Le due verità

ITALIA - 1951
Il giovanissimo Lut Loris è accusato d'aver ucciso la sua amante Maria Luce: egli le avrebbe sparato un colpo di pistola, facendola cadere sotto le ruote del tram, che l'ha stritolata. Sul cadavere ridotto in pietose condizioni, non si trova alcuna traccia d'una ferita di pistola: l'imputato, che sembra in preda a suggestione ipnotica, non risponde alle domande, non pronuncia una parola. Secondo il Procuratore Generale, Loris, malgrado la sua giovane età, è profondamente corrotto: egli ha sedotto l'ingenua Maria Luce e poi l'ha uccisa brutalmente. Il PG domanda per lui l'ergastolo. La difesa d'ufficio si limita ad invocare la clemenza dei giudici. Mentre la Corte sta per ritirarsi, si sente una sghignazzata: il disturbatore è una specie di mendicante nel quale il Presidente riconosce un avvocato radiato dall'albo. Interrogato dal Presidente, l'ex avvocato rievoca la morte di Maria Luce e fondandosi su particolari esatti, sfuggiti all'accusa, l'attribuisce ad un disgraziato accidente. Partendo così dalla fattispecie, l'improvvisato difensore rifà in modo del tutto diverso la storia dei rapporti tra gli amanti, presentando Loris come un giovane ingenuo e dabbene, vittima d'una ragazza precocemente corrotta e venale. Quando il Presidente esorta ancora una volta l'imputato a parlare, questi reclina il capo sul braccio: è morto.

CAST

NOTE

-REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1999
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