Le due vie del destino - The Railway Man

The Railway Man

AUSTRALIA, GRAN BRETAGNA - 2013
2/5
Le due vie del destino - The Railway Man
1942. Il 21enne Eric Lomax, addetto ai segnali e appassionato di ferrovie, è uno dei giovani soldati che a migliaia vengono fatti prigionieri dalle truppe giapponesi che hanno invaso Singapore. Spedito a lavorare alla costruzione della celebre Ferrovia della morte, in Tailandia, Eric è testimone di inimmaginabili sofferenze ai danni dei suoi compagni di sventura e, dopo essere stato scoperto per la costruzione di una radio clandestina, ne diviene lui stesso vittima. Sopravvissuto per miracolo alla guerra, Eric torna a casa ma la sua vita è irrimediabilmente segnata dal ricordo del giovane ufficiale giapponese, suo carnefice. Fino a quando, molti anni dopo, a bordo di un treno incontra Patti, la donna che farà ricomparire il sorriso sul suo volto e la voglia di tornare a vivere. Tuttavia, la ritrovata serenità verrà offuscata ancora una volta dal ritorno degli incubi e Patti, decisa ad aiutare l'uomo che ama, cercherà in ogni modo di scoprire che cosa lo tormenta. Grazie alla collaborazione dell'enigmatico Finlay, anche lui ex prigioniero di guerra che romperà il muro di omertà che contraddistingue il passato dei sopravvissuti alla prigionia, Patti non solo scoprirà lo scioccante segreto che ha condizionato la vita di suo marito, ma anche che il responsabile è ancora vivo...
  • Durata: 116'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA PLUS, ARRIRAW (2.8K)/(2K), 35 MM/D-CINEMA
  • Tratto da: romanzo autobiografico omonimo di Eric Lomax (ed. Vallardi)
  • Produzione: ARCHER STREET PRODUCTIONS, LATITUDE MEDIA, LIONSGATE, PICTURES IN PARADISE
  • Distribuzione: KOCH MEDIA (2014)
  • Data uscita 11 Settembre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandro De Simone

Thailandia, 1942: Eric è un soldato britannico fatto prigioniero dall’esercito giapponese e messo a costruire la ferrovia che porterà gli approvvigionamenti alle truppe del Sol Levante. Durante la prigionia il giovane subirà torture di ogni genere che si porterà dietro anche da civile, minando l’unione con la moglie Patti. Potrà essere la vendetta l’unica cura?

Ci sono film che, nonostante le buone intenzioni, l’impianto classico che è sempre una sicurezza e un cast di prim’ordine, nascono inesorabilmente vecchi. Le due vie del destino è uno di questi. A metà strada tra Il ponte sul fiume Kwai e Furyo, il film manca del tocco che avrebbero dato David Lean e Nagisa Oshima e che certamente l’australiano Jonathan Teplitzky non riesce a infondere.

Tratto dalla vera storia di Eric Lomax, il cui romanzo omonimo è disponibile anche in libreria edito da Vallauri, The Railway Man, questo il titolo originale, soffre soprattutto di una certa indecisione narrativa, sospeso tra doloroso dramma esistenziale e cupa sadica vendetta. Poco possono Colin Firth, decisamente poco convinto nonostante la sempre impeccabile professionalità, e la Kidman, la cui involuzione è ormai completa. Nicole (Full of) Grace.

CRITICA

"Sentimenti primari in match secondo le linee del libro biografico di guerra e pace di Lomax (Vallardi) ridotto nel film d'attesa su redenzione e perdono. Ping pong temporale e cotta tra Firth sempre bravo e la Kidman cui spetta il non facile compito rieducativo." (Maurizio Porro, ' Il Corriere della Sera', 11 settembre 2014)

"Lo stesso episodio storico è al centro di un classico del cinema, 'Il ponte sul fiume Kwai' di David Lean. Se di omaggio si tratta, però, è deludente. Un film accademico, troppo appoggiato sulle emozioni per emozionare, dal finale sentimentale assai prevedibile. E che patisce di una netta sproporzione tra le scene al passato, drammatiche e visivamente più forti, e quelle al presente." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 11 settembre 2014)

"In «Le due vie del destino» («The Railway Man») Firth e Kidman non trovano l'alchimia sentimentale richiesta e questo vizio di casting rende lo sviluppo romanzesco, già di per sé liso, particolarmente inerte. Peccato (...). Il fatto che l'andirivieni tra il freudiano e l'antimilitarista e il passato e il presente sia tratto dal libro autobiografico di Eric Lomax non basta a conferire né ai flashback sadico-concentrazionari (...) né al duello coniugale un calore al di sopra della leccata routine letteraria." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 11 settembre 2014)

"Eric Lomax (alla cui autobiografia il film si ispira) è ancora straziato dai fantasmi di un'atroce esperienza di guerra. Rievocandola, 'Le due vie del destino' passa (sempre nel nome di David Lean) da 'Breve incontro' a 'Il ponte sul fiume Kwai' in versione drammatizzata. (...) Coadiuvato da validi collaboratori, l'australiano Jonathan Teplitzky mostra buona sensibilità di regia; Colin Firth eccelle nell'interiorizzato registro di interpretazione suo congeniale, la Kidman sta bene in parte, almeno finché il copione glielo consente. Tuttavia il meccanismo dei continui andirivieni fra passato e presente, con relativo cambio di attore (Jeremy Irvine) per Lomax giovane, non fa che appiattire la carica emozionale della già manieristica pellicola." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 11 settembre 2014)

"Mamma mia, che fumettone. Forse piacerà alle signore, nonostante qualche violenza di troppo. (...) Colin Firth e Nicole Kidman stanno in scena mezzo film; l'altra metà è riservata ai flashback con attori più giovani e botte da orbi. Mah."(Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 11 settembre 2014)

"Piacerà a chi considera Firth uno dei migliori attori del mondo e gradirà certo vederlo alla prese con un personaggio per il quale sembra nato (l'uomo giusto che soffre ingiustamente). E ai cinephiles che giubilano per i riferimenti ai classici (...)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 settembre 2014)
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