LE DUE VITE DI MATTIA PASCAL

ITALIA - 1985
Dopo la morte del padre, Mattia Pascal conduce nel paese di Miragno una vita pigra e inconcludente, anche a causa delle questioni di eredità che sono nelle mani di Malagna, un amministratore astuto e di dubbia correttezza. Mattia è sposato con Romilda e i due vivono nella casa di lei insieme alla suocera, una donna vessatrice e grossolana. Mattia ha una relazione con Oliva, figlia di un suo dipendente, che gli darà un erede. Quando anche la vecchia madre muore, Mattia, ormai insofferente di tutto, decide all'improvviso di salire su un treno notturno che transita verso la Francia e di scendere a Montecarlo. L'idea di sparire, "tout court", ha sopraffatto quella di suicidarsi. Al casinò Mattia, come spesso accade ai neofiti, è aiutato da una fortuna sfacciata e vince somme esorbitanti. Intanto in paese, non avendo più sue notizie, i familiari decidono di tumulare un corpo nelle cui fattezze tutti hanno identificato lo scomparso Mattia. Assistendo di nascosto al rito nel cimitero, Pascal si adatta subito alla nuova e favorevole situazione e ormai, ufficialmente morto, parte per Roma deciso a ricominciare da zero una nuova esistenza. Tuttavia commette l'errore di stracciare i suoi vecchi documenti e con ciò annulla la sua personale identità, diventando Adriano Meis, esponendosi alla mercé del caso e correndo il rischio di essere coinvolto in sospetti e contrattempi. Trovata ospitalità presso una famiglia di Roma, Mattia si innamora, ricambiato, di Adriana. I due partono per Venezia ma l'uomo, ormai abituato a concedersi ogni lusso, si trova nei guai a causa della sfortuna al gioco. Proprio mentre Adriana gli annuncia felice la sua maternità Mattia, ormai invischiato nei debiti, decide vilmente di piantare lei e il suo fardello, di "uccidere" Adriano Meis e di ripresentarsi a Miragno nei panni del redivivo, con tutti i diritti conseguenti. Giunto nel paese, Mattia però scopre che la moglie Romilda ha sposato il suo amico Mino Pomino e che i due hanno una neonata. Per evitare lo scandalo, parenti ed amici concordano che di tanto in tanto, il fu Mattia Pascal andrà a prendere il caffè in casa della moglie e gli capiterà di incontrare Oliva - la quale gli fa conoscere il figlio avuto da lui, ma riconosciuto dal Malagna, ora marito della donna - e che potrà ritirarsi a vivere e lavorare nella biblioteca comunale come aiutante. Ormai ridotto in povertà, ogni tanto Mattia Pascal si reca a rendere un patetico omaggio floreale alla propria tomba.
  • Durata: 140'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA - EASTMANCOLOR
  • Tratto da: LIBERAMENTE TRATTO DAL ROMANZO "IL FU MATTIA PASCAL" DI LUIGI PIRANDELLO
  • Produzione: SILVIA D'AMICO BENDICO' E CARLO CUCCHI PER EXCELSIOR CIN.CA, RAI-RADIOTELEVISIONE ITALIANA,CINECITTA', ANTENNE2, CHANNEL 4, TELEMUNCHEN, TVE - R.T.S.I., FILM FOUR INTERNATIONAL
  • Distribuzione: MEDUSA DISTRIBUZIONE

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 38MO FESTIVAL DI CANNES (1985) E A QUELLO DI MIAMI.

- AIUTO REGIA: AMANZIO TODINI.

- LA VERSIONE TELEVISIVA, IN DUE PARTI, HA UNA DURATA DI 178'.

CRITICA

"Risulta una sorta di ibrido, un Pirandello filtrato dalla commedia italiana, ma senza l'ironia di quello, né la pungente satira di questa. Mattia Pascal, pure interpretato con onestà da Mastroianni, appare un dimesso avventuriero dalla doppia vita, mai veramente 'fu', mai preso da dubbi di identità, ma cialtrone come ce n'è tanti nelle nostre cronache rosa e finanziarie, in fuga tra figli illegittimi e dissesti economici, fallito più nella sua immagine sociale che nella sua dimensione esistenziale, latitante per vocazione e condannato all'azzardo. Uno che tenta il colpo, insomma navigatore a vista circondato da pari, ma sempre pronto a scaricare sugli altri il prezzo delle sue sconfitte, vero 'everyman' della provincia piccolo-borghese e modesto campione della falsa imprenditoria truffaldina; non finisce in galera per convenzione narrativa, e soprattutto per la suprema indifferenza che occorre a chi non è mai veramente esistito, inconsapevole di sé forse persino nel danno procurato agli altri, fluttuazione statistica al pari di un numero estratto alla roulette. Niente di metafisico, insomma; ma un quadretto italiano purtroppo assai realistico e attuale. In questo, forse, va rintracciata la ragione della storia che Monicelli ci racconta. Che non è, val la pena ripeterlo, assimilabile tematicamente al romanzo pirandelliano, ma che nel conservarne l'involucro ne sconta forse la letterarietà d'origine. La letterarietà come un laccio spesso soffocante, allentato solo talvolta da qualche guizzo di vivacità, come in certe caratterizzazioni del personaggio di Adriana (Laura Morante), e non a caso nell'arbitraria estensione della cocotte del casino. Alla fine però, pur intuendone le strade, non riesce a convincere della conquistata autonomia espressiva, quale il mezzo, e il tema, avrebbero richiesto." (Gianfranco Damiano, 'Attualità Cinematografiche')
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