"Breve: dura un'ora e venti; laconico: pochi dialoghi, molti silenzi; insolito: protagonista è 'un romantico scemo, fedele come un cane'. Può essere solo un film di Aki Kaurismäki su Aki Kaurismäki. Stavolta s'intitola 'Le luci della sera'. Stavolta, perché - se il film ha questi pregi - ha anche un difetto: è seriale. Il regista, sceneggiatore e produttore finlandese si ripete. Ma i più non hanno visto i suoi film precedenti, come il capolavoro 'Nuvole in viaggio' (1996) e il notevole 'L'uomo senza memoria'. E per loro valgono gli attributi dell'incipit. Kaurismäki presenta questi tre film come parti di una trilogia. In realtà 'Nuvole in viaggio' ne era la sintesi. L'analisi è venuta con gli altri due. Nulla di male, ma nemmeno nulla che sia tornato a quei livelli. È probabile che, cinquantenne etilista, Kaurismäki trovi fondi solo per film a basso costo e garantito rendimento. 'Le luci della sera' era infatti in concorso al Festival di Cannes: vetrina importante. Improbabile che da lui avremo mai una produzione di vasto respiro, quella di cui il cinema europeo avrebbe più bisogno, perché farebbe pensare senza annoiare." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 12 gennaio 2007)

"Con questo suo splendido, gelido, intangibile finale della trilogia dei perdenti Kaurismaki dice che viviamo da monadi, oggetti e non più soggetti di un mondo chiuso agli affetti. (...) Aki il finlandese afferma il diritto al pessimismo senza poesia né catarsi, il mondo è quello che è, le porte si sono chiuse. Resta la confusione, il rock mescolato al 'Volver' almodovariano e a Puccini, ma il filo è staccato. L'occhio registra l'atto beckettiano senza parole di Koistinen (Janne Hyytiainen) ma i contatti non sono più con la vita ma col cinema, finzione che l' autore rende magnifica complice della sua desolata visione del mondo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 gennaio 2007)

"Luci anni '50, dialoghi scarni ma irresistibili (Kaurismäki è un maestro del sottotesto), una colonna sonora che mescola Puccini e Gardel ai tanghi di Olavi Virta, compositore finlandese amatissimo in patria. E' lo stile unico di Aki Kaurismäki, che con 'Le luci della sera' chiude la struggente trilogia dei perdenti. Il tono stralunato e dolente è quello di 'Nuvole in viaggio' e 'L'uomo senza passato', ma un poco più disperato. (...) Ammirevole per coerenza, Kaurismäki magari non brilla per novità e i suoi ultimi film si somigliano tutti un po'. Come il buffo cagnetto Paju, ultimo di una stirpe di bastardini che accompagna da sempre il lavoro del finlandese. Ma la fievole speranza che illumina il destino dei diseredati, l'esattezza degli sguardi, delle luci, dei tempi, dei gesti, scalderebbero il cuore dello spettatore più cinico." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero, 12 gennaio 2007)
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