Le dolci signore

ITALIA - 1967
Le dolci signore
Esmeralda, non volendo restare sola nella sua villa di campagna con un dipendente del marito per cui prova attrazione, si reca a Roma per incontrarsi con le amiche di un tempo: Luisa, Paola e Anna. Al suo rientro a casa, viene informata dal marito che egli dovrà partire nuovamente e che il suo dipendente potrà farle compagnia in sua vece. Luisa ha una relazione extraconiugale e alcuni balordi la minacciano del fatto che, se non sborserà un'ingente somma di denaro, suo marito ne sarà informato al più presto. Il marito, però, ha anche lui qualcosa da nascondere. Paola, dal canto suo, si esibisce in uno spogliarello durante una festa di beneficenza e suo marito, prima si infuria, ma poi, avendone intuite le possibilità di guadagno, la spinge a farlo diventare un lavoro. Anna infine soffre di incubi notturni: sogna, appena si addormenta, un uomo che vuole violentarla. Per far cessare il disturbo, il neurologo le suggerisce di avere un incontro intimo con l'uomo che le aveva causato l'angoscia. La "terapia" sortisce il suo effetto e Anna potrà dormire sonni tranquilli.
  • Durata: 116'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: CINEMASCOPE COLORE EASTMANCOLOR
  • Produzione: GIANNI HECHT LUCARI PER DOCUMENTO FILM
  • Distribuzione: PARAMOUNT - DOCUMENTO FILM

NOTE

- REVISIONE MINSITERO OTTOBRE 1998 - SPECIALE PER LA TV.

CRITICA

"Quattro splendidi esemplari femminili [...] sono riuniti per un'operazione finanziaria che sembra sufficientemente fruttuosa [...]: la "critica alla società" affonda in pieno nella famosa prospettiva del letto. Si tratta quindi, questa volta, per Zampa; di 'anni morbidi' sapientemente conditi con una spruzzatina di antifemminismo per andare incontro alla tradizionale mentalità del maschio italiano che, nello stesso momento in cui desidera, in cuor suo disprezza l'oggetto di quel desiderio (abile mossa dei realizzatori, o profondo loro convincimento?)". (G. Corbucci, "Cinema Nuovo", 189, settembre/ottobre 1967).

"Raccontando quattro storie che si svolgono sullo stesso binario, il film è soggetto alla tipica dispersione che un tal genere di narrazione comporta. Con un tono da commedia brillante - nonostante il proposito di svolgere una specifica tematica - il film scade sovente al livello della macchietta e del bozzetto che non sono la parte accessoria, ma quella preponderante dello spettacolo. La regia rivela un sicuro mestiere e alcune caratterizzazioni risultano apprezzabili". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 63, 1968).
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